26 – I Segreti del Mago Giallo

GIORNO 2 YARTHMONT

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«Non possiamo lasciare che questo Golthar fugga o che chiami rinforzi. Estirpiamo questo male alla radice, prima che Xitaqa si svegli del tutto», disse Liziano ai compagni. Dopo una breve riflessione comune decisero di non riposare. Attraversarono nuovamente la sala dell'Invisibilità e salirono le scale a chiocciola con i sensi all'erta, raggiungendo il piano superiore che sembrava ospitare per intero, una decadente galleria d'arte. Alle pareti pendevano arazzi e ritratti di un'antica arte perduta , rovinati e scoloriti dal tempo, mentre ai lati centrali della sala dominavano due statue di giada; rappresentavano due umanoidi dalla testa di sciacallo a grandezza naturale, in posizione pensosa e contemplativa. Nel silenzio della sala, Liziano e Seebo si confrontarono sospettosi. «Quelle statue... potrebbero essere dei guardiani, pronti a risvegliarsi», disse il giovane mago thyatiano allo gnomo. Per testare il pericolo, evocò con la sua magia uno scarabeo di fuoco proveniente da un piano dimensionale esterno, che al comando del suo evocatore, una volta apparso, corse prima sul pavimento di marmo per verificare se vi fossero delle trappole ad attenderli, e poi si diresse proprio alle statue in cerca di una qualche reazione. Non accadde nulla e le statue rimasero immobili; ma l'atmosfera era stranamente carica di tensione. In formazione compatta e guardinga, con Souane e Conner in testa, gli avventurieri entrarono nella sala; dovevano attraversarla tutta per giungere dall'altro lato dove si trovava un'altra porta che presumibilmente li avrebbe condotti al piano superiore. La giovane barbara traladariana, lo spadone impugnato saldamente tra le mani, avanzava scrutando le pareti con l'istinto di un predatore.

Un impercettibile tremolio scosse un arazzo appeso ad una parete laterale che, un tempo, forse, raffigurava scene di un tempo dimenticato; non sfuggì all'attenzione di Conner e di Souane. I due compagni notarono un piccolo buco nel tessuto dove un occhio umano li osservava con odio viscerale. Souane fu la più rapida e lesta; senza attendere alcun segnale, la giovane barbara si lanciò in avanti verso l'arazzo anticipando tutti, sollevando lo spadone sopra la testa. «Eccoti, verme giallo!» gridò mentre colpiva l'arazzo e la figura che si celava dietro; ma una trappola magica occultata su di esso, scattò, investendola con una scarica elettrica che le fece rizzare i capelli e le ustionò parzialmente la pelle. Nonostante il dolore, Souane non arrestò il suo fendente che impetuoso squarciò il tessuto e affondò nella carne dell'uomo nascosto. Golthar, il mago vestito di giallo che i goblin chiamavano Gambe Secche, emise un rantolo soffocato mentre la fredda lama di Souane gli squarciava il petto. L'uomo morì con un’espressione di odio, misto ad incredulità, dipinta sul volto pallido, crollando a terra tra le pieghe dell'arazzo insanguinato. «Per te è finita,» sentenziò lapidaria Souane, rinfoderando lo spadone con selvaggia soddisfazione. Gli avventurieri perquisirono il cadavere trovandovi indosso due anelli d’oro finemente lavorati, delle gemme preziose in un borsello e due pugnali da lancio perfettamente bilanciati. Ma non il libro degli incantesimi che, tanto Liziano quanto Seebo, anelavano ad ottenere per studiarne gli arcani segreti. Eliminata la minaccia di Golthar così rapidamente, mentre si aspettavano di dover affrontare un avversario ben più ostico e pericoloso, ripresero con più entusiasmo e vigore a salire le scale, giungendo all'ultimo piano rimasto agibile di quella antica torre, che il mago dalle vesti gialle aveva reso il suo studio privato. Era un ambiente arredato in modo grottesco e di cattivo gusto: un letto intagliato a forma di mascella di drago dominava la stanza, con un piccolo tavolo di forma triangolare affiancato da due sedie pitturate di colore arancio che, modellate ed intarsiate, ritraevano un umanoide in posa agonizzante, accartocciato su se stesso.


«Che gusto orribile,» commentò Conner mentre si addentrava nell'ambiente, già pronto a cercare curioso in ogni dove, avvalendosi del magico monocolo che gli era stato donato da Mirosh sulle rive del Lago dei Sogni Perduti. Gli avventurieri seguirono l'halfling nella perquisizione della camera e notarono subito una grossa mappa appesa ad una parete, tracciata con precisione quasi accademica. Rappresentava la parte settentrionale della Foresta Dymrak con segnati chiaramente i luoghi degli avamposti umani, assaltati recentemente dai clan goblin: Cherckass, Ilyakana, Segenyev, Sùkiskyn. Era la prova che dietro al grande fermento degli umanoidi nella foresta si trovava Golthar, l'uomo dalle vesti gialle.

                                      La Mappa di Golthar

Alla fine della loro ricerca trovarono una grossa cassa di legno rinforzata con barre di ferro che, una volta aperta, restituì un vero e proprio tesoro. Poterono contare oltre un migliaio di monete di platino ed un numero considerevole di gemme, oltre al libro degli incantesimi del mago. Ma ad attirare la loro attenzione furono una piccola scatola d'ebano, contenente un ago d'argento ed un filo d'oro, ed un porta pergamene in avorio lavorato che conservava al suo interno un'antica pergamena scritta in una lingua incomprensibile. Prendendo la scatola d'ebano con rispetto, Seebo ne osservò con attenzione il contenuto. «La chiave per la mappa di Stephan», disse poi lo gnomo mostrandola ai compagni. «Sembra che tutto torni», aggiunse riferendosi alla storia che era stata raccontata loro dall'allevatore di cavalli. Poi rivolsero l'attenzione all'antica pergamena. La srotolarono con cura sul tavolo a forma triangolare per studiarne il contenuto, stando ben attenti a non danneggiarla. La scrittura era costituita da segni e da un alfabeto a loro completamente estranei, mai visti prima. Seebo e Conner provarono a decifrarne il contenuto , ma la stanchezza e l'urgenza di decidere il da farsi, suggeriva di rimandare a dopo il riposo l'impiego delle arti magiche per la Comprensione dei Linguaggi. Però lo spirito analitico di Liziano, forgiato nelle accademie di Thyatis, non riusciva a tollerare il ritardo e ad arginare la sete di conoscenza. Il giovane mago si sedette al tavolo dalla forma triangolare immergendosi nello studio; attingendo alla sua erudizione e alle sue vaste conoscenze, dopo un'ora di incessante lavoro riuscì in quell'impresa eroica. «Incredibile», sussurrò Liziano, la fronte imperlata di sudore mentre la sua mente tesseva connessioni tra quei simboli dimenticati. I compagni si avvicinarono attratti dal tono solenne del mago. Souane rinfoderò lo spadone, mentre Vòran si sporse oltre la spalla del mago, osservando quei segni incomprensibili. «Liziano, cosa dicono quei scarabocchi?» chiese Souane con quella sua impazienza tipica che le vibrava nella voce. Il giovane thyatiano sollevò lo sguardo, gli occhi che brillavano di una luce febbrile. «Questa è l'origine della ricerca di Golthar. Quel mago non era solo un carceriere; era un cacciatore di tesori. Sembra che abbia trovato una città... di una civiltà perduta... visto che non ne ho mai sentito parlare prima...e l'arazzo che si trova a Sùkiskyn potrebbe essere quello di cui parla questa pergamena.. ». Il giovane mago ne lèsse il contenuto ai compagni.

“Io Baistqet, alta chierica, ordino e comando il vostro ritorno ad Hutaaka. Le stelle sono cambiate ed il nostro potere vacilla. Strane creature ci scacciano dalle montagne ed il nostro popolo è in agitazione. Le nostre possibilità hanno raggiunto il limite. Portate con voi i tesori dei templi e la gente delle colline per nutrire l'Uno. Gli arazzi sacri e gli aghi d'argento vi mostreranno il cammino”.

Esausti e provati da quella rocambolesca incursione nella Torre Spezzata, i membri della compagnia si trovarono davanti a un dilemma. Era quasi metà giornata, il sole splendeva alto nel cielo, e fuori nel canyon potevano esserci già centinaia di goblin messi in allarme dal capo hobgoblin fuggito. «Non usciremo mai da qui vivi se tentiamo la fuga adesso,» disse Keruin. « Ma il sole è alto e anche se sono stati allertati, i goblin non sono amanti della luce. Potremmo avere comunque delle buone possibilità di fuga», gli replicò Vòran. «Ho un'idea,» intervenne Seebo. «Torniamo nella stanza dell'invisibilità. Nessuno penserebbe mai di cercarci nel cuore del loro stesso inganno. È il posto più sicuro della torre. Lì potremmo riposare all'interno del Trucco della Corda, curarci le ferite e avere il tempo di studiare i nostri incantesimi. E poi domani andarcene da questo posto». Il gruppo accolse la proposta dello gnomo. Ridiscesero silenziosamente per i piani della torre e si barricarono all'interno della magica camera dell'invisibilità. Esplorandola con più calma, Keruin e Senshu, grazie alla loro affinità con la pietra, scoprirono un segreto di quel luogo: l'invisibilità non era dovuta solo alla permanenza di un incantesimo, ma alla presenza all'interno della sala di cinque muri di vetro silicato trasparente, talmente puri da rifrangere la luce e la magia in modi che sfidavano la naturale percezione. «Ingegneria antica», commentò Senshu picchiettando su un muro di vetro con il manico dell'ascia. Iniziò così un lungo periodo di riposo forzato. Le ore necessarie per riposare, meditare e studiare sembrarono un'eternità all'interno dello spazio extra dimensionale del Trucco della Corda, reso ancora più difficile da identificare, tra le mura invisibili di quella camera.

GIORNO 3 YARTHMONT

Il giorno seguente giunse senza che nessuno, stranamente, li venisse a cercare o facesse ingresso nella camera dell'invisibilità , disturbando il loro riposo. I due maghi e il chierico si dedicarono ai loro studi ed orazioni, in modo da essere in grado di accedere nuovamente ai loro poteri, arcani e divini, per la nuova giornata, mentre gli altri compagni si apprestavano a sistemare e ricontrollare il loro equipaggiamento, pianificando la loro fuga dalla torre. Quando ebbero terminato i loro studi magici, Liziano e Seebo erano pronti ad avviare un arcano rito per Identificare alcuni degli oggetti che avevano ritrovato il giorno precedente. Estraendo le perle dal colorito biancastro, che avevano trovato solo alcuni giorni prima nella Tana dei Lupi Mannari, iniziarono a polverizzarle con i loro strumenti alchemici, mescolandole poi a del vino rosso e ad una piuma di gufo. Quando la mistura fu pronta, davanti ad un Conner dall'espressione incuriosita, i due maghi bévvero la pozione che avevano creato, ed ognuno iniziò a pronunciare arcane parole; i loro occhi brillarono per qualche istante di una tenue luce magica. Poi si concentrarono ognuno su di un oggetto e lentamente iniziarono a svelarne i segreti. «Questo anello conferisce una protezione magica contro ogni offesa,» spiegò Liziano, porgendolo poi ai compagni perché lo ammirassero anche loro. «Ma il secondo... il secondo è incredibile. Permette di comandare le due statue di giada dalla testa di sciacallo nella galleria d'arte al piano di sotto». Souane porse nel frattempo lo spadone che avevano recuperato dal Minotauro e che Liziano, il giorno prima, aveva già anticipato essere magico. «Una volta al giorno quest'arma conferisce al portatore la capacità di Vedere l’Invisibilità», disse Seebo. «Ecco perché quella bestia riusciva a colpirci con tanta precisione nonostante l'illusione della stanza», concluse in fine. Poi lo gnomo rivolse l'attenzione sull'Ago d'argento e il filo d'oro; risultarono magici anch'essi, capaci di poter rivelare specifici dettagli che erano stati resi invisibili su una superficie. Era l'elemento definitivo che andava a completare il racconto di Stephan sulla cerca degli Arazzi da parte di Golthar. Infine, i due maghi aprirono il libro degli incantesimi appartenuto al mago dalle vesti gialle. Le pagine erano dense di formule magiche, alcune delle quali non avevano avuto ancora modo di studiare, ma che sarebbero stati in grado nei giorni seguenti di poter apprendere e lanciare : Ragnatela, Dissolvi Magia e Vedere Invisibilità. «è ora di andarcene da questo covo di goblin e tornare a Sùkiskyn con Stephan», disse Liziano chiudendo il tomo con un colpo secco. L'allevatore di cavalli era stato recuperato e il suo carceriere eliminato. La compagnia era pronta; aveva strappato alla torre, segreti che, in un modo o in un altro, avrebbero cambiato il corso del loro destino. In un silenzio carico di tensione, sapendo che il mattino avrebbe portato l'ultima decisiva sfida per la libertà, il gruppo di avventurieri si apprestò ad uscire dalla Torre Spezzata ed abbandonare le antiche e pericolose rovine di Xitaqa.

                                         La Torre Spezzata

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