28 – Tradimento al Traghetto di Misha

GIORNO 8 YARTHMONT

Il fumo denso e profumato di legna di quercia si avvolgeva attorno alle travi massicce della sala comune di Sukiskyn, dove la compagnia celebrava la fine di un incubo. L’atmosfera, solitamente carica di tensione per i costanti assalti goblinoidi, era quella sera vibrante di un’allegria solenne: il banchetto in onore del ritorno di Stephan, sottratto alle grinfie del Mago Giallo nelle rovine di Xitaqa, non badava a spese. Al centro della tavolata troneggiava una pietanza che pochi in tutto il Granducato avrebbero mai potuto vantare di aver assaggiato: carne di drago verde, marinata in una densa salsa agrodolce, i cui vapori speziati sembravano infondere una nuova, selvaggia energia ai presenti.
Souane, la barbara traladariana dai capelli neri come l’ala di un corvo e dalla possanza fisica che incuteva rispetto anche nei guerrieri più temprati, sedeva con lo spadone a due mani, sottratto al Minotauro, appoggiato al fianco, osservando il riflesso delle fiamme nel calice di vino. La sua furia, che spesso esplodeva in battaglia come un temporale estivo, era ora placata, ma i suoi occhi narravano ancora delle ombre viste a Xitaqa. Accanto a lei, Keruin, il nano sacerdote di Petra, intonava preghiere di ringraziamento, la voce profonda che risuonava come pietra percossa dal ferro.
Poco lontano Stephan, ancora deperito dalla prigionia ma rinvigorito dal calore della casa, osservava i suoi salvatori con una gratitudine che andava oltre le parole.
Mentre i calici di vino venivano riempiti, la conversazione virò bruscamente verso il futuro. Avevano decifrato la mappa nell'Arazzo con un evidente, chiaro ed allettante obiettivo da raggiungere: la scoperta di Hutahaka e dei suoi tesori. Ma non tutti lo avrebbero perseguito. Liziano e Senshu presero la parola per primi. "Il nostro debito verso Mirosh non è ancora estinto", dichiarò il mago Thyatiano con una solennità che non ammetteva repliche. "Torneremo al Lago dei Sogni Perduti. Il nostro viaggio con voi si conclude qui".
Voran scosse il capo, lo sguardo rivolto verso le ombre della notte oltre le finestre. "Il mio spirito non troverà pace finché Chesnok non sarà di nuovo al mio fianco", intervenne riferendosi al fedele lupo disperso tra le correnti traditrici del Volaga. "Anch'io non proseguirò con voi. Andrò a cercarlo lungo le rive del fiume, per poi raggiungervi a Rifllian, se la sorte lo vorrà".
Keruin colse il momento per tornare a condividere il peso della visione che aveva avuto. "La Dea mi ha mostrato il seme del tradimento che sta marcendo tra le pietre di Altaforgia", mormorò con la voce profonda che risuonava di gravità divina. "Turnolf, il nano che ci ha osservato per tutto il viaggio fino a Kelvin, è la chiave di una minaccia che non possiamo ignorare".
“E quando torneremo a Rifllian dovrò mettermi alla ricerca delle mie sorelle scomparse!” mormorò Souane che anche lei , come il compagno nano, aveva avuto una visione sull'Isola del Lago dei Sogni Perduti proprio delle due ragazze imprigionate. E mentre condivideva con i compagni quella parte triste ed intima della sua storia famigliare fu la rivelazione di Stephan a squarciare definitivamente il velo del banchetto. Volgendosi a Souane, l'allevatore abbassò la voce, carica di dolore: "Nelle tenebre della Torre Spezzata di Xitaqa, non ero l’unico prigioniero a gemere sotto il giogo di Golthar. Dalla descrizione che hai fatto, anche Irina, tua sorella, era lì con me, assieme ad altri".
Souane non scattò in piedi; rimase immobile, come una statua di basalto, mentre l'eco di quel nome risuonava nella sala. Il destino della sua famiglia non era più solo una vaga speranza, anche se la traccia era ormai già divenuta vecchia e fredda.
Nonostante il dispiacere della separazione imminente, la decisione fu presa: Keruin, Conner, Seebo e Souane avrebbero scortato Stephan e la sua preziosa mandria di venticinque cavalli bianchi fino a Rifllian, mentre gli altri avrebbero intrapreso vie diverse. Stabilirono di fermarsi per qualche giorno ospiti dei Sukiskyn: avrebbero tutti dovuto riposare, organizzare e preparare il viaggio per condurre le cavalcature destinate agli elfi di Rifllian.

GIORNI 9 - 11 YARTHMONT

Il mattino seguente, sotto un cielo plumbeo, una figura inattesa apparve ai cancelli di Sukiskyn. Un uomo avvolto in vesti di un candido bianco e il volto celato da una maschera dello stesso colore che mostrava solo gli occhi di un penetrante colore scuro, si presentò come un maestro monaco giunto in cerca del suo allievo. «Sto cercando un monaco di nome Hurik,» disse l'uomo con voce ferma. «Mi chiamo Hirohito, e sono il suo maestro».
Il silenzio che seguì fu colmo di dolore. Fu Souane a farsi avanti, consegnando al monaco con un gesto di profondo rispetto i guanti da combattimento d’argento che erano appartenuti al loro compagno caduto nel Covo delle Vipere. «È morto da eroe, maestro Hirohito,» disse la barbara con una solennità insolita. Il monaco strinse i guanti al petto dopo aver ascoltato il racconto del sacrificio del suo discepolo. «Allora il suo viaggio continua attraverso il mio. Permettetemi di cavalcare con voi. Onorerò la sua memoria proteggendo i suoi amici» disse il monaco con una calma che celava una potenza d’acciaio.
Nei giorni successivi, sotto la guida meticolosa di Seebo, venne inventariato il tesoro sottratto a Xitaqa e quanto trovato nelle settimane precedenti. Mucchi di monete di platino, gemme preziose e uno scrigno d’argento finemente cesellato, valevano una fortuna che superava ogni loro immaginazione. Ogni membro della compagnia ricevette la propria quota; un valore che prometteva il ritiro ad una vita di agi ma che, per quegli eroi, rappresentava solo il mezzo per equipaggiarsi contro le minacce future.
Mentre il gruppo completava l'inventario del tesoro accumulato in quei mesi ed i preparativi per il viaggio fervevano, Conner effettuò un’ultima ricognizione furtiva attorno alla fattoria. Tra le radure ancora segnate dai recenti scontri, il piccolo esploratore trovò un amuleto raffigurante una Torre Spezzata. Era il simbolo del clan goblin dei Zanna Gialla, lo stesso che infestava Xitaqa. Quella scoperta, seppur tardiva, avvalorava ancora di più la regia di Golthar dietro alle scorrerie dei goblin nel Dymrak.
Quei giorni furono spesi anche in una febbrile preparazione arcana. Seebo e Keruin, ritiratisi in uno degli angoli più silenziosi della fattoria, trascrissero su fogli di pergamena alcuni loro incantesimi e preghiere di potere che sarebbero potuti tornare utili per fortificare o ristorare la compagnia nei giorni avvenire.
In un ultimo gesto di gratitudine e prudenza, la compagnia prese un'ultima decisione: le silenziose statue di giada, animate dall'antica magia di Xitaqa, vennero lasciate a Sukiskyn. «Serviranno a proteggere questa terra,» decretò Keruin, il sacerdote di Petra, affidando l’anello di controllo alla vecchia Kuzma e a Pyotr suo figlio. "Che queste statue di pietra siano il vostro scudo contro le ombre della foresta", disse in fine il nano, benedicendo le mura della fattoria.

GIORNO 12 YARTHMONT

All'alba del dodici di Yarthmont, sotto un vento sferzante che faceva gemere le querce della Foresta Dymrak, le strade dei compagni si divisero definitivamente. Voran si inoltrò nella foresta verso nord est per raggiungere le rive del fiume Volaga, mentre Liziano e Senshu volsero lo sguardo diritto ad est dove avrebbero raggiunto il Lago dei Sogni Perduti.
La carovana, guidata da Stephan e con Souane, Keruin, Seebo, Conner e Hirohito a fare da guardia ai venticinque rari stalloni bianchi, orgoglio della famiglia di allevatori di cavalli, si mise in marcia. Stephan guidava la mandria con abilità consumata, consapevole che ogni stallone rappresentava il futuro economico della sua famiglia. La rotta era stata studiata per evitare la città di Kelvin; le tasse esose del Barone e il rischio di restrizioni politiche avrebbero trasformato il viaggio in un calvario burocratico. Avrebbero seguito la via commerciale che dal Traghetto di Misha sul Volaga attraversava la Brughiera Senza Nome per farli giungere al Traghetto degli Gnomi sul fiume Shutturga e di lì, attraverso le colline degli gnomi, sarebbero giunti fino a Rifllian.
Il sentiero attraverso il Dymrak, prima verso ovest e poi verso nord, li condusse rapidamente a mezzogiorno: il fragore del fiume Volaga riempiva l’aria. Raggiunto il Traghetto di Misha non vi era traccia del vecchio traghettatore. Il pontile era invece occupato da un uomo in armatura, un Cavaliere di Andreas. Apparteneva alla famiglia di cavalieri terrieri vassalli subordinati al Barone Kelvin il cui borgo distava pochi chilometri ad ovest dell'approdo del traghetto. Hirohito, che era passato da quel punto pochi giorni prima, per giungere a Sukiskyn, confermò l'inusuale presenza militare. Un altro cavaliere in armatura si trovava sul pontile dell'altra sponda del fiume di guardia.
«Salute, viaggiatori,» esclamò l'uomo dal volto severo, la mano posata sul pomo della spada. «La sparizione del traghettatore ci ha costretti a prendere il controllo del passaggio. Ogni anima e ogni bestia deve essere registrata». Uno scriba dal fare viscido, nella cabina che era stata di Misha, impose il pedaggio: tre monete d'argento per ogni avventuriero e nove per ogni cavallo. Stephan si occupò di versare l'argento necessario per permettere il trasbordo della mandria. L’operazione era complessa e avrebbe richiesto più viaggi. Il primo carico comprese Souane, Stephan e quattro dei stalloni bianchi. Il marinaio sul traghetto che aveva seguito le operazioni di carico fece in fine leva con una lunga pertica e l'imbarcazione si staccò dalla riva sud. Sfruttando la forza della corrente, scivolò lentamente per mezzo di una carrucola di acciaio lungo una lunga corda tesa tra le sponde del fiume a circa centocinquanta metri di distanza.
Il traghetto avanzò lento e quando giunse a circa quaranta metri dalla riva nord un rumore secco di metallo e legno lacerò l’aria e il traghetto sussultò violentemente, arrestandosi in mezzo alla corrente impetuosa del Volaga. La carrucola si era bloccata improvvisamente e il marinaio dopo un rapido controllo lo comunicò ai due passeggeri e con un urlo tentò di avvisare la lontana sponda sud del fiume.
Passò qualche lungo istante in cui il marinaio cercava di sbloccare la carrucola bloccata quando dalla boscaglia della riva nord emerse una pioggia di frecce a cadere proprio sull'imbarcazione. Un gruppo di arcieri, nascosti tra il fogliame, scagliò una salva di frecce. Grazie alla parziale copertura offerta dai corpi nervosi dei cavalli e ai bordi della chiatta, Stephan e Souane riuscirono miracolosamente a non essere trafitti, ma l'aria attorno a loro vibrò del sibilo dei dardi.
"Tradimento!" ruggì Souane mentre assieme a Stephan cercavano di calmare i cavalli che, terrorizzati dal sibilo dei dardi, rischiavano di rovesciare il traghetto. La guerriera valutò la distanza: gli arcieri erano troppo lontani per il suo arco corto.
Contemporaneamente, sulla riva sud, dove il resto del gruppo attendeva con il grosso della mandria di cavalli, l'imboscata esplose con uguale ferocia. La guardia che poco prima sorvegliava lo scriba si scagliò improvvisamente contro Keruin. Il sacerdote, saldo nella sua fede, non si lasciò sorprendere e la spada nemica mancò il bersaglio, deviata forse dalla benevolenza divina o da una prontezza innata del nano. Lo scriba dall'aria viscida, lungi dall'essere un semplice burocrate, rivelò la sua natura di incantatore; intonando parole di potere, lanciò un incantesimo di Ragnatela verso Seebo e Hirohito. Il monaco bianco, con un movimento che pareva sfidare le leggi della fisica, scivolò via dalla trama appiccicosa, e Seebo, ben conoscendo l'arte magica, con un rapido scarto laterale evitò di rimanere invischiato. Tuttavia, un secondo gruppo di arcieri emerse dalla vegetazione della riva sud, colpendo lo gnomo con due frecce che gli lacerarono la spalla. Keruin, ruggendo di rabbia, contrattaccò la guardia che lo aveva assalito, colpendolo con la sua mazza benedetta.
Sulla chiatta immobile nel fiume e con le frecce che la bersagliavano, il marinaio impotente si gettò sul fondo dell'imbarcazione per cercare di non essere vittima di quell'attacco. Stephan non potè anche lui che inginocchiarsi e cercare, con la voce, di calmare i cavalli che si stavano innervosendo. Souane si trovava di fronte a un dilemma tattico: la distanza era eccessiva per il suo arco corto e la corrente del Volaga premeva con una forza spaventosa contro l'imbarcazione bloccata. In quel momento la giovane traladariana si sentì impotente. Intimò al marinaio steso sul fondo della chiatta di provare a sbloccare la carrucola, ma questo le rispose che non aveva intenzione di mettere a repentaglio la propria vita con le frecce che piovevano dal cielo.
Fu in quel momento di caos che Conner sulla riva sud, sfruttando la confusione della battaglia, scelse di colpire. Utilizzando il potere della sua Cappa del Saltimbanco, l'halfling svanì in una nuvola di fumo azzurrino, lasciando dietro di sé solo il vuoto, per riapparire istantaneamente alle spalle di uno degli arcieri sulla riva sud che aveva ferito Seebo. Immobile nell'ombra della vegetazione, Conner strinse l'impugnatura del suo stocco, attendendo il battito di ciglia perfetto per sferrare un attacco furtivo e letale.
E l'attimo perfetto giunse. Una magica esplosione di fuoco investì i quattro uomini che stavano tirando con l'arco e che per un soffio calcolato non investì il piccolo Conner. Tre di questi furono sbalzati di qualche metro cadendo a terra morti bruciati, mentre l'uomo vicino all'halfling era ancora in piedi seppur gravemente ferito. Conner non esitò; affondò il suo stocco nel fianco dell'uomo ponendo fine alla sua vita. L'hin si voltò verso i compagni che stavano combattendo con la guardia e lo scriba, e vide Seebo con ancora le mani pulsanti dei resti di magia della Palla di Fuoco che aveva appena scagliato.
Keruin continuava intanto ad ingaggiare un serrato corpo a corpo con la guardia dall'armatura pesante, mentre Maestro Hirohito richiamava a se il potere magico del suo misterioso anello e con movimenti fluidi e ora intermittenti raggiunse la figura dello scriba, e con una rapida mossa lo afferrò bloccandolo in una ferrea morsa impedendogli di muoversi per lanciare le sue magie.
La guardia, privata del supporto del viscido incantatore bloccato dal monaco bianco, ben presto cadde sotto i colpi di Keruin e della magia di Seebo. Ma le urla dello scontro, l'odore del sangue e il boato dell'esplosione magica aveva ormai fatto imbizzarrire i cavalli. Keruin fece appena in tempo a spostarsi e a non essere travolto dai stalloni bianchi che si gettarono in una folle corsa verso il sentiero dal quale erano giunti.
Intanto sul traghetto le frecce continuavano a piovere lanciate dagli uomini appostati sulla riva nord. Souane, consapevole che rimanere fermi alla lunga significava morte certa, iniziò ad esaminare il meccanismo della carrucola, decisa a sbloccarla con la forza bruta o con una intuizione nata dall'emergenza. In quel momento si rese conto che non era stata la carrucola ad aver bloccato l'imbarcazione, ma qualcos'altro. E soprattutto che il marinaio aveva mentito loro! Non fece in tempo a voltarsi verso l'uomo che questo era già con un piede sul bordo della chiatta e con un tuffo si gettò tra le acque del fiume; anche lui complice e parte di quell'agguato.
L'allevatore e la giovane barbara si ritrovarono da soli con i cavalli sul traghetto bloccati in mezzo al fiume senza sapere cosa lo tenesse imprigionato e come fare a guidarlo.
Ad oltre cento metri di distanza, sulla riva sud, intanto si andava concludendo la lotta tra il monaco bianco e lo scriba. Hirohito teneva l'uomo bloccato in una morsa di ferro, ma non aveva valutato le conseguenze dell'effetto intermittente dell'anello magico. Cosa che fece invece l'astuto incantatore. Sfruttando un attimo in cui il monaco, per effetto della magia dell'anello, si spostava ad intermittenza dal piano Materiale a quello Astrale e ritorno, si liberò dalla presa ed estraendo da una tasca delle sue vesti una pergamena lesse su di essa le parole incantate che vi erano scritte lanciando su di sé un incantesimo di Invisibilità. Hirohito non si diede per vinto e cercò in un ultimo disperato tentativo di afferrare nuovamente l'uomo, ma le sue mani ghermirono solo l'aria decretando la fuga del viscido incantatore.
L'halfling, intanto, avevano notato sul corpo dell'uomo che aveva ucciso con il suo stocco, il tatuaggio delle manette. L'ombra di quel simbolo a cui ancora non avevano dato un nome aleggiava cupo su di loro. Sembrava che la Foresta Dymrak non volesse lasciarli andare via così facilmente allungando su di loro ancora i suoi pericoli e tribolazioni.
Seebo, Keruin, Hirohito e Conner rimasti soli , si guardarono cercando di decidere rapidamente il da fare: i loro assalitori erano stati sconfitti ma i cavalli bianchi dei Sukiskyn erano fuggiti lungo il sentiero verso sud, mentre il traghetto bloccato sul fiume, con Souane, Stephan e i quattro cavalli, era ancora sotto il tiro delle frecce degli uomini che ancora si trovavano sulle sponde della riva nord.

Posted on 6 Agosto 2026 in Articoli,Avventura 2,Avventurieri,la cricca del dado maledetto by Marbon

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