25 – Stephan

GIORNO 2 YARTHMONT

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Sotto il plumbeo cielo di Karameikos, le rovine millenarie di Xitaqa emergevano dalla terra, come denti spezzati di un titano dimenticato, quando la compagnia, invisibile e leggera come piuma, iniziò la sua discesa verso il cuore di quella città perduta. Sospesi nel vuoto grazie all'incantesimo della Caduta Morbida intessuto dalla magia di Seebo e Liziano, gli avventurieri toccarono il suolo roccioso senza produrre il minimo rumore, protetti da un sacro Silenzio infuso in un piccolo sasso dal potere divino di Keruin. Davanti a loro, la scalinata della Torre Spezzata si ergeva imponente, presidiata da quattro guardie hobgoblin svogliate. Avvolti dalla Sfera di Invisibilità di Liziano, il gruppo si mosse in una formazione serrata e silenziosa, verso la sommità della scalinata. Souane, che sempre Liziano, poco prima aveva Ingrandito magicamente fino a farla sembrare un colosso delle leggende traladariane, guidava l'assalto. La sua "furia" era a stento trattenuta, mentre le dita stringevano l'elsa del possente spadone. «Ora» parve sussurrare il vento, sebbene nessun suono uscisse dalle labbra degli avventurieri. Souane scattò in avanti; il suo spadone fendette l'aria con una potenza devastante, trafiggendo il primo hobgoblin con un colpo così netto da reciderne la vita quasi istantaneamente. Nello stesso battito di ciglia, Vòran e Senshu colpirono con la precisione di chi non poteva permettersi errori. Le guardie caddero sulla pietra senza emettere un solo grido, soffocate dal silenzio magico che avvolgeva l'area, mentre gettavano un ultimo sguardo stupito sulle sagome dei tre avventurieri che, con quel loro attacco, avevano perso il favore della magia ed erano tornati ad essere visibili. La scalinata ora era libera, lordata solo dal sangue nero degli umanoidi. La compagnia varcò il monumentale portone di bronzo, penetrando nell'atrio della Torre Spezzata. Statue colossali dalla testa di lupo, incombevano su di loro, mentre un antico mosaico sbiadito dal tempo ricopriva il pavimento. Conner, scivolò tra i rozzi mobili di legno che arredavano la sala. Con dita esperte, frugò tra cassetti e credenze, cercando un indizio o un tesoro, ma trovò solo polvere e vecchi stracci. «Niente di valore, solo sporcizia di goblin» sembrò indicare l'halfling con un gesto frustrato misto a disgusto.

                                        Il Lupo dei Ghiacci

Avanzarono verso l'interno, nella grande sala che ospitava la fontana asciutta e piena di detriti ed immondizia; pesanti tende consunte erano tirate a dividere gli ambienti, ma gli avventurieri sapevano cosa aspettarsi dietro ad esse: due Lupi dei Ghiacci e l'hobgoblin con il falchion, osservati da Seebo nella sua perlustrazione del giorno precedente. Vòran e Senshu scostarono un drappo con cautela, rivelando il primo dei due Lupi dei Ghiacci. Una creatura imponente dal pelo bianco come la neve e il respiro che gelava l'aria. Senshu non esitò: nel silenzio generato dalla fede di Keruin, calò la sua ascia nanica sulla fiera con un impatto brutale, squarciandone il fianco. Souane intervenne subito dopo, ponendo fine alla vita della bestia con un fendente risolutivo del suo spadone, che ne spezzò il dorso e la vita. Ma il vero pericolo doveva ancora palesarsi. Dietro la seconda tenda, ad attendere questa volta gli avventurieri, si trovava l'imponente sagoma dell'hobgoblin che brandiva il grosso falchion, la cui lama brillava di un bagliore sinistro e affilato. Al suo fianco, il secondo Lupo dei Ghiacci ringhiava senza emettere suono, pronto a difendere il suo padrone. Lo scontro divampò immediato e brutale. La grossa bestia magica investì la compagnia con il suo gelido alito, che morse le carni di Vòran, infliggendogli ferite profonde e rallentando i suoi riflessi. Il lupo si avventò sul ranger con morsi feroci, sbilanciandolo e facendolo crollare al suolo, riducendolo rapidamente in fin di vita.
Nello stesso istante, l'hobgoblin, che non era un semplice predone ma un signore della guerra, con un movimento fluido e terrificante menò un fendente di inaudita violenza che intercettò Souane nel pieno del suo attacco. La lama dal filo ricurvo affondò nelle carni della barbara, infliggendole una ferita devastante che avrebbe abbattuto un orso delle foreste. Souane barcollò, il sangue che macchiava le sue vesti e il pavimento, ma la sua indomita tempra la tenne in piedi a fronteggiare il nemico. Keruin, interrompendo il sacro silenzio che avvolgeva l'area di quello scontro, invocò il nome della dea Petra, scatenando il potere ristoratore della sua fede. Una luce dorata avvolse la barbara, Curando le Ferite più Gravi e restituendole il vigore necessario per non soccombere a quella sfida. Liziano, avvolto ancora dall'invisibilità della sua magia, iniziò a tessere la trama arcana della Velocità, accelerando così i movimenti dei compagni affinché potessero sopraffare il nemico. Souane e Senshu ingaggiarono un combattimento selvaggio con l'umanoide, cercando di accerchiarlo, per trovare un qualche vantaggio. Lo scambio di colpi fu violento da entrambe le parti. Tuttavia, l'hobgoblin non era un avversario ordinario; era un maestro di esperienza nell'uso della sua arma, che lo rendeva letale quando portava i suoi attacchi, e difficile da colpire quando parava i colpi che riceveva. Ma aveva anche risorse oscure a cui attingere. Quando sembrò che le ferite subite lo stavano conducendo alla sua disfatta, strinse il suo falchion e sotto gli occhi increduli del gruppo, l'hobgoblin ne utilizzò un potere occulto che risanò istantaneamente tutte le ferite subite. In quel momento il morale degli avventurieri vacillò. Ma anche l'umanoide era stato messo alle strette dalla tenacia degli eroi; con un ghigno ambiguo e una voce roca si rivolse loro :«Stranieri, Siete forti. Lasciatemi andare e non vi ucciderò tutti in questa sala». La compagnia, provata e conscia della forza di quell'hobgoblin e del numero di nemici che potevano accorrere al primo allarme, ebbe un attimo di esitazione. L'umanoide, però, non attese una risposta: approfittando di quel momento di incertezza, colse l'attimo; salendo in groppa al Lupo dei Ghiacci si dileguò oltre il portone monumentale, uscendo dalla torre e scomparendo tra le gole del canyon. Ansimando per lo sforzo, il gruppo si fermò brevemente presso la fontana abbandonata al centro della sala, colma di rifiuti ma custode di un segreto. Conner, guidato dal suo istinto infallibile, scorse qualcosa di insolito tra l'immondizia. Con un sorriso curioso e scaltro, recuperò dieci lingotti d'oro massiccio; probabilmente il tesoro degli hobgoblin. «Un piccolo premio per il sangue versato,» mormorò l'halfling con soddisfazione mettendo al sicuro l'oro nelle loro borse. Nel frattempo Keruin tornò ad invocare i poteri curativi alla sua dea, indirizzandoli su Souane e Vòran che avevano subito molte ferite dallo scontro appena terminato.

Poi, senza perdere altro tempo, iniziarono l'ascesa lungo una scala a chiocciola che si trovava oltre una porta chiusa della grande sala, e che si avvitava su per la torre, nuovamente alla ricerca di dove fosse tenuto Stephan prigioniero. Raggiunsero un dormitorio vuoto, dove otto semplici letti erano addossati alle pareti. Su ciascuna testiera pendevano manette di ferro lucido. Un simbolo ormai sempre più ricorrente a cui non sapevano ancora dare un nome, ma che era indiscutibilmente un segno delle crudeltà inflitte ai prigionieri di Xitaqa. All'altra estremità del dormitorio, un'altra scala a chiocciola saliva al piano superiore; al termine delle scale i compagni si trovarono davanti ad una porta che, una volta aperta, mostrò loro un'ampia camera completamente vuota, con solo una porta esattamente sulla parete opposta. D'un tratto quella porta si aprì, rivelando la figura di un uomo avvolto in lunghe vesti gialle, per poi richiudersi rapidamente come si era aperta. «Gambe Secche» sussurrò Vòran ai compagni, supponendo che quella figura fosse il misterioso leader che stava dietro agli assalti dei goblin nella Foresta Dymrak. Come si gettarono all'interno della stanza, una magia distorse i loro sensi, rendendo ogni membro della compagnia invisibile agli occhi dei propri compagni, isolandoli in un limbo di incertezza. In quel caos sensoriale, un muggito feroce squarciò l'aria e una creatura invisibile caricò Souane, colpendola con la forza di un maglio pesante.
Mentre i guerrieri cercavano disperatamente di colpire un nemico che non potevano vedere, un grido disperato lacerò il silenzio: «Attenzione al Minotauro! Vi prego, aiutatemi!». Vòran, Souane e Keruin poterono riconoscere la voce di Stephan di Sùkiskyn. Liziano rimase fuori dalla stanza, sulla porta, un punto ancorato alla logica in un mare di caos arcano. Sapeva che varcare quel limite avrebbe significato svanire agli occhi dei suoi compagni, rendendo impossibile ogni coordinamento tattico. Con un sussurro rapido, intrecciò le dita nell’aria e richiamò la magia delle Immagini Speculari. In un battito di ciglia, tre repliche identiche del mago apparvero accanto a lui, pronte a confondere eventuali aggressori. «Io resto qui, sulla porta!» esclamò il giovane mago con la sua voce che rimbombava nell'anticamera visibile. «Non posso vedervi dentro questa stanza. State uniti!». Poi tornò ad attingere al potere arcano della sua magia: i suoi occhi brillarono per qualche istante di una lieve aura magica. Il giovane mago thyatiano si concentrò, scrutando con attenzione l'interno della stanza. Ai suoi occhi l'ambiente dove i suoi compagni erano diventati invisibili, riluceva ora di un'aura magica di media potenza della scuola magica dell'illusione. Era il segno dell'attività in corso di una magia, che andava ben oltre le capacità arcane di cui lui ed il suo compagno gnomo disponevano. Keruin, davanti a quella situazione, non esitò. Guidato dalla fede e dal suo senso del dovere, avanzò ancora nell’invisibilità della camera alla ricerca del nemico, che non era un fantasma, ma una massa di muscoli e furia primordiale. Il ruggito del Minotauro invisibile lacerò nuovamente il silenzio prima ancora che il nano potesse sollevare la sua mazza. Un colpo devastante, sferrato con la forza di un maglio, centrò Keruin in pieno petto, sollevandolo quasi da terra. Il nano crollò sul pavimento della stanza, il respiro mozzato, la vita che vacillava sotto l'impatto di quel colpo brutale. «Keruin!» gridò Senshu mentre avanzava nella camera cercando di intercettare i passi pesanti della bestia e capire dove fosse caduto il compagno. Souane, Keruin e Senshu, aiutandosi l'un l'altro con il solo senso dell'udito, iniziarono a stringersi attorno al Minotauro. Ma i loro colpi andavano a vuoto mentre quelli della bestia riuscivano stranamente a ferirli; come se il mostro fosse in grado di vederli, nonostante l'invisibilità che permeava l'ambiente. Nel frattempo Seebo utilizzò la sua magia per sollevarsi in volo ed evitare il tumulto del combattimento celato dall'invisibilità della stanza. Guidato unicamente dalle grida e dal respiro affannoso dell'uomo che aveva chiesto aiuto, lo gnomo raggiunse finalmente il centro della sala. Lì, legato saldamente ad una sedia e celato dalla medesima illusione che permeava la camera, lo trovò. «Stephan, sei tu?» chiese Seebo con voce sottile. «Si, Portatemi via... vi prego» giunse la risposta stanca dell'allevatore di Sùkiskyn. Seebo non perse tempo; con un pugnale affilato, recise le corde che legavano i polsi di Stephan. «Siamo qui per liberarti. Ci manda Pyotr. Adesso resta basso, che la battaglia non è finita». Intanto anche Conner si era mosso all'interno della stanza con la circospezione che solo un halfling possedeva. Era appesantito dai lingotti d’oro recuperati nella fontana, ma doveva soddisfare la sua curiosità per quell'ambiente così 'particolare'. Aveva individuato una parete anch'essa invisibile al centro della stanza e iniziò rapidamente a seguirla: lo condusse, dopo poco, proprio dove si trovava Seebo intento a liberare Stephan. Nel frattempo, la frustrazione di Souane per i suoi colpi ripetuti che andavano semplicemente a vuoto davanti a sè, crebbe oltre misura. La barbara di Rifllian si abbandonò alla sua "indomita furia" e affidandosi solo all’odore selvatico della bestia che percepiva, e allo spostamento d’aria causato dal suo muggito, strinse l'impugnatura dello spadone con tutta la forza che aveva, lanciando il suo grido di battaglia traladariàno. «T'ammazzo, maledetta mucca!» rugì Souane. Lo spadone tagliò l'aria con un fischio sinistro; la lama questa volta incontrò la carne invisibile, affondando profondamente nel fianco della bestia. Un muggito di dolore atroce confermò il successo del colpo. Souane sentì la resistenza del muscolo e il calore del sangue nemico che le bagnava le mani, invisibile anch'esso; Ma non fu sufficiente ad abbattere il possente Minotauro.

                                  Souane

Nella frenesia del combattimento, Conner, costeggiando a ritroso la parete invisibile che lo aveva condotto al centro della stanza, condusse Seebo e Stephan al sicuro nell'anticamera dove si trovavano Liziano e Vòran, tornando nuovamente visibili. Il ranger riconobbe l'uomo che li aveva ingaggiati mesi prima a Rifllian; anche se era particolarmente denutrito e malconcio per la lunga prigionia. «Stephan è in salvo! Andiamocene via da qua!» gridò Liziano all'indirizzo dei compagni ancora all'interno della camera. Souane, Keruin e Senshu, frustrati e feriti, non se lo fecero ripetere due volte; ad uno ad uno si voltarono abbandonando la camera e quello scontro impari, rifugiandosi nell'anticamera dove, oltrepassati Liziano e Vòran, richiusero la porta. Ma il Minotauro, seppur ferito, tentò un’ultima disperata carica per impedire la fuga del prigioniero. Aprì la porta gettandosi all'inseguimento degli avventurieri dove però trovò Vòran ad attenderlo. Seppure sulla soglia della porta dove la bestia si trovava, la magia di invisibilità ancora persisteva, il ranger, con la fredda precisione che lo contraddistingueva, attese il momento in cui la massa d’aria si spostò violentemente verso di lui; affondò il suo stocco con un colpo fulmineo, trafiggendo il ventre della creatura, proprio mentre questa cercava di varcare il confine della stanza. Il mostro crollò con un tonfo sordo che scosse il pavimento della torre mentre si accasciava a terra finalmente immobile nel rigore della morte. Una massa imponente che la magia della stanza rendeva ancora difficile da percepire interamente alla vista. I membri della compagnia, parzialmente increduli per l'esito di quello scontro, si avvicinarono alla spoglia abbattuta ancora avvolta dall'invisibilità, costringendoli a procedere a tastoni per saggiarne le dimensioni e i possedimenti. Muovendo le mani nel vuoto, incontrarono la superficie ruvida della pelle e la durezza dei muscoli della creatura ormai esanime. Cercando tra i resti, le dita dei compagni incrociarono un metallo gelido e massiccio. «Qui c’è una grossa arma,» mormorò Senshu mentre estraeva dal nulla una spada di grandi dimensioni. L'arma, che per un uomo comune sarebbe stata uno spadone a due mani, brillava di un fioco bagliore azzurrino agli occhi di Liziano, un segno inequivocabile di una natura non comune. Il mago thyatiano, si avvicinò socchiudendo gli occhi per studiare la trama energetica dell'arma. «Vedo due aure magiche, sebbene deboli, intrecciate sulla lama. È un'arma magica, ma non sono in condizione di dire di più, per il momento». Souane decise di reclamare quello spadone come proprio bottino di guerra. Quello scontro era giunto al termine ma la tensione lasciò il posto a un’urgenza febbrile: ora che avevano recuperato Stephan, dovevano uscire fuori rapidamente dalla torre e da quel canyon, prima che quel posto non avesse iniziato a brulicare di goblin in caccia, messi in allarme dall'hobgoblin con il falchion o dall'uomo dalle vesti gialle che avevano visto chiudersi la porta dietro di se dall'altra parte della camera invisibile.

                            Stephan di Sukyskin

Stephan di Sùkiskyn appariva logoro, i vestiti ridotti a stracci, il corpo segnato da settimane di privazioni. L'allevatore di cavalli cercando di reggersi in piedi con l'aiuto di Senshu, dopo averli ringraziati, mormorò agli avventurieri : «Il mio carceriere... l'uomo in giallo... si chiama Golthar. I goblin lo chiamano Gambe Secche. Sta cercando qualcosa... una mappa nascosta in un arazzo a casa mia... a Sùkiskyn. In queste settimane di prigionia mi ha interrogato parecchie volte per questo... ho capito però che si tratta di una mappa magica che può essere letta solo con dei magici aghi d’argento in suo possesso... sta cercando la mappa in maniera ossessiva... immagino che nasconda un tesoro immenso... non possiamo lasciarlo prendere ad un essere vile ed infame come lui!». Gli avventurieri si scambiarono degli sguardi cupi. Erano tutti quanti feriti e provati per quell'incursione di salvataggio nella Torre Spezzata. Parecchie delle loro risorse magiche a disposizione erano già state consumate e avevano ancora tutta la via di fuga da dover affrontare. Ma la tentazione di mettere le mani su di un favoloso tesoro e la fredda logica di eliminare quello che ritenevano essere un pericoloso incantatore, che non avrebbe esitato a dar loro la caccia appena ne avesse avuto occasione, iniziò a farsi strada nelle loro menti, mettendo in discussione il semplice piano di recupero dell'allevatore di cavalli.

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