30 – Manette Spezzate

13 YARTMONT

Il fiume Volaga scorreva impetuoso sotto la caligine dell'imbrunire, mugghiando come una belva ferita contro le sponde fangose. Presso l'approdo desolato del Traghetto di Misha, l'aria era ancora intrisa del fumo acre della recente battaglia e dell'odore metallico del sangue. Sul ponte di legno della chiatta da trasporto, sbloccata dal coraggio di Seebo che si era immerso nelle correnti torbide del fiume per disincagliare le catene sommerse, le sagome dei venticinque splendidi stalloni bianchi dei Sukiskyn si stagliavano nervose contro il cielo color ardesia.
L'intero giorno era stato consumato in un faticoso e metodico lavoro di trasbordo. Con le braccia muscolose tese fino al limite, Souane aveva governato con pugno di ferro il pesante timone lungo il cavo guida, mentre Stephan, ancora debole e segnato al petto dalla profonda ferita di freccia sanata solo dai prodigi divini della dea Petra per mezzo dell'intercessione di Keruin, si era speso senza sosta per placare gli animi dei nobili animali. Viaggio dopo viaggio, a gruppi di quattro e cinque capi alla volta, la preziosa mandria destinata agli elfi di Rifllian era stata condotta in salvo sulla sponda settentrionale del fiume.
All'imbrunire, con le bestie finalmente messe al sicuro tra le fronde della riva, la compagnia si era radunata accampandosi anch'essa vicino ai cavalli. I corpi degli assassini caduti nell'imboscata, ognuno marchiato sulla spalla dal sinistro tatuaggio di una coppia di manette, erano stati perquisiti ed esaminati. L'esecuzione del viscido scriba, sorpreso da Souane grazie al potere dello Spadone del Minotauro mentre questo tentava di strisciare invisibile nell'oscurità della notte, stava facendo emergere una cupa realtà: la ragnatela degli schiavisti andava ben oltre le scorrerie dei goblin della Foresta Dymrak.
«Maledetti schifosi,» aveva brontolato minacciosamente Souane, pulendo la mantellina di cuoio imbrattata. «Che siano mercenari del Barone Kelvin o sgherri dei Cavalieri di Andreas, pagheranno con il ferro ogni goccia di sangue versata».
Mentre Keruin intonava le sue sommesse orazioni alla Dea Petra affinché purificasse la terra sconsacrata dal tradimento, Seebo si era appartato e sotto la fioca luce di una lanterna ad olio sfogliava con cura le pagine del suo pesante grimorio arcano. I suoi occhi acuti e curiosi ripassavano i complessi diagrammi geometrici delle magie d'assalto e d'occultamento: le trame illusorie della Sfera di Invisibilità, i vettori spaziali della Porta Dimensionale, le vibrazioni alchemiche del Raggio Rovente e le spaventose formulazioni dell' Allucinazione Mortale, destinate a spezzare la volontà dei loro nemici.
«La brughiera che ci attende a nord non perdona gli incauti,» aveva mormorato Seebo, aggiustandosi sopra la testa il magico Cappello del Camuffamento che gli era stato donato dalla Regina Veralya. «Domani la nostra magia dovrà essere affilata quanto lo stocco di Conner».
I tre turni di guardia notturna si erano susseguiti con rigida disciplina militare: il primo affidato alla vigilanza affilata di Conner e di Souane; il secondo a Keruin e Hirohito, il monaco che vegliava silenzioso avvolto nelle sue vesti bianche e con il volto celato dietro la maschera; il terzo ed ultimo spettato a Seebo e Stephan prima del sorgere del sole. La notte sul Volaga trascorse nell'oscurità indisturbata, rotta soltanto dal lontano ruggito delle acque in piena.

14 YARTMONT

L'alba del quattordici Yartmont si levò in un abbraccio di gelo e caligine. Un cielo plumbeo gravava sulle terre di Karameikos e una nebbia fitta, spessa come vello di lana non filata, s'era sollevata dalle rive del fiume, riducendo il campo visivo a non più di una decina di metri.
La compagnia si mise in marcia puntando verso nord-ovest, lungo la traccia battuta che attraversava la cupa Brughiera Senza Nome per condurre al Traghetto degli Gnomi sul fiume Shutturga. La formazione di scorta era impeccabile: Stephan cavalcava lungo i fianchi della colonna per tenere unita la mandria divisa in blocchi ordinati; Souane e l'agile Conner aprivano la strada in avanguardia; Keruin avanzava solido in retroguardia; mentre Seebo e Maestro Hirohito vigilavano sui lati.
A due ore dalla partenza, allontanandosi con prudenza dalla valle del Volaga, la nebbia cominciò lentamente a sollevarsi e a diradarsi. Il paesaggio era mutato drasticamente: si erano lasciati alle spalle finalmente il fitto della Foresta Dymrak per ritrovarsi in una distesa brulla e sconfinata, punteggiata da aree acquitrinose e brughiere d'erba.
Fu allora che Conner e Souane, con i loro sensi affilati, scorsero ad oriente dei movimenti. Lungo un crinale erboso non molto distante, una manciata di cavalli galoppava in libertà contro il profilo del cielo.
«Vedete là?» esclamò l'halfling attirando l'attenzione dei compagni indicando con la piccola mano guantata. «Cavalli liberi o una pattuglia di predoni?».
Mezz'ora più tardi, la risposta giunse dal cuore stesso della brughiera. Da est emerse una figura imponente, il cui passo cadenzato faceva tremare leggermente il terreno erboso. Era il maestoso centauro Loshad, il leggendario Uomo Cavallo che avevano cercato e avuto modo di conoscere qualche settimana prima. Ad accompagnarlo, con il crine al vento, vi erano tre magnifici stalloni dal manto nero corvino, lucidi come ossidiana.
«Salute a voi, avventurieri,» risuonò la voce profonda e antica del centauro, mentre arrestava la sua corsa a breve distanza.
«Salute a te, Loshad,» rispose Seebo, avanzando di qualche passo e avvertendo nell'animo l'eco indistinto del misterioso e antico Menhir a cui si era legato spiritualmente nelle settimane passate e a cui intimamente sapeva essere legato anche la mitica creatura che avevano davanti. «Non ci aspettavamo di incontrarti così a nord del fiume» disse lo gnomo.
Loshad piegò il capo nobile, i cui occhi saggi ed intelligenti parvero valutare ogni membro della compagnia. «Se ho varcato le acque del Volaga è per una causa amara. A poca distanza da questo luogo, verso est, un manipolo di uomini crudeli e malvagi ha eretto un accampamento fortificato tra le rocce e gli alberi».
La voce del centauro si indurì, vibrante di trattenuta indignazione: «Questi uomini si sono alleati ai goblin dalla pelle gialla della tribù Pfaz-Plak. Maltrattano i miei fratelli cavalli e mantengono ridotti in catene spietate decine di prigionieri umani e semi-umani».
A quella menzione, Souane strinse le dita attorno all'elsa dello spadone. «Manette e goblin dalla pelle gialla... sono gli stessi vermi che abbiamo abbattuto a Xitaqa e al traghetto!».
«Loshad,» s'intromise Keruin, «Noi estirperemo questo covo di schiavisti, ma abbiamo questa mandria di stalloni bianchi da proteggere e condurre dagli elfi al villaggio di Rifllian».
Il centauro compì un cenno solenne con il capo: «Lasciate i cavalli con il loro allevatore qui con me e con i miei fratelli. Nessun brigante o belva oserà avvicinarsi. E quando avrete distrutto quel nido di vipere, io stesso vi scorterò verso nord fino alle vicinanze del Traghetto degli Gnomi».
Il patto d'onore era sigillato. Lasciati i cavalli e Stephan sotto la vigile custodia di Loshad, la compagnia volse i passi a nord-est, pronta a calare come un maglio d'acciaio sul covo nemico.
Un'ora di marcia sostenuta attraverso la brughiera bagnata dall'umidità del mattino condusse i cinque eroi nei pressi dell'obiettivo che gli era stato indicato. A circa ottocento metri di distanza, tra ammassi rocciosi e la fitta vegetazione di un piccolo boschetto , s'intravedeva il leggero fumo del fuoco dell'accampamento nemico.
Avanzando cautamente giunsero a duecentocinquanta metri dall'ingresso, segnato da due colossali rocce naturali che fungevano da sbarramento e utilizzate come posto di guardia, e si arrestarono.
«Da qui in avanti si muove solo l'ombra,» sussurrò Seebo, estraendo una componente alchemica dalla bisaccia.
Lo gnomo incanalò il proprio potere arcano, intrecciando le dita nell'aria: la trama della Sfera di Invisibilità si espanse istantaneamente, avvolgendo l'intera squadra in una bolla trasparente di tre metri di raggio. Subito dopo, Keruin invocò il potere divino della sua Dea e toccò un piccolo sasso levigato: un'aura di Silenzio assoluto, capace di soffocare ogni rumore nel raggio di sei metri, circondò gli avventurieri.
Senza potersi scambiare una parola, la squadra si affidò a un collaudato codice di segnali manuali per coordinare il passo. Avanzando in una corsa rapida e fluida, i cinque eroi sfilarono tra le due imponenti rocce d'ingresso. Passarono a meno di un metro dalle due sentinelle umane poste di vedetta: i briganti, pur guardando nella loro direzione, non videro né udirono nulla, ignari che la morte stessa stesse varcando la loro soglia.
Penetrati all'interno del covo, la topografia dell'accampamento si rivelò chiaramente ai loro occhi. Un recinto improvvisato sulla sinistra custodiva circa una ventina di cavalli catturati e spaventati, mentre al centro della radura, brutalmente legati con catene a paletti di legno conficcati nel terreno, giacevano altrettanti prigionieri - tra uomini, donne e persino goblin - debilitati e ridotti in stato di apatia. Otto tende di squadriglia ospitavano il resto del presidio. Attorno al fuoco principale troneggiavano i leader del covo: un imponente Bugbear alto più di due metri, protetto da una pesante maglia di ferro e armato di un letale mazzafrusto doppio; un uomo abbigliato con delle vesti scure che coprivano una pesante armatura metallica; e alcuni guerrieri umani recanti il tatuaggio delle manette insieme a goblinoidi Zanna Gialla.
Keruin sfiorò la spalla di Hirohito invocando, attraverso l'uso della magica Verga del Silenzio, la magia della Forza del Toro: invisibile al resto del mondo i muscoli del monaco si tesero e si gonfiarono di una potenza spaventosa sotto la veste candida. Contemporaneamente, Seebo si allontanò quel tanto che bastava per uscire dall'area del silenzio che li circondava e liberò l'incantesimo Velocità sull'intero gruppo: un'ondata di energia crepitante infuse agilità e riflessi fulminei in ciascun avventuriero.
Con le armi sguainate e il sangue caldo nelle vene, la compagnia si mosse rapidamente all'unisono appostandosi alle spalle dei capi nemici. Il silenzio era completo; la sorpresa, totale.
L'invisibilità cadde nell'istante esatto in cui Souane fece balenare lo Spadone del Minotauro sopra la propria testa.
Con un ruggito primordiale che esplose nel momento stesso in cui il gruppo uscì dal cono del silenzio magico, la barbara abbatté la pesante lama sulla spalla del Bugbear. Sfruttando la magica forza che gli conferivano i Guanti del Potere Orchesco e l'odio atavico per le razze goblinoidi, l'acciaio dello spadone squarciò la cotta di maglia, affondando profondamente nelle carni della fiera e infliggendole subito un colpo devastante che la fece barcollare ruggendo di dolore.
Nello stesso battito di ciglia Conner balzò dall'ombra come una pantera: il suo stocco perfetto penetrò sotto l'ascella di una guardia umana, recidendo un'arteria vitale in un furtivo attacco da manuale. Maestro Hirohito, muovendosi ad una velocità prodigiosa, piombò su un secondo guerriero: una raffica di tre pugni devastanti colpì la mascella e il costato del nemico con il suono secco di ossa infrante, stordendolo e facendolo crollare al suolo.
L'imponente Bugbear, rabbioso e sanguinante, tentò una manovra disperata. Con una perizia da veterano, afferrò il suo mazzafrusto doppio facendo roteare la catena con un colpo di leva e riuscendo a far sbalzare lo spadone dalle mani di Souane. Ma la barbara traladariana non arretrò di un passo: senza perdere la concentrazione in una frazione di secondo sguainò la sua seconda spada e continuò ad incalzare il mostro con fendenti spietati e continui.
Dalle tende sbucarono guerrieri assonnati e goblin Zanna Gialla, attirati dalle grida della battaglia. Seebo non concesse loro il tempo di organizzare la linea difensiva.
Invocando il potere supremo delle sue illusioni, lo gnomo puntò il dito contro l'uomo vestito di scuro che si era rivelato essere un sacerdote guerriero, e scagliò contro di lui una Allucinazione Mortale. Nella mente del sacerdote si materializzò un orrore indicibile, una visione infernale di fiamme e demoni strappati dagli abissi di Orcus. Il malvagio sacerdote sgranò gli occhi nel terrore più puro, portandosi le mani alla testa; il suo cuore non resse alla devastazione dello shock psicologico e crollò morto nel fango senza che una singola lama l'avesse toccato.
Subito dopo, Seebo si voltò e fece scaturire dalle proprie dita due Raggi Roventi, sfiorando il tessuto di una tenda ed incenerendo un guerriero che dietro di esso stava per incoccare il proprio arco.
Nel frattempo, Keruin, avvolto dalla luce dorata del Potere Divino della Dea Petra, s'era fatto largo a colpi di mazza pesante, frantumando scudi ed elmi delle sentinelle che si univano al combattimento. Hirohito, muovendosi a intermittenza con l'ausilio del potere del suo anello magico, atterrava con calci volanti e prese marziali chiunque cercasse di avvicinarsi ai prigionieri.
Sotto la furia combinata e la perfetta sincronia tattica degli avventurieri, l'accampamento degli schiavisti venne purificato e sterminato nel giro di pochi minuti.
Quando anche l'ultimo dei carcerieri cadde privo di vita, il silenzio ritornò sulla brughiera.
Keruin e Conner si affrettarono verso i paletti di legno dove giacevano i prigionieri. Utilizzando il pesante mazzo di chiavi sottratto dal cinturone del Bugbear, i due aprirono le catene e le manette di ferro che stringevano i polsi delle vittime.
Un grido soffocato spezzò l'aria. Souane, correndo verso una delle prigioniere più deboli e ridotta in stracci, cadde in ginocchio: tra le donne liberate vi era Irina, una delle sue sorelle scomparse.
«Irina! Per la Dea, sei viva!» esclamò la barbara, stringendo la sorella tra le braccia possenti con un'emozione che le rigava il volto di lacrime.
Irina, debole, malconcia e con lo sguardo velato da una strana apatia, ricambiò l'abbraccio a stento. «Souane... sei venuta...» sussurrò con voce tremante. «Ma Katrina... Katrina non è più qui. È stata portata via mesi fa ... ma non so dove...».
Mentre Souane confortava la sorella, Seebo si avvicinò ai prigionieri esaminando con attenzione la borsa dei componenti recuperata sul corpo del chierico ucciso dall'illusione.
Lo gnomo alchimista annusò alcune polveri grigie ed estratti di erbe sconosciute. Il suo intuito acuto gli rivelò la tremenda verità: «Questa non è una semplice mistura,» dichiarò rivolto ai compagni con gravità. «È una droga alchemica tossica somministrata sistematicamente nei pasti dei prigionieri. Annulla la volontà, rende le persone docili e apatiche e crea una tremenda dipendenza fisica. È così che gli schiavisti riescono a condurre intere carovane di uomini e donne senza temere rivolte».
Poi, interrogando nella lingua dei goblin gli otto piccoli umanoidi legati tra i prigionieri, Seebo scoprì che questi appartenevano ai resti della tribù dei Lama Rossa, catturati ed asserviti dai Zanna Gialla dopo la caduta del loro Re a Sukiskyn.
Nel frattempo, Conner e Keruin completarono l'ispezione dei corpi dei capi nemici, recuperando un vero e proprio armamentario: numerose armature di maglia, scudi, spade e archi di eccezionale fattura. Monete d'Oro e d'Argento dai borselli delle guardie. Ma in particolare individuarono, grazie alla magia di Seebo, una Corazza di Maglia Magica, un paio di Guanti del Potere Orchesco, un Mantello di Protezione , un Amuleto magico e un ricco astuccio di pergamene divine che erano indossati dal Bugbear e dal chierico. Chierico di cui però non riuscirono a riconoscere a quale esotica divinità era seguace. Non apparteneva a nessuna divinità conosciuta nelle terre del Granducato ; vecchie e nuove.
L'attenzione dello gnomo e dell'halfling fu però catturata da un oggetto singolare trovato tra i possedimenti del sacerdote nemico: un cilindro di ferro a otto ghiere rotanti inciso con caratteri alfabetici, noto come Cryptex.
Conner accostò il suo Monocolo dell'Individuazione alla fessura delle ghiere esaminando molto velocemente i delicati meccanismi interni, insieme allo gnomo.
«Attento, Seebo!» lo mise in guardia l'halfling. «Questo cilindro è protetto da una trappola magico-alchemica ad acido. Qualsiasi tentativo di forzatura meccanica o l'inserimento di una combinazione errata spezzerà una fiala interna di acido corrosivo, distruggendo la pergamena custodita al suo interno e investendo chiunque si trovi a portata!».
«Allora lo conserveremo con cura,» sentenziò lo gnomo, riponendo delicatamente il Cryptex. «Decifreremo il suo segreto appena ne avremo il tempo».
Con i prigionieri affrancati e rianimati, la compagnia si doveva riorganizzare. Avrebbero dovuto portare via quegli uomini, donne e cavalli appena liberati innanzitutto ricongiungendosi a Loshad e a Stephan con i suoi venticinque stalloni bianchi, e poi decidere del loro destino.

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