21 – Accordo con Loshad
GIORNO 19 FLAURMONT
Il fumo denso e acre si dissolveva lentamente nell'aria fredda della sera, portando con sé l'odore metallico del sangue e quello pungente dell'acido e del cloro del drago verde. A Sukiskyn, l'eco del fragore dello scontro con la giovane bestia alata si placava, lasciando spazio solo ai sospiri di sollievo e ai ringraziamenti a gran voce degli abitanti della fattoria.
Souane stringeva ancora con indomita furia il suo spadone a due mani. L'adrenalina della battaglia le scorreva ancora nelle vene come un fiume in piena. “Andiamo a festeggiare!” tuonò, la sua voce che risuonava per la fattoria. Il saccheggio dei cadaveri goblin aveva fruttato, tra l'altro, l'ennesimo corpetto di cuoio di taglia piccola, intriso di una debole magia. “O ci mettiamo a scuoiare il drago?” ribatté Keruin, ma la decisione fu unanime: prima il riposo e i festeggiamenti. La scuoiatura del grande drago morto poteva attendere l'alba.
Gli abitanti di Sukiskyn, con Pyotr, il capo clan della fattoria, in testa, si prodigarono in ringraziamenti. Ma la gratitudine si mescolò presto ad un nuovo palpabile timore. “Questo, seppur temibile, era un drago giovane,” disse Liziano, il suo volto solcato da una calcolata preoccupazione. “e ci è stato detto che sul Dymrak regna Argos, un drago verde ben più vecchio e grande.”

Festeggiamenti
Voran, cauto e pragmatico, si fece avanti affiancando il mago thyatiano. “Pyotr,” iniziò, la sua voce ponderata, “forse sarebbe prudente che tu e la tua gente lasciaste Sukiskyn. Venite con noi verso Kelvin o Rifllian. Questo luogo non è più sicuro.”
Pyotr scosse la testa. “Non è pensabile, Voran. Mia madre, Kuzma, è anziana. E spostare tutti i nostri averi dalla fattoria richiederebbe settimane. Moriremmo comunque per strada, di stenti, se non per i pericoli che potremmo attirare noi stessi lungo il cammino.”
“Il drago è venuto qui perché ci stava cercando. Ora quello più grande inizierà un'altra caccia e ci verrà a cercare qui. Siamo noi il pericolo per voi.” argomentò Souane con un'impazienza evidente nel tono della sua voce e senza dare scampo ad altre possibilità ed interpretazioni alla situazione.
Ma alla fine fu presa una decisione: il gruppo sarebbe partito e la scelta di rimanere o meno a Sukiskyn sarebbe spettata ai suoi abitanti. Non potevano forzare la mano a gente attaccata alla propria terra, nonostante i pericoli.
Con la notte che correva, emersero gli obiettivi immediati. “Stephan dovrebbe essere prigioniero da qualche parte a nord,” ricordò Voran, riferendosi all'allevatore di cavalli che era stato catturato.
“Sì, e sappiamo che è stato portato a Xitaqa,” aggiunse Liziano. “Ma dove si trova questa città perduta?”. “Potreste chiederlo all'Uomo Cavallo,” ribadì Stellios lo stalliere dal braccio solo, ricordando le antiche leggende traladariane. “Ma per invocarlo, dovrete ballare nudi e fischiare per tre notti sotto la luna piena, sulla collina.”
Voran annuì. “E dove si trova questa collina?”. “È una collina nella prateria a nord marcata da un antico dolmen, a nord est di Chekass... o di quello che ne rimane ” rispose Stellios.
Oltre a Stephan, altri compiti incombevano sul gruppo: il recupero del cadavere di Huerin Olanov dalle miniere di Tokash per ricondurlo ai suoi parenti a Kelvin; indagare sul nano di nome Turnolf che li aveva seguiti durante il viaggio con la Grande Carovana degli Gnomi e la sua connessione con gli intrighi che si stavano consumando alla Corte Gnomica di Re Dorfus ad Altaforgia e che avevano visto coinvolto il suo cugino negromante Narzy; e l'inquietante presenza della strega vampiro che si trovava prigioniera da secoli nelle miniere di Tokash e che proprio Narzy sembrava voler liberare. Un lungo viaggio attendeva gli avventurieri.
Quella sera fu dato fondo alle scorte di Sukiskyn, in una festa di canti e racconti con birra e cibo. La notte passò tranquilla, i turni di guardia rispettati sotto il cielo stellato di Flaurmont.
GIORNO 20 FLAURMONT
L'alba portò con sé una fitta nebbia e un freddo pungente. La temperatura si era abbassata drasticamente, rendendo difficile la visibilità anche su sentieri familiari. Il gruppo decise di dividersi per affrontare i compiti più urgenti.
“Io accompagnerò Kuzma al santuario di Zirchev,” annunciò Keruin, rivolgendosi all'anziana sacerdotessa di Zirchev a cui aveva promesso di condurla qualche settimana prima quando erano partiti per cercare Stephan. Con loro andarono Voran, Conner, Irina, la giovane figlia di Pyotr, e Liziano. La nebbia era così densa che si muovevano lentamente; il rischio di smarrirsi era costante nonostante percorressero il sentiero conosciuto.
Intanto, a Sukiskyn, il resto del gruppo si preparava all'arduo compito di scuoiare la carcassa del giovane drago verde. Senshu si assunse la responsabilità della macellazione, desideroso di raccogliere le scaglie per una futura armatura.
Il viaggio verso il santuario fu lento ma senza incidenti. Prima di pranzo, giunsero a destinazione. Kuzma, con i suoi occhi inumiditi di tenerezza ed emozione, si inginocchiò e pregò Zirchev per circa un'ora e mezzo; la sua fede profonda come le radici di una quercia millenaria. Anche Keruin le fece compagnia in preghiera onorando la Triade Traladariana ed in particolare la sua patrona Petra. Nel frattempo, Voran perlustrò i dintorni, ma non trovò nulla di significativo, se non le tracce di animali e carri che solcavano il sentiero principale.
Nel primo pomeriggio, quasi come per magia, la nebbia si alzò, spazzata via da un forte vento. Il gruppo si rimise in cammino e fece ritorno a Sukiskyn a metà pomeriggio, stanchi ma soddisfatti di aver compiuto il loro dovere.
La sera, la fattoria fu nuovamente in festa. La cena era un banchetto insolito: carne di drago, preparata in salsicce e bistecche, persino il cuore del drago fu preparato, come facevano gli antichi guerrieri. “Non la mangerete spesso,” disse Souane, masticando con gusto. “Spero vivamente di no,” rispose Conner con un ghigno. Senshu e Seebo avevano fatto un buon lavoro, sezionando rozzamente la carcassa del drago, ma conservando tutte le parti più nobili, preziose per future lavorazioni.
I corpi dei goblin, su consiglio di Voran, erano stati gettati nel fiume. La notte del 20 Flaurmont passò ancora una volta tranquilla, con i turni di guardia ben organizzati.
GIORNO 21 FLAURMONT
Il 21 Flaurmont si svegliò sotto un cielo plumbeo, un vento gelido da nord che soffiava dalle montagne e una temperatura molto rigida. Le previsioni di Voran indicavano che il freddo sarebbe persistito, ma le nuvole avrebbero iniziato a diradarsi. Era il giorno stabilito per la partenza verso il luogo dove avrebbero richiamato l'Uomo Cavallo, l'unica traccia per trovare Xitaqa e, con essa, Stephan.
Il gruppo si preparò per il viaggio. Gregor, uno dei boscaioli rifugiati di Ilyakana, si offrì come guida. “Conosco la strada,” disse, il suo volto era allegro e ben disposto nonostante le recenti difficoltà. Il gruppo accettò di buon grado, dandogli un cavallo, poiché il boscaiolo aveva perso tutto fuggendo dall'avamposto attaccato dai goblin. Il viaggio li condusse attraverso il bosco che costeggiava la prateria verso nord-est.
Prima di pranzo, giunsero ai resti bruciati di Cherkass, l'altro avamposto simile a Sukiskyn e Ilyakana nelle propaggini settentrionali della Foresta Dymrak, anch'esso raso al suolo dai raid goblin delle settimane precedenti. Resti di cadaveri umani, decomposti e smangiucchiati da bestie, giacevano ancora sparsi tra le ceneri. Gregor non si trattenne dal raccontare nuovamente la sua storia durante il viaggio, una narrazione di fuga e sopravvivenza, ricordando la presenza di Kalanos e Stephan al momento dell'attacco degli umanoidi.
Nel tardo pomeriggio, il gruppo raggiunse una collina, o meglio, una sorta di terrapieno tondeggiante che si abbassava bruscamente verso la pianura, e sulla cui sommità prendeva posto un antico dolmen di pietra.

La Connessione di Seebo
Voran si avvicinò per primo al monolite. Appena giunto ad una cinquantina di metri dal dolmen, fu assalito da una forza magica schiacciante, un'entità che tentava di controllare la sua volontà. Il ranger resistette con notevole tempra, ma la sensazione che ebbe era inquietante. "C'è qualcosa di magico qui," sussurrò ai compagni in attesa dietro di lui, indicando il dolmen con un gesto incerto.
Poi facendo loro cenno di attendere si avvicinò al dolmen e notò delle antiche incisioni, forse una scrittura sconosciuta, ma un nome emerse chiaro tra le altre: "Fain Flyn". Nessuno nel gruppo riconobbe quel nome, ma Voran ipotizzò che fossero nomi di persone che avevano inciso la loro presenza lì, legate al dolmen in qualche modo.
Seebo, spinto dalla sua intrinseca curiosità, pronunciò le arcane parole di un incantesimo per individuare la magia. Quando l'incantesimo si completò i suoi occhi furono accecati dalla schiacciante presenza magica che avvolgeva tutta l'area attorno al Dolmen. Lo gnomo aveva già vissuto un esperienza simile qualche settimana prima sull'isola nel Lago dei Sogni Perduti. E come allora era impossibile riuscire a determinare quali e quante forze magiche permeavano l'area. Decise di raggiungere Voran al Dolmen e spinto dalla sua forte curiosità con il suo piccolo pugnale, si accinse ad incidere il suo nome sull'antica pietra che svettava verso il cielo. Mentre lo faceva, una comunicazione non verbale, un concetto piuttosto che una voce, risuonò nella sua mente. Se avesse inciso il suo nome, lo gnomo si sarebbe legato al dolmen "per l'eternità", un legame che trascendeva persino la morte. Quando fosse stato necessario Seebo avrebbe risposto all'appello di quell'entità intervenendo per proteggerlo. In cambio il dolmen gli avrebbe concesso poteri: la capacità di apprendere una nuova magia dopo aver meditato per un'intera giornata in quel luogo, e la possibilità di farlo in futuro una volta ogni anno solare. La sensazione che ebbe Seebo era che il dolmen non stava forzando la sua scelta ma che quel legame, adesso creato, sarebbe stato permanente.
Il gruppo si accampò sotto il terrapieno per la notte. A mezzanotte, Voran, fedele alla prescrizione data dall'anziana Kuzma per invocare l'Uomo Cavallo, eseguì il rituale: saltò su un piede solo e fischiò per dieci minuti, nudo sotto le stelle. Non successe nulla. La notte passò tranquilla, con i soliti turni di guardia a vegliare sul sonno degli avventurieri.

Il Richiamo dell'Uomo Cavallo
GIORNO 22 FLAURMONT
La compagnia trascorse la giornata nelle vicinanze del dolmen in attesa che giungesse la notte per ripetere il rituale di richiamo dell'Uomo Cavallo. Il giorno passò senza incidenti mentre Seebo seduto appoggiato al Dolmen meditava concentrato apprendendo nuove conoscenze magiche da quella sconosciuta entità che permeava l'area. I compagni si tennero più distanti non volendo essere investiti da quella strana forza magica. Alla mezzanotte Voran ripeté il rituale: si spogliò dei suoi abiti e saltò su un piede solo fischiando per dieci minuti. Nuovamente non successe nulla.
GIORNO 23 FLAURMONT
Ma l'ultimo turno di guardia fù spezzato da un avvistamento inaspettato. Da nord, un Centauro, accompagnato da tre cavalli senza cavaliere, galoppava dritto verso la loro posizione.
“Ragazzi, abbiamo visite! In piedi!” chiamò Conner che era di guardia, e il gruppo si preparò, mentre Gregor, timoroso di affrontare creature strane, si affrettò a nascondersi dietro i cavalli.
Una volta giunto il Centauro si fermò, la sua figura imponente stagliata contro il primo chiarore dell'alba. “Chi siete e perché mi cercate?” la sua voce risuonò profonda.
“Il mio nome è Voran,” rispose il ranger con la sua calma abituale. “Ti cerchiamo per porti una domanda: dove si trova la città perduta di Xitaqa? Dobbiamo liberare un uomo di nome Stephan rapito dai goblin e sappiamo che lo hanno condotto lì.”
Il Centauro, che si presentò con il nome di Loshad, il saggio Uomo Cavallo di cui parlavano le leggende traladariane, fissò il gruppo. “Vi dirò dove si trova Xitaqa,” disse, la sua voce risuonava di una antica saggezza, “ma in cambio, richiedo due favori.”
Souane sbuffò, la sua espressione manifestava apertamente irritazione e frustrazione. Era visibilmente stanca dei giri di parole e dei patti. E soprattutto di continuare a cercare quel Stephan. “Favori? Per una semplice informazione?” tuonò, la sua voce bassa e che mal celava la rabbia in essa.

Accordo con Loshad
Loshad continuò ignorando la barbara. “Primo; i cavalli che avete con voi non vi appartengono. Li libererete dopo che vi avranno servito, e li lascerete tornare alle loro praterie. Secondo, dovrete eliminare un branco di lupi che infestano queste praterie. E' guidato da due lupi mannari, e la loro tana si trova lungo il fiume Volaga, a nord di qua”.
Il gruppo si ritirò per discutere. La resistenza dei licantropi e il rischio di infezione erano preoccupazioni serie. Avevano già avuto a che fare con quel tipo di mutaforma nelle Miniere di Tokash. Allora si erano scontrati con dei topi. Cambiava la forma, ma non la pericolosità. Keruin ricordò ai compagni le lezioni apprese dall'anziana Renna al riguardo e Voran controllò le scorte di Belladonna: avevano sei dosi in totale. La Belladonna era efficace se assunta immediatamente dopo una ferita da licantropo.
Souane era contraria a gettarsi in quella impresa e anche Seebo non era particolarmente convinto. Ma alla fine prevalse l'idea di tentare un'ultima volta di trovare e seguire le tracce che avrebbero portato a Stephan. Il gruppo accettò le richieste dell'Uomo Cavallo in cambio della precisa indicazione su dove si trovasse la città perduta di Xitaqa.
Loshad accolse l'impegno degli avventurieri “Il mio suggerimento è di attaccarli di notte, per trovare solo i pochi lupi rimasti nella tana. E tendere poi un'imboscata ai due mannari e al resto del branco quando rientrano prima dell'alba.”
Seebo colse l'occasione per chiedere all'Uomo Cavallo cosa sapesse riguardo al Dolmen all'ombra del quale stavano parlando e questo aggiunse un dettaglio inaspettato: “È pericoloso, sì, ma non malvagio. Il mio nome è anch'esso inciso su di esso, come il tuo. È un legame eterno.”
Poi rispondendo ad una domanda di Liziano, descrisse Xitaqa come un'antica città abbandonata, costruita sulle rive del fiume Volaga, molto prima che venisse incoronato il primo imperatore di Thyatis. L'Uomo Cavallo non conosceva la sua storia precisa ma non era stata edificata dagli antichi Traldar, né era a conoscenza del motivo dell'intensa attività dei goblin nell'area.
Loshad concesse quattro giorni di tempo agli avventurieri per adempiere alla loro missione e per ricontattarlo, avrebbero dovuto semplicemente ripetere la danza di mezzanotte all'ombra del Dolmen.
Poi, l'Uomo Cavallo, seguito dai tre stalloni neri che erano rimasti silenziosi tutto il tempo della conversazione, si allontanò gettandosi in una corsa nella prateria che si stendeva verso est, per sparire in fine alla vista degli avventurieri.
Gregor, il boscaiolo, decise che l'avventura era diventata troppo pericolosa. “Non sono un avventuriero,” disse, la paura dipinta sul suo volto. “Tornerò a Sukiskyn a cavallo. Non affronterò i lupi.” Nessuno lo biasimò.
Il gruppo si mise in marcia verso nord, attraverso la prateria, con le colline boscose che si stagliavano in lontananza ad est. Raggiunsero le rive del fiume Volaga e lo risalirono verso nord-est come gli aveva indicato Loshad. Prima di sera, si trovarono a circa cinquecento metri dall'imboccatura di un canyon, dove un sentiero nascosto ad occhi inesperti conduceva alla tana dei lupi.
Decisero di attendere la notte per attaccare. Per assolvere alla richiesta di Loshad e per maggiore sicurezza, liberarono i cavalli, che si allontanarono al galoppo nella prateria. Seebo tornò a pronunciare le magiche parole dell'incantesimo del Trucco della Corda, creando così uno spazio extradimensionale dove il gruppo si nascose per attendere l'ora propizia.

Nascosti ai Lupi
Dalla loro posizione nascosta, osservarono il branco di lupi uscire dalla tana al calar della notte. C'erano otto lupi in totale: due erano lupi particolarmente grossi e imponenti, e gli altri sei avevano le dimensioni di lupi normali, ma dall'aspetto crudele. I lupi percepirono le tracce recenti del gruppo e rimasero nell'area per una buona mezz'ora ringhiando, cercando e annusando l'aria, ma non riuscendo a capire dove gli 'intrusi' si trovassero. Alla fine desistettero e si allontanarono seguendo le tracce del gruppo a ritroso da dove questo era venuto.
Con i lupi allontanati, gli avventurieri si prepararono per l'assalto alla tana. La discussione si concentrò sulle armi: per superare la resistenza dei licantropi, erano necessarie armi d'argento o magiche. Keruin, Seebo e Liziano iniziarono a pianificare come usare i loro incantesimi per illuminare l'oscurità della tana e per rafforzare le difese e gli attacchi dei loro compagni.
Iniziò a scorrere l'adrenalina per quella nuova sfida a cui stavano andando in contro nelle profondità rocciose della tana dei licantropi, nonostante la poca iniziale convinzione di alcuni di loro ad abbracciare quella missione. Ma come un fiume, che dopo aver superato le rapide, si prepara a scorrere in un canyon inesplorato, il gruppo si apprestava a inoltrarsi nell'ignoto, armato di coraggio, magia e la tenace speranza di trovare ciò che stava cercando.
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