13 – Ombre e Segreti nelle Sale dei Morti

GIORNO 19 KLARMONT

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La Grande Quercia si ergeva come un monumento decadente i cui rami, un tempo rigogliosi bracci tesi verso il calore di Klarmont, erano ora artigli che graffiavano un’aria carica di umidità e oscuri presagi. Il sole estivo del Granducato di Karameikos faticava a farsi strada tra le fronde ingiallite del colosso morente. Ai suoi piedi, la compagnia di avventurieri cercava riposo dalla sortita appena conclusa nella cripta nascosta tra le radici dell'albero. D'un tratto l'attenzione del druido fu catturata da una linfa che trasudava dalle ferite della corteccia martoriata, una resina leggermente fosforescente che sembrava piangere nel silenzio della radura. Karamoth si chinò per esaminare quella strana sostanza, la lanterna ormai spenta, ancora legata alla cintura. "Sostanza interessante!" mormorò raccogliendo con cura quella misteriosa resina luminescente mentre i suoi compagni si preparavano a decidere il prossimo passo. Lirithion, i cui occhi riflettevano il bagliore argenteo della sua stirpe Vyalia, non condivideva l'entusiasmo accademico del druido. "Quella cosa che hai trovato mi inquieta, che abbiano in qualche modo maledetto questo albero? Che possa diventare un non morto anche lui? Dovremmo chiedere a Rillafer, ci facciamo un salto mentre raccogliamo bacche?". Il gruppo era logoro; il veleno dei Diavoletti Silvestri bruciava ancora nelle vene di Zòran e Trix. Il ranger traladariàno, appoggiato alla sua spada con la vigilanza di un predatore ferito, scosse il capo: "Io sono favorevole a riposare qui tutto il giorno, non sono in condizione di combattere al momento, devo aspettare che l'effetto del veleno svanisca", ammise con una nota di amaro pessimismo. Anche il guerriero, solitamente baldanzoso, sentiva il peso della stanchezza: "Visto che molti di noi sono ancora deboli, se siete d'accordo, io e lirithion raccogliamo un po' di quel liquido e lo portiamo dalla fata. E facciamo pure una corsa al villaggio e ci procuriamo delle armi adatte per affrontare gli scheletri, che ne dite ?". Lirithion, tuttavia, richiamò tutti alla realtà : "Rillafer è a qualche ora di cammino da qui, Ryania a una giornata, non possiamo arrivare fino al villaggio. Non credo ci serva andare così lontano per prendere delle altre armi, usiamo i randelli che avevano gli uomini lucertola che abbiamo ucciso alla diga, io so usarli e penso anche te, Trix". Zòran acconsentì, raccomandando prudenza: "Se ne trovi di più, prendili, anche io ne gradirei uno e pure a Teodor potrebbe fare comodo". I due compagni si avviarono così al Guado di Rodov e dopo aver conferito con la driade tornarono dai compagni alla Grande Quercia portando con sé tre pesanti randelli sottratti alle lucertole cadute e riferendo quanto appreso da Rillafer. "è l'ultima linfa vitale di sua sorella Rillerel, e ha ancora delle proprietà magiche; se viene ingerita consente di entrare nel tronco di una quercia e di potersi spostare da un albero all'altro per breve tempo", riferì l'elfo. "Le contro indicazioni sono che una volta ingerita diventi luminescente per tre giorni”, scherzò Trix cercando di alleggerire la tensione con una delle sue battute. “Comunque a parte la spiegazione sulla sostanza, la driade non ha saputo dirci niente di nuovo... però abbiamo trovato tre randelli," concluse infine Trix distribuendo le armi ai compagni.

GIORNO 20 KLARMONT

L'alba del 20 Klarmont portò con sé il silenzio gelido di quelle cripte. Gli avventurieri, rinvigoriti dalle bacche benefiche di Karamoth che aveva raccolto nel sottobosco circostante, si calarono nuovamente nel buco tra le radici nodose della Grande Quercia, discendendo le scale di pietra scolpita che affondavano nel cuore dimenticato delle Sale dei Morti, del misterioso e sconosciuto popolo Taymora. Il silenzio era assoluto, rotto solo dal lento e costante stillicidio dell'umidità, e dal respiro affannoso degli avventurieri. Il druido reggeva la lanterna alta sopra la testa, la cui fiamma danzante proiettava ombre grottesche sulle pareti istoriate; unico baluardo contro l'oscurità che sembrava voler inghiottire la vita stessa. "Qui sotto è ancora tutto silenzioso! Chi scende?" chiese Karamoth, sondando l'oscurità del pozzo che avevano trovato il giorno prima nella camera del sarcofago dove avevano affrontato i Lupi Scheletro. Lirithion, si fece in testa al gruppo; grazie alla sua vista elfica, anche in quei sotterranei, poteva vedere molto meglio dei suoi compagni umani. Poi udì qualcosa: " Ieri non avevo sentito nulla. Sembra essere un gocciolio... Forza, scendiamo", disse iniziando a calarsi nel pozzo verticale profondo circa sei metri, lungo una scala di pioli di ferro arrugginiti ancorati alla parete. Al termine del quale guidò il gruppo in un corridoio che dopo qualche metro svoltava bruscamente, terminando davanti a una pesante grata di ferro. Oltre il metallo ossidato, la luce della lanterna rivelò una ampia camera squadrata dominata da un sarcofago scoperchiato, con il coperchio rovesciato a terra come un guscio infranto, e una grande e profonda fossa scura che limitava l'accesso a due stretti passaggi laterali. Antiche pitture, rovinate dal tempo, sembravano osservarli dalle pareti. "Non mi piace questo posto, né quel sarcofago scoperchiato... Preferisco il bosco, sotto terra va bene per nani e gnomi", mormorò Zòran, stringendo l'impugnatura del randello con le nocche sbiancate. Ma il pragmatismo elfico non conosceva esitazione: Lirithion individuò un pannello nascosto nel muro, rivelando una manovella metallica. "Qualcuno qua, ha fatto scattare una trappola, ho trovato il modo per aprire la grata, è pensata per incastrare le persone dentro," spiegò Lirithion. "Speriamo che chiunque sia stato, sia ora morto in fondo a quella fossa". Con un cigolio lancinante che risuonò come un urlo in quelle silenziose sale, la grata si sollevò, svelando la fossa profonda oltre tre metri nel pavimento. In fondo al buco, tra detriti e polvere, giaceva il corpo inerte di un Uomo Lucertola, con una borsa che pareva promettere segreti o tesori. "Quella borsa potrebbe contenere informazioni, io mi calo," decise l'elfo. Zòran afferrò e tenne la corda di seta mentre il compagno scendeva. Trix incoccò una freccia nel suo arco pronto ad intervenire se l'elfo si fosse trovato in pericolo e Karamoth avanzò sul bordo della fossa con la lanterna alzata per illuminare l'area. Fu in quel momento, mentre Lirithion era vulnerabile nel fondo della fossa, che le ombre smisero di essere semplici proiezioni della luce e l'incubo di Taymora prese forma. Dall'oscurità oltre il sarcofago, una macchia di tenebra più densa del buio si staccò dalla pietra. L'aria divenne gelida, un freddo che non apparteneva all'inverno ma alla tomba, e che sembrava voler spegnere la lanterna di Karamoth. "Trix, stai attento! c'è un'ombra minacciosa al tuo fianco!" urlò il druido, scagliando prontamente un proiettile con la sua fionda che però attraversò l'essere senza produrre alcun effetto. L’Ombra , un brandello senziente di puro ed antico male, allungò una mano artigliata verso il guerriero. Trix, che era intento ad osservare Lirithion sul fondo della fossa, sentì quella presenza fredda avventarsi su di lui e con un riflesso dettato dall'istinto, lasciò cadere l'arco per imbracciare lo scudo ed estrarre la spada, e menare un fendente che però colpì soltanto l'aria. Lirithion risalì freneticamente riguadagnando il bordo dalla fossa, e Zòran lasciò la corda per impugnare le sue lame menando fendenti disperati che però solcarono solo il vuoto gelido. L’essere fluttuava minaccioso davanti a loro, inconsistente ai colpi del comune acciaio, accrescendo in ogni secondo che trascorreva un senso di inesorabile impotenza. Fu allora che Teodor avanzò, elevando davanti a sé il simbolo sacro di Hàlav, la spada sopra l'incudine. La sua voce risuonò con la solennità di un antico cavaliere di Traladara: "Vade retro abominevole creatura dell'ombra, davanti allo potere di Hàlav!". Il simbolo brillò di una luce divina e l'Ombra tremolò, come colpita da una forza invisibile, emettendo un grido silenzioso che parve provenire da una distanza incalcolabile, prima di ritirarsi negli angoli più oscuri della camera da dove proveniva.
"Chierico, dicci se il tuo potere è in grado di tenerlo alla larga e per quanto", chiese Karamoth asciugandosi il sudore freddo dalla fronte. Teodor rispose con gravità, conscio dei propri limiti: "Non per sempre, mio selvaggio compagno. E' grande lo potere di Hàlav, ma non è detto che lo sia anche lo mio... in questo momento possiamo addentrarci con sicurezza nell'altro corridoio come suggerisce l'impavido Trix, oppure ritirarci e tornare indietro; ma non sono in grado di fornire altre certezze". Nonostante il terrore, la curiosità e il dovere spingevano il gruppo a proseguire. Prima però Lirithion, con una determinazione incrollabile, si calò nuovamente nella fossa per recuperare la borsa che aveva visto sul corpo del lucertoloide morto. All'interno, tra cianfrusaglie varie, trovò una pergamena: una rozza mappa della Foresta Dymrak e delle montagne settentrionali, vergata con del carboncino. Ma su di essa non sembrava esserci nessuna ulteriore informazione. Decisero di avanzare e proseguire nell'altro corridoio che partiva da quella camera. Dopo poco, delle scale scendevano bruscamente in un'acqua nera e gelida che arrivava a toccare il soffitto. L'umidità era soffocante, il gocciolio dell'acqua l'unico ritmo in quel silenzio sepolcrale. "Qualche rimedio magico per respirare sott'acqua lo abbiamo?" chiese l'elfo a Teodor. "O almeno della luce magica che funzioni, al buio sarà complicato nuotare". Il chierico scosse la testa. Il druido invece poteva fornire l'illuminazione che l'elfo chiedeva. Mentre Lirithion si faceva legare una corda alla vita, Karamoth invocò una magica Luce sul proprio bastone che affidò all'elfo: "Finalmente ti dai una lavata! Spero che torni... almeno per il bastone. Ci tengo", ironizzò il druido, tentando di esorcizzare la paura. Con un mezzo sorriso, l'elfo svanì sotto la superficie gelida dell'acqua; Zòran e Trix tenevano la corda a cui si era legato Lirithion, sentendola scorrere per dodici, venti, trenta metri. Il tempo sembrava dilatarsi in un'agonia di attesa. "Ragazzi è passato quasi un minuto. Le cose sono due o ha trovato un punto dove respirare o deve tornare velocemente, altrimenti affoga," osservò preoccupato Trix. Ma in quel momento di tensione ed attesa, mentre l'elfo esplorava il tunnel allagato, l'oscurità tornò a colpire con furia rinnovata. La vittima fu Cartu, la giovane guardia di Ryania rimasta a protezione del gruppo nella retrovia, che fu colto di sorpresa. Senza alcun rumore, l'Ombra emerse dalla parete di pietra del corridoio sfiorando il giovane con il suo tocco mortale, prosciugando la sua forza vitale fino a farlo crollare a terra con un grido di terrore soffocato in gola, ridotto a un guscio pallido ed esausto.
"Teodor, benedìci la mia spada! è giunto il momento che io affronti il mio destino", ruggì Trix, vedendo il compagno cadere. "Se ti avvicini provvederò a santificare la tua lama!" disse il chierico prima di iniziare ad intonare la Ballata di Re Hàlav. Toccando la lama di Trix questa si accese di una fioca luce rossastra. Il guerriero si lanciò nell'assalto mentre Karamoth tentava disperatamente di abbagliare l'Ombra scagliando contro di essa dei magici Lampi di luce. Ma quella creatura dell'oscurità risultava essere sfuggente come fumo tra le dita. Dalle profondità dell'acqua, finalmente Lirithion riemerse, ansimando e riprendendo fiato a pieni polmoni, ignaro dello scontro che infuriava nello stretto corridoio sopra le scale, con Zòran che lo aiutò ad uscire con sforzo disperato. Cartu giaceva a terra, seduto con le spalle al muro del corridoio, privo di forza e con il viso rigato da lacrime di paura, e Trix ultimo baluardo della loro difesa che, nonostante la sua abilità marziale, era stato anch'egli sfiorato dal tocco gelido dell'Ombra e fiaccato nella sua forza.

In quel momento Teodor compì il suo ultimo atto di fede. Il chierico levò nuovamente in alto il Simbolo Sacro del suo dio, non potendo mancare a quell'appuntamento che avrebbe significato la morte di loro tutti... e se tutto fosse andato bene... Teodor svuotò la mente da ogni dubbio affidandosi completamente alla sua fede e riversò tutto il suo spirito nel comando: "Vade retro, ombra della notte. Trema davanti lo sacro simbolo di Hàlav il grande! Torna nello tuo loculo!". L'Ombra vibrò come una fiamma colpita dal vento e fuggì nuovamente nell'oscurità più profonda delle Sale dei Morti, scomparendo alla loro vista tra le buie pieghe della camera di pietra antica. "Lirithion, parliamo dopo di quello che hai visto! prendiamo Cartu e fuggiamo il più lontano possibile", ordinò Trix. In fretta e con sforzo disperato, imbragarono il corpo quasi esanime della giovane guardia, e lo issarono su, prima per il pozzo verticale, e poi, una volta raggiunto, su per il buco che li condusse fuori dalle Sale dei Morti tornando alla luce del sole che filtrava tra le foglie morenti della Grande Quercia. Il calore del sole di Klarmont parve un miracolo amaro; Cartu non poteva camminare, ridotto a un guscio vuoto, la sua forza rubata da quell'antico male. Il peso della missione fallita gravava su tutti. "Purtroppo Cartu è fuori gioco, dobbiamo portarlo da Rillafer e lasciarlo riposare lì", decise Trix. Nessuno aveva nulla da obiettare. Costruirono così, più in fretta possibile, una barella di corde e, una volta adagiato sopra la giovane guardia, abbandonarono la Grande Quercia. Raggiunsero a fatica e con il cuore pesante il Guado di Rodov, dove Rillafer li accolse con preoccupazione e tristezza: "Dovete chiudere quella tomba... con qualunque mezzo... anche facendola crollare!" disse la driade. "Ora che non c'è nessuno a sorvegliarla... Solo chiudendola ed occultandola possiamo impedire che qualcuno possa entrarvi con intenzioni malvagie e che qualcosa non possa uscire a nuocere la pace di questa foresta", concluse in fine. La compagnia di avventurieri convenne che sarebbero dovuti tornare a Ryania, per procurarsi il materiale e l'attrezzatura necessaria, per poter chiudere quella tomba. Magari cercando anche di ottenere un qualche aiuto manovale per quel lavoro. Trascorsero il resto della giornata al Guado, all'ombra della chioma del Grande Salice di Rillafer che era tornato ormai rigoglioso.

GIORNO 21 KLARMONT

Il giorno seguente tornarono a Ryania per rifornirsi, lasciando Cartu alle cure della fata. Giunti al villaggio nel tardo pomeriggio, questo appariva come un'oasi di pace, ignara del male che covava nelle radici della foresta. Sir Roderick li ricevette subito nel suo studio, il volto dall'espressione tirata: "Bentornati, spero siate portatori di buone notizie". Zòran parlò per tutti con la franchezza del cacciatore: "Purtroppo no, Sir Roderick. Ma abbiamo molto da dirle, dei preparativi da fare e dobbiamo tornare nella foresta per completare la missione che ci ha affidato. Il nemico che abbiamo affrontato si è dimostrato più orribile del previsto, non dei meri uomini lucertola, né uno stregone, ma un'ombra incorporea di puro male, capace di assorbire la forza delle creature viventi". Sir Roderick, impossibilitato a fornire uomini, offrì almeno il supporto dell'emporio: "Se vi serve dell'attrezzatura, parlerò con Doriel all'emporio: vi farò applicare il prezzo dell'attrezzatura al costo da lui sostenuto. E se dovesse servirvi per trasportare l'attrezzatura vi fornirò in prestito un nostro mulo... più di questo non posso fare". E la notizia della malattia di Irina, che peggiorava costantemente, aggiunse urgenza al loro piano. Non potendola visitare perchè messa in quarantena come loro stessi avevano proposto, visitarono il Capitano Daru, ormai in convalescenza. "Molto meglio, grazie”, rispose Mircea agli avventurieri quando le chiesero del suo stato di salute. “Siete riusciti ad uccidere lo shamàno? e la tomba l'avete chiusa?" chiese poi agli avventurieri con apprensione. Karamoth raccontò quanto accaduto e la perdita della spada con la lama fiammeggiante. Mircea, alla notizia dell'ombra, con una risolutezza che non ammetteva repliche, rispose: "Lasciate perdere la mia spada, chiudete quella tomba e riportate a casa Cartu. Sono queste le due cose importanti...". "Faremo quanto in nostro potere," promisero gli avventurieri prima di congedarsi. Quella sera, alla taverna all'Uva Spina, l'odore della carne stufata e del vino cercò di scacciare il gelo delle Sale dei Morti. Attorno a un tavolo, la compagnia si ritrovò a discutere con l'anziano proprietario dell'emporio del villaggio. "Doriel, chiudere semplicemente il buco non basta, dobbiamo chiudere quel posto il più allungo possibile, in modo da non farlo scoprire più da nessuno," spiegò Trix. "Vorrei usare l'albero come argano, ma non per svuotare dentro il buco tra le sue radici del materiale, ma usare un grosso peso come un martello per intronare la superficie del soffitto della tomba e farla crollare su se stessa". Doriel sorrise, impressionato dall'idea del giovane: "ottima idea, potrebbe funzionare davvero... potreste utilizzare il tronco di qualche grosso albero per questo lavoro... Vediamo... vi servirà parecchia corda per imbracare un grosso tronco... una carrucola potrebbe essere sufficiente... un paio di asce per abbattere un albero e ricavare il tronco con cui martellare il tetto della tomba... con una quarantina di monete d'oro penso che si possa acquistare tutto". Lirithion, che nel frattempo si era recato dai suoi consanguinei elfi per consultarli, fece il suo ingresso nella taverna, raggiungendo i compagni. "Lirithion, ben tornato, hai scoperto qualcosa?" chiese Trix mentre il gruppo finiva di rifocillarsi. L'elfo, scosse la testa : “La tomba sembrerebbe appartenere ad un antico regno di umani, questi Taymora, che vivevano in queste terre ben prima dell'arrivo degli elfi, a cui fu concesso di stansiarsi a patto di aiutare questo popolo umano a combattere contro dei giganti con cui erano in conflitto. Si parla di circa tremila anni fa. E un cataclisma pose fine a quel popolo facendo sprofondare in mare gran parte delle loro città-stato.” L'elfo continuò pensoso : “Forse per questo che la tomba è tutta allagata... già al tempo sprofondò, potrebbe non essere opera delle lucertole con le loro dighe...”. Ma quel suo pensiero rimase tale. Era ormai notte e gli avventurieri si congedarono l'un l'altro dandosi appuntamento all'alba del giorno seguente, davanti all'emporio di Doriel, per prendere il materiale che sarebbe stato necessario per chiudere quella tomba. La compagnia si preparava a sferrare l'ultimo colpo, per sigillare una volta per sempre l'orrore delle Sale dei Morti , finché anche l'ultima eco degli antichi Taymora non fosse svanita dalla memoria del Granducato di Karameikos.

Posted on 11 Marzo 2026 in Articoli,Avventura 1,Avventurieri,la compagnia del tranello by Marbon

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