23 – Le Rovine di Xitaqa
GIORNO 26 FLAURMONT
La compagnia, composta da sette anime temprate da settimane di peripezie nella Foresta Dymrak, marciava incessantemente mentre il vento del nord, che scendeva dalle montagne Altan Tepe, faceva ondeggiare selvaggiamente l'erba dell'ampia prateria che stavano attraversando. Stavano seguendo le indicazioni ricevute da Loshad l'Uomo Cavallo, la cui conoscenza li aveva indirizzati verso Nord nel cuore di territori a loro sconosciuti alla ricerca della città perduta di Xitaqa, dove secondo il racconto della vecchia Babushka credevano fosse tenuto prigioniero Stephan di Sùkiskyn. Il giorno si era ormai spento tingendo il cielo di un viola profondo e il gruppo giunse infine in vista del Fiume Volaga. Le sue acque gonfie e torbide per la primavera in corso scorrevano con una possanza che intimidiva. Keruin si attardò a perquisire i loro magri averi assicurandosi che le razioni fossero sufficienti. «Siamo otto bocche da sfamare, contando il lupo di Vòran e il nano qui presente» mormorò il sacerdote di Petra battendo la tozza mano sulla testa della sua mazza da guerra. «Per fortuna la caccia di Vòran e Souane ha fruttato e assieme al Cucchiaio Magico che ci ha donato la Regina Veralya possiamo risparmiare un giorno intero di scorte di cibo. Ma se proseguiamo così, dovremo fare attenzione a ogni morso». Il ranger traladariàno annuì all'avvertimento del nano, ma i suoi occhi scuri scrutavano l'orizzonte. «Domani non pioverà. Il giorno sarà sereno ma l'alba rischia di portare con se una nebbia fitta» disse con sicura precisione. Mentre il buio ormai calava, la compagnia cercò un luogo per il riposo. Conner suggerì: «Non rischiamo di accamparci in mezzo alla prateria... Liziano, usiamo la magia... un posto in alto dove eventuali bestie non ci trovino». Il mago thyatiano acconsentì, concentrando il suo potere per evocare l'incantesimo del Trucco della Corda. La corda che Liziano prese dal suo equipaggiamento, magicamente si sollevò diritta, ferma ed immobile nell'aria; uno dopo l'altro gli avventurieri si arrampicarono su di essa, al termine del quale si trovava uno spazio sicuro, una sacca dimensionale dove avrebbero trovato riposo nascosti agli occhi del mondo. A turno si misero di guardia, mentre i compagni si ritiravano per un sonno necessario, dopo la lunga camminata della giornata......
GIORNO 27 FLAURMONT

Attraversando il Volaga
L'alba del nuovo giorno non portò luce ma, come preannunciato da Vòran la sera prima, una coltre di nebbia così fitta che il mondo esterno sembrava essere svanito. «Tutte ore che perdiamo qui!» si lamentò Souane, la sua impazienza quasi fisica mentre si stringeva attorno al suo possente spadone. «Pazienza, Souane. Muoversi in questo cieco abbraccio di nebbia ci farebbe solo smarrire la via tracciata da Loshad» rispose Vòran con calma. Al gruppo non rimase che attendere impaziente. Infine un vento caldo da sud iniziò a spirare e la nebbia, come un drappo sollevato da mani invisibili, si alzò rapidamente. Il fiume Volaga si rivelò in tutta la sua possanza: largo, in piena, un vero ostacolo. Keruin osservò il fiume. «È guadabile in questo punto, come ha detto l'Uomo Cavallo» iniziò dicendo «ma la corrente è forte. Dovremo legarci l'un l'altro se non vogliamo perdere nessuno in questa furia d’acqua». Il gruppo si spogliò delle armature, che vennero fissate agli zaini, mentre Liziano, osservando l'acqua turbinante, vide l'occasione per sfruttare la sua abilità arcana. Con un gesto rapido della mano, richiamò il potere della sua magia lanciando l'ormai collaudato incantesimo di Ingrandire su Souane. Un'energia scintillante avvolse la barbara, che già di notevole possanza, crebbe oltre misura. Il fiume, che prima le superava la vita, ora le toccava appena le ginocchia. «Bene, adesso la corrente mi farà il solletico» gridò Souane con un sorriso feroce posizionandosi in testa alla fila per affrontare l'acqua. Legati da una corda di seta robusta, la barbara traladariana iniziò l'attraversamento, flettendo i muscoli e piantando bene i piedi tra le rocce affioranti. La corrente le spingeva contro, ma con la sua forza e la sua stazza potenziate era inarrestabile, trascinando dietro di sé l'intera compagnia.
Ma Proprio mentre raggiungevano l'altra sponda, avvenne l'incidente. Chesnòk, il lupo di Vòran, che aveva tentato di seguire il padrone nell'acqua, fu sorpreso da un’onda particolarmente violenta e fu trascinato via. «Chesnòk!» gridò il ranger con voce strozzata. Il lupo provò a nuotare per raggiungere il suo padrone, ma la corrente era troppo forte e venne portato via a valle. «Non è annegato, Vòran. È stato solo trascinato via. Ci raggiungerà. Un lupo è forte, lo sai» lo consolò Keruin mentre tutti uscivano dall'acqua bagnati fradici ma salvi sulla sponda settentrionale del fiume. Una volta attraversato il Volaga e indossate nuovamente le armature, il gruppo si incamminò tra le colline boscose a nord. Vòran, sempre vigile, non appena l'incantesimo di Liziano si dissolse su Souane, si pose in avanguardia. E fu il ranger a dare l'allarme. "Otto cavalieri!" avvertì i compagni "Stanno arrivando al galoppo... sono a circa duecento metri: veloci e armati leggeri!». La notizia era inattesa. Non erano goblin, né non-morti, ma uomini armati. «Mettiamoci in formazione! Presto!» incitò Liziano. Mentre i cavalieri dimezzavano la distanza, il mago thyatiano evocò rapidamente la magia di una Immagine Speculare circondandosi così di quattro immagini evanescenti di se stesso a confondere i nemici. Keruin nel frattempo sollevò la sua mazza pregando Petra per la forza e la difesa, e il suo corpo fu avvolto da una luce benefica e protettiva: uno Scudo della Fede. I cavalieri non esitarono, scagliando frecce verso gli avventurieri non appena si trovarono a tiro. Una freccia sibilò, sfiorando l'immagine di Liziano e piantandosi nella spalla di Seebo. Un'altra centrò il robusto Keruin che imprecò a bassa voce. «Ci stanno caricando!» gridò Souane, la sua mano stringeva il possente spadone desiderosa di battaglia. «Fanno sul serio!» urlò Conner che si era nel frattempo riparato dietro un cumulo di terra. Seebo, stizzito dall'essere stato ferito, decise di agire subito. Concentrò l'energia arcana lanciando un Dardo Incantato.
Tre dardi di energia pura comparvero sopra la testa dello gnomo illusionista che indicò uno dei cavalieri in corsa. I tre dardi sibilarono nell'aria colpendolo: l'uomo cadde morto dal cavallo. Liziano, la cui mente tattica analizzava ogni dettaglio, individuò immediatamente il leader. L'uomo indossava un giaco di maglia, non il cuoio semplice vestito dagli altri, ed era posizionato in testa al gruppo. «Quello è il capo!» esclamò il mago, puntando il dito e incanalando su di esso un Raggio Rovente. Un fascio di luce scarlatta colpì il cavaliere, infliggendogli gravi ustioni. Il capo barcollò, ma riuscì a rimanere in sella. La morte improvvisa di uno degli uomini e la ferita grave del loro capo destabilizzarono il morale dei cavalieri. Sorpresi e spaventati dalla potenza della magia scatenata, invece di continuare a galoppare verso gli avventurieri, voltarono le loro cavalcature. «Stanno girando, scappano!» gridò Vòran. «Non scapperanno!» sibilò Seebo irritato dall'idea di essere stato ferito dalle frecce di quegli uomini e soprattutto dalla possibilità che avrebbero potuto avvertire altri nemici. Rapidamente giunse ad una conclusione spietata: doveva distruggerli subito. Invocò l'incantesimo più devastante a sua disposizione: Palla di Fuoco. Con gesti sicuri e decisi, una piccola palla incandescente scaturì dalle sue piccole mani attraversando rapidamente le decine di metri che li separavano, piombando con precisione in mezzo al gruppo di cavalieri. Il fuoco si espanse in un lampo rosso e arancione, avvolgendo gli uomini a cavallo in un'onda di calore terrificante. Si udirono grida e nitriti agghiaccianti; l'odore acre di carne bruciata e criniere incenerite riempì l'aria. Quando la fiammata si estinse sette uomini con i loro cavalli giacevano al suolo. La compagnia si avvicinò cautamente ai corpi carbonizzati mentre Vòran, dimostrando il suo amore per gli animali, si concentrò sull'unico cavallo sopravvissuto che, invece di fuggire, si era fermato poco distante. Usando la sua empatia selvatica parlò piano e dolcemente all'animale terrorizzato, riuscendo a calmarlo e ad ammansirlo. Nel frattempo, Souane e Seebo iniziarono a perquisire i caduti. La giovane barbara, esaminando il corpo di uno degli uomini bruciati rabbrividì. «Guarda qui; ai polsi e alle caviglie...».
L'uomo non aveva semplicemente le ossa rovinate dal fuoco ma aveva i polsi e le caviglie lacerati, segnati da anni di costrizione. Su tutti i corpi, eccetto quello del capo, erano visibili quelle vecchie ferite. Ma tutti, dietro alla spalla sinistra, avevano tatuato anche una coppia di manette. Settimane prima avevano avuto già modo di notare quel tatuaggio e quel tipo di ferite; sugli uomini che li avevano assaltati, sempre lungo il fiume Volaga, prima che raggiungessero l'approdo al Traghetto di Misha. «Erano schiavi o forse liberti di recente liberazione» mormorò Vòran guardando i corpi degli uomini morti. «I segni delle catene sono ovunque; forse erano uomini costretti alla guerra». Solo il capo, l'uomo che indossava il giaco di maglia, non portava i segni della schiavitù. «Questo non era uno schiavo; era il loro carceriere o il loro capo» sentenziò Senshu. «Qualunque cosa fossero, erano diretti o provenivano da Xitaqa. E non erano nostri amici» speculò Seebo soddisfatto al contempo di aver eliminato la minaccia. Il viaggio riprese, guidato dalle abilità di sopravvivenza di Vòran e Souane.
Dopo circa un'ora di marcia il bosco si diradò rivelando un paesaggio di colline spezzate da profonde gole. In lontananza, su un'altura rocciosa, svettava la sommità di una grossa Torre spezzata. «Questa deve essere Xitaqa» disse Vòran riconoscendo il luogo descritto loro da Loshad. Il ranger si mise immediatamente a cercare tracce confermando il passaggio recente di cavalli, di umani, goblin e persino di lupi. «Non possiamo semplicemente entrare... non sappiamo cosa ci aspetta là dentro» iniziò dicendo Keruin. «Meglio osservare eventuali movimenti. Seebo, è il momento di utilizzare le tue arti magiche». Lo gnomo mago annuì e con gesti rituali, lanciò su sé stesso gli incantesimi di Volare e Invisibilità, sollevandosi silenziosamente nell'aria. Dall'alto, la città perduta si rivelò nella sua interezza; era un vasto complesso di un centinaio di costruzioni in pietra incastonate nelle pareti rocciose di un canyon tortuoso, simile per morfologia alla tana dei Lupi Mannari che avevano assaltato solo qualche giorno prima. Al centro del canyon, un ampio spiazzo ospitava la base della Torre spezzata. Seppur mutilata, aveva una struttura imponente e una grande scalinata che portava a tre portoni metallici, di cui solo quello centrale era aperto. L'ingresso era pattugliato da quattro Hobgoblin armati di spade e scudi. Seebo decise di avvicinarsi all'ingresso centrale, sfruttando la sua invisibilità. Calando silenzioso dall'alto superò le guardie Hobgoblin e si affacciò al portone centrale sbirciando all'interno dell'edificio. Poté osservare una sala vasta dalle pareti rivestite di marmi antichi e decadenti, con un pavimento a mosaico rovinato dal tempo. Due enormi statue dalle fattezze umanoidi, con teste di lupo o di cane, sorvegliavano i lati. Non vide nessuno all'interno, ma si accorse che uno degli hobgoblin di guardia aveva alzato lo sguardo e sembrava fissare il punto in cui lo gnomo si trovava. Quell'attenzione improvvisa indusse il mago a ritirarsi in fretta. Ripreso quota, Seebo continuò l'osservazione dall'alto; vide pattuglie di goblin muoversi all'interno del canyon, accompagnati da grosse scimmie usate per i lavori pesanti. I goblin sembravano impegnati in normali attività di una "città umanoide", sporca e violenta. In fine tornò dai compagni e riportò le sue scoperte: «La città deve ospitare centinaia di goblin, ma le guardie sembrano temere la luce del giorno e pattugliano solo le rovine. Non gli ingressi del canyon». Liziano annuì alle parole dello gnomo. «I goblin soffrono la luce del sole. La notte sarà il loro momento. Se vogliamo spiare i loro movimenti migliori dobbiamo osservarli di notte da un luogo elevato». La compagnia decise così di salire sui costoni rocciosi che circondavano il canyon. La salita fu ardua, ma Souane e Vòran li guidarono con la loro competenza nel muoversi nella natura selvaggia. Raggiunsero una cresta rocciosa, brulla e priva di vegetazione, da cui potevano osservare una parte della città sottostante. Il sole tramontò e l'attività nel canyon sotto di loro esplose. I fuochi si accesero ovunque. I goblin e le loro grosse scimmie uscirono dai loro ripari. I quattro hobgoblin di guardia alla torre erano intanto spariti, ritirati all'interno dell'edificio diroccato. Il vociare era intenso, suggerendo che la cinquantina di figure visibili dalla loro posizione fossero solo una frazione della popolazione totale. «È come un formicaio impazzito» mormorò Conner incuriosito e quasi affascinato da quella visuale.
Usarono nuovamente il Trucco della Corda, nascondendosi all'interno dello spazio extradimensionale prodotto dall'incantesimo, mentre Conner e Seebo rimanevano fuori per il primo turno di guardia appostati sul bordo del costone roccioso. Quella notte senza luna il buio era completo. Poco dopo Seebo sentì un fruscio d'aria anomalo, un suono che aveva già imparato a temere a Sùkiskyn. «Pipistrelli di quelli grossi!» sussurrò Seebo a Conner. Tre Pipistrelli Giganti piombarono su di loro. Quegli animali, temibili e scuri, attaccarono nel silenzio totale. Il primo attacco mancò Conner. Il secondo, invece, raggiunse Seebo. Lo gnomo sentì un morso doloroso e la linfa vitale lasciargli il corpo accompagnata da una sensazione di gelo. Gridò di dolore mentre il veleno, rapido e potente, iniziava a bloccare il movimento dei suoi muscoli facendolo cadere in uno stato di paralisi. Ma lo gnomo era diventato un mago esperto in quei mesi di avventura e, nonostante la paralisi imminente, non si fece sopraffare dal panico. Con un sussurro affrettato riuscì a lanciare un incantesimo dello Spruzzo Colorato.
Un cono di luce multicolore accecante e ondeggiante si sprigionò dalla sua piccola mano che investì i pipistrelli riuscendo a stordirne due. Conner, vedendo il compagno bloccato, senza paura balzò in avanti con il suo stocco pugnalando il pipistrello che aveva resistito alla magia dello gnomo, riuscendo ad ucciderlo e al tempo stesso ad urlare all'indirizzo dei compagni che si trovavano a riposare all'interno dello spazio extradimensionale del Trucco della Corda. Souane e Keruin si precipitarono fuori, vedendo Seebo in difficoltà. Ma assieme a Conner ebbero rapidamente la meglio sui due pipistrelli che erano rimasti storditi. Il turno di guardia dello gnomo e dell'halfling era quasi giunto a termine così i due si ritirarono direttamente all'interno dello spazio extradimensionale lasciando alla barbara traladariana e al nano sacerdote la prosecuzione della guardia. Credendo che la minaccia dei pipistrelli fosse terminata, Souane e Keruin continuarono ad osservare, dalla loro postazione sul costone roccioso, la città nel canyon. Ma solo un'ora dopo, dal buio, calò un nugolo di creature volanti: altri otto Pipistrelli Giganti attaccarono i due compagni. Solo Keruin riuscì a reagire prontamente alla minaccia grazie alla sua vista nanica che gli consentiva di vedere nel buio più totale. Buio che avevano scelto di mantenere, senza accendere una torcia o una lanterna, per non essere visti anche solo casualmente dai goblin che si trovavano giù nella città. Ma l'assalto fu rapido e brutale. I pipistrelli si avventarono su Keruin che non si tirò indietro; e invocando il potere della sua dea fece materializzare vicino a se un' Arma Spirituale; una mazza da guerra di puro spirito che librandosi nell'aria iniziò a colpire i nemici. In quell'oscurità notturna, Souane fu costretta a roteare a vuoto il suo spadone riuscendo a vedere solo ombre guizzanti attorno a se, ma il suo istinto selvaggio le garantì almeno di non essere facilmente colpita. Fu però Keruin a subire l'assalto più feroce. I morsi velenosi dei pipistrelli lo colpirono ripetutamente e nonostante la sua robusta tempra i suoi sensi iniziarono a vacillare. «Petra, illumina la nostra via!» invocò Keruin. Rapidamente la sua mazza si illuminò di una magica Luce, come una torcia fiammeggiante nel buio, che illuminò la scena del combattimento; prima che il nano non riuscì più a resistere e, con i muscoli che si andavano irrigidendo, cadere a terra paralizzato mentre i grandi pipistrelli si avventavano sopra di lui iniziando a succhiargli il sangue. «Non ti toccheranno!» tuonò Souane cedendo immediatamente alla sua indomita furia ora che grazie alla luce magica poteva chiaramente vedere i loro nemici. La sua forza e il suo spadone si mossero come un turbine di furia cieca che colpì i primi due pipistrelli che la circondavano, uccidendoli. La giovane barbara vide il suo compagno caduto a terra, con il volto cereo e completamente in balia dei pipistrelli. Però la Luce magica ancora brillava sulla mazza del nano infondendole la speranza che questo fosse ancora vivo. La vista di Keruin così vulnerabile alimentò la sua furia in modo terrificante. Il suo spadone si mosse in un lampo continuo concentrandosi sui pipistrelli che stavano ancora succhiando la vita dal corpo inerme del nano. In pochi istanti, uno dopo l'altro, tutti i pipistrelli furono abbattuti, cadendo morti attorno a lei. Il silenzio ritornò interrotto solo dal suo respiro affannoso. Liziano e Senshu, svegliati di soprassalto da Vòran che era riuscito a sentire dal suo sonno le grida di Keruin e Souane nel combattimento che stavano affrontando, si precipitarono fuori dal Trucco della Corda. «Keruin! Presto, è ferito gravemente!» gridò Senshu, il giovane nano guerriero. Liziano valutò subito la situazione. «Non possiamo curarlo qui fuori. Portiamolo dentro la Corda, subito!». Souane e Senshu sollevarono il corpo inerme di Keruin e lo portarono nello spazio extradimensionale. Lì, in quell'ambiente protetto, i compagni usarono le loro rudimentali abilità mediche per stabilizzare il nano. «Dobbiamo subito dargli una pozione di cura» insistette Liziano. Vòran estrasse una Pozione magica di Cura dal suo zaino, una risorsa preziosa in quel momento. L'avevano trovata sull'isola del Lago dei Sogni Perduti a seguito dello scontro con la Strega Morfyria. La somministrarono immediatamente a Keruin, e il liquido magico fece subito effetto salvandolo dal baratro della morte. Il nano riprese conoscenza, seppur debole, a causa del tanto sangue che gli era stato succhiato dai pipistrelli. «Petra, ho fallito... Ho fallito la guardia...» mormorò Keruin con voce flebile. «Se non fosse stato per te e per la luce della tua mazza... la tua fede vi ha salvato la vita!» lo rassicurò e confortò Liziano. La minaccia dei pipistrelli vampiri aveva rivelato la pericolosità di Xitaqa ancor prima di entrarvi. Stare su quel costone roccioso non era sicuro e l'attacco di un intero nugolo di pipistrelli aveva compromesso le loro capacità e quasi ucciso il loro guaritore. «Domani non possiamo muoverci» concluse Vòran, stanco ma lucido. «Keruin ha bisogno di recuperare le forze... è molto debilitato. L'esplorazione deve essere rinviata. Resteremo qui nel Trucco della Corda fino a quando Keruin non potrà reggere una spada e lanciare i suoi incantesimi divini con piena forza. Questa città perduta, forse, non è solo un covo di goblin». Il gruppo, protetto dalla magia di Liziano, trascorse il resto della notte in tensione e silenzio, riflettendo su come affrontare la sfida che avevano davanti. Il vociare inquietante dei goblin nella gola sottostante giungeva alle loro orecchie. La città perduta di Xitaqa, nel cuore selvaggio e pericoloso di Karameikos, li attendeva. La loro missione di ritrovare Stephan non sarebbe stata semplice.
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