14 – Un Sigillo per l’Oblio

GIORNO 22 KLARMONT

L'alba del 22 Klarmont sorse su Ryania con una luce dorata che faticava a penetrare le nebbie persistenti del fiume Rugalov. Nell’emporio di Doriel, l’aria sapeva di cuoio vecchio, olio per lanterne e polvere di secoli. Gli avventurieri, segnati dalle recenti battaglie nelle Sale dei Morti, si erano riuniti attorno a un tavolo ingombro di mappe e attrezzi, mentre il vecchio Doriel osservava con i suoi occhi saggi e stanchi.
Lirithion ruppe il silenzio portando con sé la sapienza della sua razza. "Quella tomba appartiene al popolo Taymora," ribadì, la voce che vibrava di una solennità antica. "Un regno di umani che erano presenti in queste terre prima dell'arrivo degli elfi. Si parla di tremila anni fa, un cataclisma pose fine a quel popolo facendo sprofondare in mare gran parte delle loro città-stato. Forse per quello che la tomba è tutta allagata, già al tempo sprofondò, potrebbe non essere opera delle lucertole con le loro dighe".
Karamoth, il cui legame druidico con la foresta era stato messo a dura prova nei giorni precedenti, scosse il capo, i suoi occhi verdi accesi da una curiosità inquieta. "E lasciar andare nel dimenticatoio i misteri di una antica civiltà?" domandò con una punta di rammarico. "Semmai rafforziamoci, prepariamoci al meglio... ma non possiamo metterci una pietra sopra come se nulla fosse!".
Ma il pragmatismo del gruppo, temprato dal gelo dell'Ombra incontrata nell'abisso, ebbe la meglio. Tryx, con la sua mascella squadrata e la mano sull'impugnatura della giusarma, fu risoluto: "Sono d'accordo; una pietra non basta dobbiamo mettercene tante per tappare quel buco". Zoran, che portava ancora i segni della caduta dalle piattaforme tra i grossi rami della Quercia, lo sostenne con cupa determinazione: "Anche io sono intrigato dall'idea di esplorare una tomba di migliaia di anni fa, ma l'esperienza fatta con quell'ombra mi dice che non siamo pronti... Mettiamoci tante pietre sopra e amen".
Zoran si rivolse poi a Lirithion, in cerca di risposte alla mappa trovata sul cadavere dell'Uomo Lucertola in fondo alla fossa: "Lirithion, i tuoi amici ti hanno saputo dire nulla della mappa invece? Hanno riconosciuto qualche elemento caratteristico che ci possa consentire di individuare un punto di partenza?". La risposta dell'elfo fu solo una conferma della totale assenza di informazioni: "La mappa è troppo abbozzata per riconoscere qualcosa di particolare, dovremmo andare a tentativi; come ce l'ha suggerito anche Sir Roderick".
Il dibattito si accese sulla sicurezza. Tryx insisteva sulla necessità di impedire a quell'orrore di uscire di nuovo: "Potremmo organizzarci per chiudere la tomba in due punti. Direi di cercare il massimo della sicurezza fisica, visto che non abbiamo modo di garantire una protezione spirituale, dobbiamo rendere impossibile l'accesso dall'esterno e sperare che quella cosa non esca... Quando saremo sotto, inoltre, Teodor dovrà restare di guardia, pronto ad intervenire dovesse presentarsi la simpatica ombra".
Con la decisione ormai presa, il gruppo si rivolse a Doriel per le provviste. Tryx, agendo da geniere della compagnia, ordinò il necessario per l'impresa: "Doriel come attrezzatura ci servono due asce, una carrucola, 60m di corda, una mazza con dei cugni, due pale, una sega, un po di chiodi e martello". Quando l'anziano mercante suggerì un mulo, Tryx annuì: "In effetti sì ne abbiamo bisogno". "Se è tutto," aggiunse Karamoth, mettendo mano alla borsa delle monete, "anticipo io".
Prima di lasciare il villaggio, Doriel offrì un ultimo consiglio e un dono: "Ne avete del cibo a sufficienza per stare fuori ancora questi giorni?" chiese. "Veramente di cibo stiamo un pochino a corto," ammise Tryx. L'uomo porse loro quindici razioni: "Queste le offro io. Andate e finite il vostro lavoro".
La marcia attraverso il Dymrak fu silenziosa e tesa. Gli eroi giunsero al Grande Salice mentre il sole calava dietro le fronde morenti. Rillafer, la driade dalla pelle grigio-verde, vegliava sul giovane Cartu, la cui energia sembrava svanita. Karamoth si avvicinò con rispetto: "Rillafer, siamo tornati. Ci sono novità? Come sta Cartu?". "Nessuna... Cartu non sta bene... avrà bisogno di tempo per riprendersi..." rispose lei con un sussurro melodioso. Il druido cercò ospitalità per la notte: "Noi abbiamo preso il materiale necessario. Domani andremo di nuovo alla tomba. Per stanotte riposiamo qui se ce lo permetti". "Certo mio caro..." rispose la fata.

GIORNO 23 KLARMONT

Il giorno seguente, la compagnia raggiunse la Grande Quercia. L'albero appariva ormai come un colosso scheletrico contro il cielo, le radici che stringevano l'oscuro varco verso la cripta Taymora. La tensione tra il dovere di sigillare la tomba e la brama di esplorarla riesplose sotto l'ombra dei rami secchi. Lirithion non riusciva a darsi pace: "Io un giro sotto ancora lo farei, avete modo di farmi respirare sott'acqua? ... comunque faccio un altro tentativo e basta. In qualche ora dovrei tornare ad aiutarvi".
Tryx, però, aveva già iniziato a scaricare il mulo. "Veramente non sono io che sono testardo; tutti vi stanno dicendo di chiuderla questa tomba. Quindi datti una risposta. Se volete andare giù, andate! Tanto qui, prima che preparo tutto il marchingegno, ci vorrà un bel po". Lanciò poi un avvertimento che risuonò come un presagio: "Ah! Se non vi vedo quando tutto sarà pronto io comincio a battere con il grande tronco. Vi avviso che, qualsiasi cosa vi succede, siete voi i responsabili e io non vi vengo a cercare".
Karamoth, diviso tra i due compagni, cercò la guida del chierico di Hàlav: "Se anche Teodor si fa avanti, scenderei con te Lirithion!". Ma Teodor, la cui fede era la bussola morale del gruppo, parlò con cupa saggezza: "Non voglio e non posso decidere io della sorte nostra... quell'Ombra è una minaccia che lo mio potere non garantisce l'incolumità nostra... Se decidiamo tutti di scendere sarò allo fianco vostro... ma se non siamo tutti... le probabilità nostre di tornare sotto allo caldo sole saranno poche...".
Nonostante i dubbi, Lirithion, Karamoth e Zoran si calarono nell'abisso con la corda legata al tronco della quercia. Tryx e Teodor rimasero inizialmente in superficie, col mulo e l'attrezzatura. Il chierico mormorò: "Ho uno brutto presentimento... Vogliamo iniziare a preparare tutto per chiudere questa tomba?". Ma la lealtà verso i fratelli d'armi ebbe il sopravvento: scesero anche loro, raggiungendo i compagni nella camera d'ingresso sotterranea dove l'aria era stantia e satura di umidità antica.
Zoran scrutò l'oscurità dei corridoi: "Se c'è anche Teodor abbiamo qualche speranza contro l'ombra, ma sarebbe meglio non stuzzicarla. In caso dovessimo incontrarla però, dovremmo disporre di armi in grado di ferirla, Teodor: quante armi puoi benedire e rendere magiche temporaneamente?". "Una sola," rispose il chierico. "Ma se passiamo per quella camera, l'Ombra ci attaccherà. Non c'è modo di occultarsi a li morti inquieti".
Il silenzio della tomba era interrotto solo dallo sgocciolio dell'acqua. Karamoth mormorò: "Qui dentro, comunque, c'è il solito inquietante silenzio". Lirithion cercò un compromesso: "Sono contento che sei sceso Teodor, ci serve che incanti un arma se puoi, poi potete anche tornare su; vi chiamiamo quando distruggeremo quell'ombra".
Zoran, tuttavia, vide l'inutilità del rischio. "Teodor, so che ti chiedo molto, ma puoi aspettare qui fintanto che non abbiamo sgombrato il pozzo dietro al sarcofago nella stanza di sotto? Altrimenti il tuo incantesimo andrebbe completamente sprecato. Penso ci serviranno più di 2 minuti per liberarlo". Ma le parole del chierico colpirono nel segno, richiamando tutti alla realtà della loro fragilità: "Ma se lo core dell'omini non è saldo nell'affrontare un si tal pericolo, a poco posson servir le sacre benedizioni... Il povero Cartu è la testimonianza a ciò a cui volete andare incontro... L'ombra è forte in codesto luogo e rapida altrettanto come bagliore di luce".
Fu Karamoth a spezzare definitivamente l'indecisione. "Sentite. Io penso che se siamo tutti, ce la possiamo anche fare. Ma così, a ranghi ridotti, non credo che faremo troppa strada. Finisce che questa sarà anche la nostra tomba. Quindi direi di finirla qui. Semmai torneremo un giorno se avremo gli strumenti e la forza necessari. Lirithion, ti invito a ripensarci. Chiudiamo questa cripta".
L'elfo Vyalia abbassò lo sguardo, accettando l'inevitabile. "Speriamo di non fare la cosa sbagliata... non si lasciano le cose inesplorate così a metà... Torniamo su e vediamo se almeno nel chiudere le tombe è bravo," disse con un'ultima punta di sarcasmo rivolta a Tryx.
Risalirono in superficie e iniziarono il vero lavoro di genio militare. Utilizzando le asce e la sega, abbatterono un grosso tronco d'albero morto per farne uno stantuffo. Lo imbracarono con le corde e la carrucola, sfruttando la forza del mulo e quella dei loro muscoli. Per ore, il silenzio della foresta fu squarciato dal ritmo cadenzato dello stantuffo che colpiva la volta dell'ingresso. Infine, con un boato sordo, la pietra cedette. Tonnellate di terra e detriti crollarono nel buco, sigillando per sempre le Sale dei Morti.
Karamoth osservò la Grande Quercia, ora pericolante, sopra il vuoto che avevano creato. "L'albero è morto. Non ha più alcuna scintilla di vita in sé," sentenziò il druido. Tryx propose di bruciare tutto per farne cenere e concime, ma Lirithion obiettò: "Non darei fuoco ad un albero così grande in mezzo alla foresta, facciamolo cadere per bene per non lasciarlo pericolante ma non farei nulla di più". Karamoth concluse solennemente: "Lasciate l'albero così com'è. La natura farà il suo corso".
Si accamparono per l'ultima notte vicino al sito, facendo turni di guardia serrati.

GIORNO 24 KLARMONT

L'alba del 24 Klarmont li vide tornare al Guado di Rodov. Rillafer li accolse, mentre Cartu appariva finalmente vigile, seppur debole. "Buongiorno Rillafer. Abbiamo completato la missione e chiuso quella tomba," annunciò Zoran. Poi si rivolse alla guardia: "Ciao Cartu, come ti senti? È bello vederti cosciente".
"Meglio, grazie," rispose Cartu con un sorriso stanco. "Ho visto l'abisso, Zoran. è mancato poco che ci cadessi dentro... Il tocco di quell'Ombra ti svuota... completamente... di ogni energia. Te la succhia via nutrendosene... avidamente... Sono contento che abbiate chiuso quella tomba. Nessuno dovrebbe trovarsi ad affrontare un tale orrore...".
Organizzarono il rientro a Ryania, costruendo una barella a traino per il mulo affinché Cartu potesse riposare. Tryx ironizzò sulla loro ormai consolidata abilità: "Ti do una mano, tanto ormai siamo esperti di barelle hahahaha". "Sarebbe stato meglio diventare esperti di tesori, ma ci accontentiamo..." gli replicò Zoran. "Ringraziamo gli dei, altrimenti saremmo dovuti diventare esperti di bare, anziché di barelle".
Giunsero al villaggio che era quasi notte. Il riposo sotto un tetto sicuro, dopo giorni di fango e terrore, rigenerò i loro spiriti.

GIORNO 25 KLARMONT

La mattina del 25 Klarmont, la compagnia si presentò da Sir Roderick. Il Lord della Guardia Forestale appariva finalmente sollevato. Offrì loro vino e ascoltò il resoconto con attenzione.
"Il Capitano Daru è guarita del tutto ed è tornata in servizio. Irina è ancora convalescente, ma ormai fuori pericolo," comunicò con sollievo. Zoran chiese se il guaritore di Rugalov avesse identificato il male. "No, non ha saputo dire che tipo di malattia era... ci ha detto solo di non aver mai visto nulla del genere.." rispose Sir Roderick.
Gli eroi si congedarono, dirigendosi verso la locanda dell'Uva Spina. Avevano sigillato l'oscuro passato di Taymora sotto le radici del Dymrak, ma sapevano che il mondo era ancora pieno di misteri. Mentre Karamoth tornava ad addestrare la sua fedele vipera Anelæ e Tryx cercava un nuovo ruolo nella milizia cittadina, Ryania tornava a respirare. Le Ombre sul Fiume Tuman erano state scacciate, e l'inizio di una nuova leggenda era stata scritta nel libro del Granducato di Karameikos.

Posted on 18 Giugno 2026 in Articoli,Avventura 1,Avventurieri,la compagnia del tranello by Marbon

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