2 – Tracce nella Nebbia
GIORNO 19 FELMONT
L’Erroton Creek in quel punto era una sfida insidiosa. Le acque, poco profonde, correvano però veloci sopra un letto di pietre rese viscide da millenni di erosione ed alghe brune. Lirithion balzò tra i massi, sfidando la corrente forte che gli arrivava alla vita, riuscendo a raggiungere la sponda opposta in pochi, fluidi balzi. Zoran lo seguì da vicino, ma la foresta quel giorno sembrava voler mettere alla prova la sua pazienza. Tradito dal fango roccioso e viscido, il piede scivolò su una roccia coperta di melma. Con una imprecazione strozzata, il ranger traladariano perse l’equilibrio, cadendo rovinosamente nell'acqua gelida. Il rumore del suo tonfo fu coperto solo in parte dalle grida dei goblin e dal gorgoglio dell'Erroton, ma l'orgoglio del ranger ne uscì più ammaccato della sua armatura mentre cercava disperatamente di rimettersi in piedi, bagnato fino alle ossa .
Sulla riva, Yelena non perse tempo. Estrasse l’arco lungo e, con un movimento fluido e metodico, incoccò una freccia con freddezza magistrale. "Ora vediamo di che pasta sei fatta!!" mormorò Karamoth, osservando la recluta con un misto di scetticismo e incoraggiamento. La ragazza traladariana trasse un respiro profondo, espellendo l'umidità dai polmoni, e fece scoccare la corda. La freccia volò attraverso la nebbia, conficcandosi con precisione nell'elmo di uno dei goblin che assediavano gli elfi. Il piccolo umanoide barcollò, ma l'acciaio dell'elmo deviò il colpo letale, lasciandolo ferito e furioso.
Anche Karamoth, rimasto in retroguardia vicino a Yelena, e non volendo essere da meno, fece roteare la sua fionda. Con un colpo secco, scagliò una pietra verso lo stesso goblin ferito dalla giovane ragazza, colpendolo alla spalla. "Meglio" commentò tra sé il druido soddisfatto, vedendo la creatura piegarsi sotto il colpo, sebbene ancora decisa a vendere cara la pelle.
La scena che si parava davanti agli eroi era brutale. Sei goblin, protetti in modo insolito da armature di cuoio nuove e spade d’acciaio lucenti, circondavano ed incalzavano i due Elfi Vyalia ormai ridotti allo sfinimento con le spalle al tronco di una grande quercia. Un settimo goblin, più massiccio degli altri, con una profonda cicatrice che gli solcava il muso, abbaiava ordini perentori nella loro lingua gutturale, coordinando l'attacco con una perizia tattica inquietante per la sua razza.
Improvvisamente, un denso banco di nebbia invase il campo di battaglia , avvolgendo ogni cosa in un sudario grigio che riduceva la visibilità a meno di dieci metri. Zoran, rialzandosi con un ringhio, si spinse fuori dall'acqua, determinato a raggiungere il fianco del capo goblin, mentre Lirithion si ritrovò circondato dai nemici. Le lame goblin stridevano contro la sua spada mentre cercava di proteggere gli scout elfi ormai esausti. Un colpo di spada lo raggiunse al fianco, facendogli stringere i denti per il dolore.
Nonostante il sangue che gli colava dalla ferita, gridò sopra il fragore della mischia: "Karamoth manda la tua serpe dietro al capo goblin, distrailo sarà più facile colpirlo per me" . Il druido non se lo fece ripetere. Con un comando secco, inviò Anelæ a strisciare invisibile tra le radici della quercia. La vipera scattò come una molla d'acciaio, affondando i denti nel polpaccio del massiccio capo goblin e iniettando il suo veleno letale. Il mostro urlò, sentendo il veleno bruciare nelle vene, e per un istante la sua guardia vacillò.
Approfittando del momento di sbandamento del mostro, Lirithion scatenò un turbine di lame. Quell'istante decise la sorte dello scontro. Mettendo in atto le sue conoscenze anatomiche e la sua grazia letale, sferrò un affondo preciso con la sua spada lunga che penetrò nel fianco del capo abbattendolo definitivamente, e con un movimento fluido e circolare di rovescio della spada corta recise la gola di un secondo goblin che stava tentando di aggirarlo. Yelena, dalla sponda opposta del torrente dove si trovava, intanto continuava a bersagliare i nemici con le sue frecce. Abbatté un terzo goblin con una freccia dritta in un occhio. Vedendo Karamoth inciampare a sua volta tra le rocce del guado, la ragazza non poté trattenere una risata commentando in modo tagliente: "Karamoth attento che scivoli".
Ma la vittoria ebbe il sapore amaro della cenere. Prima che Zoran e Lirithion potessero intervenire, gli ultimi tre goblin rimasti, in un ultimo atto di cinismo, affondarono le loro spade nei corpi ormai stanchi e sfiniti degli esploratori Vyalia. Gli elfi caddero al suolo senza un gemito, mentre i loro assassini si dileguavano nel fitto e impenetrabile sottobosco della Foresta Dymrak.
Il solo mormorio dell'Erroton tornò ad essere sovrano, rotto solo dal respiro affannato degli avventurieri. Lirithion si chinò sui corpi dei caduti, la tristezza che gli ombrava lo sguardo. "Purtroppo non c'è più nulla da fare per loro" sentenziò Zoran, raggiungendolo e scuotendo il capo con amarezza mentre ripuliva la lama della sua spada corta . L'elfo, dopo un rapido esame, dovette arrendersi all'evidenza.
Karamoth si chinò sui corpi dei goblin ed osservò con sospetto le loro armi che giacevano ora a terra. "Vista la fattura di queste armi, direi che hanno lo stile di Karameikos. Sono sicuramente state fatte da umani. Sono spade corte, anche se per questi goblin dovevano sembrare delle spade lunghe! Si saranno sentiti più spavaldi con queste!". Zoran annuì, la sua natura sospettosa alimentata da quell'acciaio troppo perfetto per dei selvaggi. "Secondo me questo è uno specchietto per le allodole … altro che goblin. Chi gli sta fornendo le armi ha tutt'altro in mente".
Mentre Yelena recuperava le sue frecce e Karamoth perlustrava i dintorni in cerca di erbe utili, Lirithion suggerì di proseguire: "Seguiamo i goblin finché la pista è calda, il mio popolo appartiene alla natura e alla natura dobbiamo essere restituiti, non abbiamo tempo per scavare delle fosse, nascondiamo i corpi sperando di poter venire in futuro a dargli degna sepoltura".
Decisi a non lasciare impuniti gli assassini, la compagnia si mise sulle tracce degli umanoidi fuggitivi. Zoran guidava il gruppo nel sottobosco impenetrabile del Dymrak. "Io seguo le tracce, voi state in guardia. Avanzeremo lentamente perché il terreno è impervio, ma cercherò di non perdere la pista. Se abbiamo fortuna quei goblin ci condurranno alla loro tana".
Abbandonato il sentiero l’inseguimento li portò verso sud-est, attraverso un groviglio di felci e rovi che parevano voler ostacolare ogni loro movimento. Dopo circa un'ora di faticosa marcia, la foresta si diradò leggermente, rivelando in lontananza una piccola altura su cui si ergeva un campo fortificato da una palizzata. Karamoth ordinò a tutti di abbassarsi: "Buttatevi a terra. Nascondetevi! Guardate laggiù quel fortino. C'è una vedetta che controlla il territorio". Lirithion, attingendo alla sua vasta conoscenza del territorio, riconobbe la struttura. "Quello molto probabilmente è un Dun, una fattoria fortificata come se ne vedono molte nel Dymrak, non credo abbia a che fare con i goblin, potrebbero sapere qualcosa di sicuro, solitamente sono ospitali e danno aiuto e riparo a chi passa, se è disposto ad offrirne a sua volta". Nonostante la tentazione di cercare riparo per la notte, che sarebbe giunta da lì a qualche ora, Zoran però era restìo a deviare per non perdere la pista che stavano seguendo. "Le tracce dei goblin proseguono verso sud e sembra vadano a ricongiungersi con il sentiero" riferì.
I quattro avventurieri ripresero l'inseguimento lasciandosi alle spalle il Dun traladariano e dopo non molto le tracce dei goblin li condussero nuovamente sul sentiero che da Ryania portava a Rugalov. Proprio in quel punto Lirithion notò un dettaglio cruciale: un piccolo lembo di stoffa verde impigliato in un rovo. "Guarda qua Zoran, un lembo di stoffa verde, cosa significa? Ti ricorda le divise degli elfi per caso?". Zoran, che era intento ad esaminare le tracce dei goblin e che attraversavano il sentiero proseguendo verso l'Erroton Creek, esaminò la stoffa con attenzione. "Qui ho trovato tracce di goblin e di qualcun altro che ha trascinato qualcosa di grosso fuori dal sentiero verso il torrente. Si, mi pare della stoffa elfica, ma nulla ci dice che quei goblin abbiano fatto prigioniero un elfo, non saltiamo a conclusioni affrettate...". Ma Karamoth non era d'accordo: "Forza... continuiamo a seguirli. Mi sembra evidente che ora hanno un prigioniero elfico!"
Abbandonato il sentiero l'inseguimento li condusse sulle rive dell'Erroton Creek. Lì, le tracce e lo strusciamento di "qualcosa di pesante" sparivano improvvisamente nell'acqua. Lirithion osservò la corrente con aria sconfortata. "Quello che trasportavano doveva essere un imbarcazione, sono andati nel torrente". Zoran, frustrato, imprecò a bassa voce. Dovette ammettere che i goblin avevano astutamente usato il corso d'acqua per occultare la loro fuga. Un’astuzia che mal si conciliava con la solita stupidità degli umanoidi. "Abbiamo perso la pista" dovette ammettere il ranger.
Con il sole che calava dietro le chiome contorte delle antiche querce del Dymrak, il gruppo dovette prendere una decisione. "Propongo di accamparci e di continuare a cercare lungo le sponde del fiume domani. Se lo hanno usato per spostarsi con un'imbarcazione dovremmo trovare il punto in cui hanno attraccato di nuovo" suggerì Zoran, cercando di mantenere la calma. Karamoth annuì: "Allora accampiamoci e proseguiamo domani la ricerca". Mentre il ranger e il druido cercavano un luogo adatto per la notte, Yelena e Lirithion cancellavano le tracce del loro passaggio per evitare di essere seguiti a loro volta. Poi Karamoth trascorse l'ultima ora di luce cercando bacche selvatiche ed in fine si dedicò ad uno dei suoi misteriosi rituali, richiamando e infondendo in esse la magia della natura che avrebbero fornito sostentamento e cure per i giorni a venire.
La notte scese silenziosa. Yelena e Zoran iniziarono ad organizzare i turni di guardia, concordando prudentemente di non accendere fuochi per non attirare attenzioni indesiderate. "Io posso fare due turni di guardia, qualcuno dovrebbe fare il terzo" propose Lirithion la cui razza elfica non necessitava di molte ore di sonno e per giunta poteva vedere meglio nell'oscurità della notte, illuminata dalla luna calante di Felmont, rispetto ai suoi compagni umani. Zoran si avvicinò alla giovane ragazza traladariana: "Posso farti compagnia per l'ultimo turno di guardia, Yelena" propose il ranger. E così stabiliti i turni, gli avventurieri si accamparono per la notte e ben presto si addormentarono con il costante e monotono mormorio dell'Erroton Creek che scorreva nelle vicinanze. E nessuno venne a turbare il loro riposo quella notte.
GIORNO 20 FELMONT
L'alba del giorno successivo, tuttavia, non portò risposte, ma solo un profondo grigiore. Una nebbia fittissima, carica di umidità e mistero, aveva avvolto ogni cosa, rendendo impossibile vedere oltre la lunghezza di un braccio. Quasi non si percepiva più nemmeno lo scorrere dell'acqua del vicino torrente, se non come un rombo sordo e lontano. Karamoth uscì dal suo giaciglio, scrutando invano il nulla che li circondava. "E dove andiamo? con questa nebbia non si vede ad un palmo di naso!" esclamò con una voce che pareva smarrirsi nel vuoto, scrutando il muro di grigio che li separava dai loro nemici e, forse, dal destino degli elfi Vyalia scomparsi. La piccola compagnia sedeva ora immobile e avvolta da quel silenzio, prigioniera del respiro umido del Dymrak e attendendo che il velo dell'Erroton Creek si sollevasse, consapevole che ogni istante perduto allontanava dalla salvezza il possibile prigioniero Vyalia, di cui avevano trovato il lembo di stoffa.

Tag: Avventure, D&D, d&d 3.5, d20, elfi, Erroton, Erroton Creek, Foresta Dymrak, Goblin, Granducato, Karameikos, Karamoth, Lirithion, mercanti scomparsi, Mystara, Rugalov, Ryania, Sir Roderick, Vyalia, Yelena, Zoran
Lascia un commento
Annulla risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.

Comments on '2 – Tracce nella Nebbia' (0)
Feed dei commenti