11 – Una Partenza Inquieta

GIORNO 18 KLARMONT

All'alba, i cinque avventurieri, si ritrovarono nelle silenziose vie di Ryania. Teodor, spinto dai sospetti non risolti, propose ai compagni un'ultima visita alla Casa della Guardia Forestale. "Orbene miei mattinieri compagni" esordì Teodor. "Prima di metterci in viaggio, alla luce delle ultime rivelazioni di Lirithione, che ieri tanta pecunia e fatica gli sono costate, vorrei fare un'ultima visita alla nostra bella capitana". Il suo desiderio non era solo di cortesia. "Vorrei porle ancora qualche domanda con l'aiuto della sagacia di Hàlav". Tryx, impaziente di partire, si lamentò. "Scusate, io non capisco perché dobbiamo andare al corpo di guardia". "Teodor ha necessità di vedere Daru; ci sono alcune cose che non quadrano in questa storia e stiamo cercando di venirne a capo!", rispose Karamoth.

Clikka per la versione audio-video

Giunti alla Casa della Guardia Forestale, gli avventurieri incontrarono Cartu. "Buongiorno!" disse il giovane miliziano mentre stava ricontrollando il suo equipaggiamento. "Sono pronto!" disse con entusiasmo. Salutatolo, Teodor entrò nella camerata dove Mircea riposava, ignorando la battuta di Lirithion che suggeriva a Tryx di restare fuori per mantenere l'ambiente "calmo e silenzioso". Avvicinandosi al letto, il chierico di Hàlav salutò la giovane donna: "Buongiorno capitano Daru, prima di partire per il nostro viaggio, siamo passati un ultima volta a controllare le tue condizioni e se possibile farti qualche ultima domanda. Tuttavia sarebbe preferibile discutere in un luogo ... più discreto". Mircea lo guardò con il volto ancora assonnato: "Prendi una sedia... parleremo a bassa voce per non disturbare gli altri... ma non farmi alzare ancora dal letto... di qualsiasi cosa tu voglia parlare... non credo che a quest'ora del mattino ci sia qualcuno interessato a sentire le nostre parole". Teodor prese una sedia e si sedette, reprimendo un lieve turbamento per la intima vicinanza con la giovane donna, e chiese a bassa voce: "C'è qualcosa che dovremmo sapere e che potrebbe aiutarci a sconfiggere l'empio sciamano?". A fatica, Mircea si tirò su. "Dovete essere cauti" iniziò in un sussurro. " è sicuramente molto pericoloso e forte nel potere che gli concede il suo oscuro dio... gli zombie uomini lucertola che avete affrontato e sconfitto erano alcuni dei suoi seguaci... nella mia prigionia ho assistito al rituale con il quale li ha rianimati... senza farsi scrupolo...". Aggiungendo poi: "Secondo me, lo sciamano non era a conoscenza di quel luogo. Lo stava esplorando incuriosito mentre mi trovavo prigioniera. Ma non posso dirti quanto tempo ha impiegato. I giorni passati lì sotto mi rimangono confusi ... in un costante dormiveglia... con le afflizioni che periodicamente arrivavano a tenermi inerme...". Teodor, il cui animo filosofico si concentrava sulla natura del male, approfondì: "Ah... interessante... dunque ciò che si nasconde fra le radici dell'albero funesto sembra essere in parte ignoto anche a questi lucertoloidi. Ma il blasfemo rituale operato dallo sciamano è stato compiuto su dei suoi compagni vivi per farli degenerare in osceni simulacri di se stessi o sui suoi compagni morti per donargli una nuova esistenza maledetta?". "Erano Uomini Lucertola morti... credo alcuni di quelli che abbiamo ucciso noi..." rispose Mircea. Il chierico insistette sul nodo cruciale del suo sospetto. "Cosa ritieni che abbia spinto lo sciamano ed i lucertoloidi a rapire proprio te? E per quale scopo?". "Non ne ho idea... presuppongo che sia stato per il mio essere femmina...", replicò Mircea. Teodor percepiva che, su quel punto, la donna stesse rispondendo sinceramente. "Eppure ci deve essere un motivo per cui hanno scelto te come prigioniera e ti hanno trattenuta in stato di semi incoscienza per tutto questo periodo. Forse attendevano la luna di sangue, o forse ti collegavano per qualche motivo a quei misteriosi sotterranei. Tu cosa ricordi del tuo periodo di detenzione?". "Posso solo immaginare che attendevano la luna rossa per sacrificarmi al loro crudele dio demoniaco... non so darti un'altra risposta... mi hanno ferita ripetutamente e il mio sangue lo hanno utilizzato per creare il pentacolo che avete visto..." disse la giovane. Teodor, ormai ossessionato dal non avere una chiara risposta, si risolse all'azione. "Mi dispiace per le tue sofferenze...", le disse il chierico. Poi con la concentrazione di un inquisitore spirituale, aggiunse con determinazione: "Mircea, guardami negli occhi". Mormorando poi un'invocazione ad Hàlav, il potere sacro pervase la sua anima, tentando di stabilire una connessione profonda al di là della coscienza con la donna. Ma quando il potere fluì, Teodor sentì una resistenza inaspettata. Una barriera invisibile impediva al potere della sua magia divina di vedere oltre gli occhi di Mircea. L'incantesimo fallì. Sconvolto, Teodor mormorò ad alta voce: "ma cosa...". In un misto di sorpresa e allarme, si scostò. "Mircea... chi sei?!". Proprio in quel momento, Lirithion si avvicinò, spinto dalle voci e dai sospetti maturati la notte prima.
"Capitano c'è una domanda che vorrei porle da quando ci siamo visti la prima volta; noto dei tratti elfici in lei ma non i colori del mio popolo, di dove sono le sue origini? Da quale zona arriva la sua eredità elfica?". Mircea si scostò a sua volta da Teodor, guardandolo con evidente disagio. "Cosa mi stavi facendo?" chiese, poi si rivolse all'elfo. "E questo cosa c'entra?" disse senza distogliere gli occhi dal chierico. "Cosa può interessare a voi chi erano mio padre e mia madre?". Lirithion, che vedeva in quelle origini un potenziale pericolo per tutti loro, insistette: "Il dettaglio che a noi può sembrare inutile, per altri potrebbe essere fondamentale... ci occorrono più informazioni possibili. Anche Irina è una femmina, ma solamente voi siete stata trattata diversamente dagli altri. Stiamo per tornare in quel posto e dobbiamo tornarci preparati". L'elfo Vyalia spiegò la paura che lo attanagliava: "Quindi se per qualche ragione le vostre origini sono di importanza in questa faccenda, sarebbe opportuno che ce ne mettiate a conoscenza..... se il motivo per cui stavate per essere sacrificata in quel modo è il suo sangue elfico, capirà che per me saperlo è di vitale importanza, non vorrei essere il prossimo". Tryx, pur schierandosi con la giovane donna, tentò di smorzare la tensione; pose una mano sulla spalla all'elfo: "Tranquillo, Lirithion, nessuno userà il tuo corpo o sangue per qualsiasi motivo.” disse il guerriero, “Noi torneremo vincitori e non permetterò a nessuno di fare qualcosa a voi tutti... lo giuro". Mircea, visibilmente offesa dalle pressioni e dal tentato inganno di Teodor, rispose con tono risoluto ma dispiaciuto: "Ve lo ho già detto... non so perché mi hanno lasciato in vita... Ho fatto di tutto per cercare di difendere i miei uomini e permettere di farne fuggire il più possibile da quello scontro... Irina è riuscita a scappare... mi spiace di non essere riuscita a farli fuggire tutti...". Poi il rifiuto finale fu netto: "Che io abbia un retaggio elfico è evidente, ma non ritengo di dovervi dare ulteriori spiegazioni sulla storia della mia famiglia". Karamoth, avvicinatosi anche lui ai compagni e vedendo l'ostinazione di Mircea, concluse la discussione: "se così deve essere, affronteremo i misteri di quel sepolcro con le sole nostre forze. Ci sarà un altro momento per capire. Direi di lasciar riposare il capitano che mi sembra molto ostinata, e di metterci in marcia". Zòran, il più pragmatico tra i compagni, ruppe il silenzio per congedarsi in modo onorevole. "Capitano, non era nostra intenzione metterla a disagio, né forzarla in alcun modo. Abbiamo il sospetto che le sue origini possano aver determinato il comportamento dello sciamano e per questo volevamo saperne di più, ma se non vuole parlarne, comprendiamo e rispettiamo la sua scelta. La ringraziamo per quel che ha fatto e le assicuriamo che cercheremo la sua spada, così come risolveremo questa inquietante situazione. Attenda il nostro ritorno con fiducia e si rimetta in forze per i festeggiamenti che seguiranno!". Mircea salutò in silenzio gli avventurieri con un cenno del capo, mentre uscivano dalla camerata. Appena fuori dalla Casa della Guardia Forestale, trovarono Cartu, l'ormai sesto membro della compagnia, intento a parlare con un uomo dai capelli color paglia e gli occhi azzurro-verdi, e dall'abbigliamento e aspetto da tipico avventuriero. "Ciao Alexei, fai buon viaggio" disse il giovane soldato di Ryania. "Anche tu, Cartu, stammi bene" rispose l'uomo. Lirithion riconobbe l'avventuriero. "Il grande Alexei Schelepin! è un piacere incontrarti! la tua fama ti precede. Da quale nuova avventura torni, oppure parti?". L'uomo sorrise all'elfo: "Grande... Non esagerare... Sembra che Lord Roderick sia a corto di uomini... e qualcuno gli ha suggerito di cercare un esperto guaritore da condurre qui a Ryania... senza dirlo troppo in giro... sto andando a Rugalov a cercarne uno". "Compito importante... anche noi abbiamo il nostro da fare, altrimenti ti avrei accompagnato" replicò Lirithion. "Bene. Magari la prossima volta! Credo che sia il tempo per tutti di mettersi in marcia! In bocca al lupo a tutti!" disse Alexei, allontanandosi verso il portone meridionale del villaggio. "Buon viaggio" disse Lirithion. Cartu ricontrollò il suo equipaggiamento, un uomo in più ad affrontare il cuore oscuro del Dymrak. "Io sono pronto, quando volete possiamo andare" ribadì nuovamente. "Bene se siamo pronti io partirei, dobbiamo dare risposte a molte domande" concluse Lirithion. La compagnia, spinta dall'urgenza di trovare una cura per salvare Irina e dal desiderio di sigillare l'antica tomba, si mise così in marcia per la seconda spedizione verso l'Albero Funesto. Mentre il sole sorgeva ad est, l'ombra della foresta Dymrak li inghiottì, lasciandosi alle spalle i sospetti sulla reticenza di Mircea e le rassicuranti mura di legno di Ryania.
Il viaggio sul sentiero settentrionale verso il Guado di Rodov si svolse in una calma illusoria, tipica dei giorni estivi del Dymrak che mascheravano i suoi pericoli ancestrali. Il cammino terminò prima del crepuscolo, quando giunsero in vista del Guado; il fiume Tuman, placido, rifletteva la maestosità del Grande Salice sulla sponda opposta, le cui fronde erano tornate a splendere, verdi e rigogliose. Gli avventurieri attraversarono le acque poco profonde, e mentre si avvicinavano all'albero, Rillafer, la driade, si palesò come per magia dal tronco massiccio. La sua voce, eterea come un canto dimenticato, li accolse. "Ben tornati". Lirithion si fece avanti con la sua curiosità accesa: "Piacere di rivederti, Rillafer, tutto bene? Ci sono stati problemi?" chiese con solenne rispetto. Poi proseguì: "Come vedi abbiamo mantenuto la parola; stiamo andando alla grande quercia, ma prima avremmo bisogno di poter riposare qui e di farti qualche domanda". "Io sto bene, grazie. E qui è stato tutto calmo...” rispose Rillafer. “Ma voci giungono portate dal vento... il Dymrak è particolarmente inquieto.". L'elfo incalzò, la sua mente concentrata sulla Capitana Mircea: "Puoi dirci qualcosa di più di tua sorella? Hai ricominciato a sentirla o dobbiamo spegnere le speranze che sia ancora tra noi?". Un velo di tristezza cadde sulla driade: "Rillerel purtroppo non è più...". Lirithion abbassò il capo: "Mi dispiace per la tua perdita". Ma l'elfo Vyalia non si fermò, spinto dal sospetto: "Il nome Dan ti dice nulla?".

Quello era il nome del padre del Capitano Daru, di cui Lirithion era venuto a conoscenza nelle sue ricerche a Ryania. Rillafer apparve genuinamente confusa: "Non mi dice nulla... ma dovrebbe?". Lirithion insistette: "Credo proprio di sì, credo sia collegato a te o a tua sorella, e di conseguenza a tutta questa storia. Cosa sapeva esattamente tua sorella di quello che si nascondeva sotto il suo albero?". E la incalzò ancora: "Voi driadi nascete direttamente legate al vostro albero, oppure lo scegliete voi stesse a quale legarvi?". Rillafer rimase ferma nella sua negazione iniziale: "Non so cosa ti faccia pensare a questo collegamento...". Poi la sua voce si fece storia antica, un sussurro di millenni: "C'è stato un tempo, prima ancora dell'arrivo del popolo Traldar, in cui queste terre erano abitate da un popolo adoratore della morte. Popolo che fortunatamente si estinse e venne dimenticato... Mia sorella, e prima di lei altre fate, vigilava da tempo su quelle sale a che rimanessero chiuse e non trovate...". Karamoth intervenne con la sua prudenza legata alla terra e alla natura: "Tu sai cosa nascondono quelle grotte?". Rillafer corresse la terminologia del druido, rivelando un orrore architettonico: "Quelle non sono grotte; sono le Case dei Morti di questo antico popolo". Lirithion rielaborò l'informazione con cinismo: "Delle tombe.... e sono state trovate da un necromante” disse riferendosi allo sciamano Uomo Lucertola. “Ottima coincidenza”. La driade replicò: “Non so se sia una coincidenza... ma nelle ultime lune, il Dymrak è stato agitato da potenti eventi...". Lirithion la incalzò, cercando di definire la minaccia contro la quale stavano andando. "Parlaci di più di questo popolo: cosa stiamo andando ad affrontare?". E con pragmatismo aggiunse: "Sei mai stata vista da un uomo lucertola? Sanno della tua esistenza?". Karamoth voleva dettagli sul presagio: "Di che eventi parli?". La driade rispose intrecciando antichi misteri e nuove minacce: "Sono accadute parecchie cose da quando il Lago dei Sogni Perduti è stato liberato dalla sua maledizione...". La sua voce si fece evocativa, menzionando leggende che si stavano risvegliando nella foresta : "L'Unicorno Bianco è tornato a galoppare tra gli antichi alberi, ma poco dopo il Dymrak settentrionale ha iniziato ad ammalarsi... e ora questi Uomini Lucertola sono giunti fino a qui, rompendo l'equilibrio della foresta...". Poi aggiunse: "Questi lucertoloidi sembravano fossero a conoscenza della presenza mia e di mia sorella, ma Rillerel è stata attaccata per prima e con maggiori forze.. e non è riuscita a resistere e sopravvivere". La sua gratitudine per gli avventurieri era profonda e palese: "Io ho avuto il tempo di chiedere aiuto... e voi mi avete salvato". Infine, Rillafer rivelò la macchia nell'antica storia elfica, guardando negli occhi Lirithion: "Voi elfi, in antichità, avete servito e collaborato con questo potente popolo... ma anche i vostri anziani hanno preferito relegare nell'oblio quel periodo della vostra storia... e tale deve rimanere... Taymora era il nome di quel popolo che adorava e serviva la Morte. Cosa ci sia esattamente in quelle camere sotterranee non lo so. Forse niente o forse qualche Uomo Lucertola sopravvissuto... Siate comunque cauti e chiudete a dovere quelle camere...". Lirithion domandò, temendo per il Salice: "Ci sono camere anche sotto il tuo albero?". Rillafer lo rassicurò: "No, qui non ci sono...". Le ombre della notte intanto si iniziarono a stendere lunghe sul guado. Era tempo di prepararsi a riposare, ma senza abbassare la guardia. Lirithion organizzò la veglia: "Si sta facendo tardi, prepariamoci per la notte. Io come sempre posso fare due turni di guardia". Karamoth si offrì per primo: "Farò il primo turno se per voi va bene". "Io vorrei fare l'ultimo" intervenne Tryx. Lirithion definì così i turni: "Il primo turno di guardia lo faremo io e karamoth. Il secondo turno io e cartu; e il terzo turno Tryx e zòran. il chierico può riposare". La compagnia si sistemò per la notte sotto le fronde del Grande Salice sotto lo sguardo silenzioso di Rillafer seduta su di un ramo basso. I turni si succedettero nella serena notte di mezza estate mentre il sonno scendeva a cullare gli avventurieri. Solo Karamoth potè osservare Lirithion avvicinarsi alla driade e iniziare una conversazione sussurrata; il druido non comprese di cosa stessero parlando, ma decise di non avvicinarsi e di non interromperli. La quiete della notte non fu interrotta e i turni di guardia si susseguirono.

GIORNO 19 KLARMONT

Con l'alba, giunse la fretta di agire. Tryx incitò i compagni: "Sveglia ragazzi, è l'alba e bisogna prepararci". Teodor e Karamoth si impegnarono nelle loro orazioni mattutine, ricaricando i loro poteri celesti e naturali, mentre il gruppo riorganizzava l'equipaggiamento. Quando tutti furono pronti, Zòran incitò i compagni a non indugiare: "Non perdiamo troppo tempo, dobbiamo entrare sotto la grande quercia col sole ancora alto...". La compagnia si dispose in formazione: Zòran e Tryx in testa, seguiti da Lirithion e Karamoth, con Teodor e Cartu a chiudere il drappello; poi si misero in cammino. Rillafer, prima che svanissero lungo il sentiero nella foresta, sussurrò il suo imperativo monito di un destino incombente: "Sigillate quella tomba!". Dopo un'ora di marcia circospetta, raggiunsero l'area dove, qualche giorno prima, sorgeva la diga degli Uomini Lucertola. L'ostruzione non c'era più, ma il terreno era diventato un vasto acquitrino, calmo e silenzioso. "Procediamo con occhi e orecchi aperti, pronti a fronteggiare un'imboscata” disse Zòran ai compagni. “Cercate tracce di lucertola recenti e state in guardia". "Mi raccomando: state attenti ai rospi" disse Karamoth con un avvertimento ironico che richiamava la sua pericolosa esperienza durante lo scontro con gli Uomini Lucertola, proprio in quel punto. Lirithion si mosse con la rapidità tipica della sua stirpe in cerca di tracce che potessero manifestare la presenza degli Uomini Lucertola nella zona. Ma non trovò nulla di recente; il sentiero era deserto. "Tutto tranquillo, andiamo avanti, non ci sono segni". La compagnia si rimise in cammino e dopo un’altra ora di sforzo in quel terreno divenuto paludoso, la sagoma fatiscente della Grande Quercia apparve sulla sommità dell'area collinosa. Karamoth, il cui sguardo da druido penetrava i segreti della natura, fu il primo ad avvertire il pericolo. "Attenzione!” disse rivolto ai compagni “Ci sono delle creature tra i rovi intorno alla quercia. Sono almeno una decina, se non di più.". E con un tono di crescente apprensione aggiunse: "Vedo anche delle ragnatele tra i rovi. Non distinguo che creature sono, ma forse sono ragni?". Lirithion reagì immediatamente: "Indietreggiamo, ci serve una strategia". Davanti a quella presenza inaspettata, gli avventurieri si ritirarono rapidamente nella vegetazione a circa cinquanta metri dalla Grande Quercia al limite della radura. Da lì, Karamoth indicò i movimenti di piccole figure all'interno della barriera di rovi che cingeva l'albero morente. Sembravano minuscoli umanoidi, ma la distanza e l'oscurità dei rami rendevano impossibile identificarli. Decisero di prendersi del tempo per studiare la situazione, e capire con cosa avrebbero dovuto avere a che fare. Di fronte a loro, i rovi e la Grande Quercia morente, celavano una nuova e sconosciuta presenza, e i segreti delle “Case dei Morti" degli antichi Taymora.

Posted on 14 Novembre 2025 in Articoli,Avventura 1,Avventurieri,la compagnia del tranello by Marbon

Comments on '11 – Una Partenza Inquieta' (0)

Lascia un commento