7 – La Cripta sotto la Grande Quercia
13 KLARMONT
Il fruscio del vento tra le foglie secolari della Grande Quercia era l'unico suono che rompeva il silenzio teso dopo la battaglia appena terminata.
Le guardie di Ryania ancora abili avevano disposto i corpi dei feriti all'interno della barriera di rovi che circondava l'albero. Poi Boris si avvicinò a Karamoth, l'ansia era evidente sul suo volto. "Cosa facciamo ora?" chiese la guardia. "Dobbiamo rimetterci in sesto, questa battaglia ci ha messi tutti a dura prova", rispose il druido. Tryx suggerì di rimanere lì a cercare entrate secondarie tra i rovi per evitare di essere attaccati di sorpresa, e perquisire l'area in cerca del Capitano. "Non so se sia il posto migliore per accamparsi, ma sicuramente è ben difendibile!", osservò Karamoth, con la sua usuale prudenza. "Per come siete ridotti questo, per il momento, è il posto più confortevole del mondo" aggiunse Tryx con ironia.
L'attenzione del gruppo si concentrò poi su una scoperta inaspettata; ai piedi dell'albero, nascosto tra le radici nodose da della vegetazione rampicante, era venuto alla luce un buco nel terreno largo poco più di un metro. Tryx chiamò subito l'elfo Vyalia che ancora si trovava in esplorazione in alto sulle piattaforme tra i rami nodosi della Grande Quercia. "Lirithion abbiamo trovato un buco nascosto nel terreno! Vieni giù che ci servi!".
Boris nel frattempo si era avvicinato all'apertura, scrutando nell'oscurità. Un'aria densa di umidità e un persistente odore di terra bagnata e muffa avevano investito le sue narici, quasi come un avvertimento della natura stessa. "Se il Capitano Daru è ancora vivo, deve trovarsi per forza qui sotto...", mormorò la guardia di Ryania mentre un brivido gli scivolò giù lungo la schiena e si voltava verso gli avventurieri attendendo una loro decisione.
Lirithion, scese dalle piattaforme e raggiunse gli altri. Mostrò un simbolo sacro d'argento che raffigurava una spada su un'incudine, che aveva trovato sulla piattaforma più alta. Era simile a quello che portava Teodor. "Tra le guardie c'era per caso un chierico?", chiese l'elfo a Boris e Cartu che, scuotendo la testa, negarono la presenza tra le loro fila di una tale figura. Lirithion rimise in una delle sue borse il simbolo sacro che aveva trovato e si avvicinò poi a quella apertura nel terreno, cercando eventuali tracce e trappole.
Individuò delle orme che si dirigevano all'interno del buco. "Non vorrei alimentare false speranze, ma queste orme che vanno all'interno del buco devono per forza essere del Capitano Daru", disse indicando le tracce che aveva riconosciuto come stivali calzati da donna. "Il problema è che queste altre tracce qui invece appartengono a delle grosse lucertole... Qua sotto ci aspettano probabilmente pericoli maggiori... dobbiamo essere cauti. Per il momento non entrerei qui sotto; dobbiamo recuperare le forze”.
Ma Tryx era impaziente. "Se qualcuno ha una torcia io vado giù... non credo che ci siano altre lucertole … vi pare che se avessero sentito i rumori della lotta qua fuori non sarebbero uscite a combattere?" Lirithion, tuttavia, insistette "Ci sono sicuramente altre lucertole, almeno due belle grosse, non le abbiamo ancora incontrate, ma qua ci sono le loro orme", specificando che non si trattava di Uomini Lucertola, ma di grosse lucertole vere e proprie. L'elfo ipotizzò che fossero troppo in profondità per essersi rese conto di ciò che accadeva fuori.
Osservando il buco nel terreno potevano vedere che si apriva, dopo circa un metro, nella volta di un ambiente sotterraneo. E il pavimento si trovava a circa altri due metri più in basso. Avrebbero dovuto saltare o calarsi con una corda.
Zoran era a malapena in piedi per le ferite subite, ma offrì comunque il suo aiuto. "Io ho una corda,",disse, "ma sinceramente non sono in condizione di accompagnarvi, sarei solo un peso in queste condizioni". Mostrò una corda robusta e di buona qualità, aggiungendo con un sorriso affaticato: "Le corde di seta sono le migliori!". "Boris, accendi la torcia mentre preparo la corda per la discesa", disse Tryx alla guardia ignorando la contrarietà di Lirithion che era scettico sulla decisione di scendere in quel momento.
La corda era stata saldamente legata al tronco della Grande Quercia. Boris, senza esitazione, aveva passato la torcia accesa a Tryx, nonostante le guardie di Ryania fossero visibilmente titubanti visto il disaccordo che dimostravano tra loro gli avventurieri. "Grazie Boris, basta aspettare, aspettare... ", disse Tryx con evidente impazienza. Karamoth aveva tentato di temperare il suo ardore. "Tryx apprezziamo molto il tuo coraggio, ma qui siamo tutti alquanto feriti e nel caso ti trovassi nei guai non so se riusciremmo a soccorrerti. Rifletti bene su quello che possiamo fare", consigliò un ultima volta il druido. Ma Tryx era irremovibile. "Sono d'accordo... ma il capitano sarà messo come voi se non peggio... io sono tranquillo e convinto. Se non ci vediamo... è stato un piacere conoscervi", disse facendosi una forte risata. Poi, con l'aiuto di Boris, Tryx si calò nell'oscurità.
Dopo pochi istanti, la voce del guerriero giunse dal buio: "Woo Boris! dammi una mano a tornare su, qui la cosa è più complicata di quanto pensassi". Una volta che Tryx uscì fuori dal buco nel terreno Lirithion criticò aspramente la sua imprudenza. "Bene, mi auguro che finiscano qua queste idee scellerate", disse l'elfo rivolgendosi alle guardie. "Possiamo smetterla ora di assecondare questo ragazzino?". Tryx, tuttavia, non aveva gradito l'osservazione. "Io non capisco che cavolo volete da me... tu e il ranger potete fare sempre come vi pare e io no?", replicò irritato, aggiungendo un monito sull'esaurimento della sua pazienza.
Ma Tryx aveva anche qualcosa da raccontare. "Comunque la stanza lì sotto ha un soffitto a triangolo con due mezze colonne decorate con rune e simboli che sembrano molto antichi. Ci sono due porte di pietra; una è chiusa e senza decorazioni ma con evidenti segni che qualcuno ha provato ad aprirla senza riuscirci. l'altra è stata rotta a metà e si vede un corridoio buio. Da lì fuoriesce un forte odore di aria umida e terra stantia... lo stesso odore che abbiamo sentito venir fuori quando abbiamo scoperto il buco". "Il mistero si infittisce...” disse Zoran “Chissà cosa stavano organizzando quelle dannate lucertole... Hai visto impronte o altri segni intorno al corridoio aperto?", chiese in fine il ranger all'indirizzo del compagno. Tryx ammise di non aver controllato ma di ricordare particolarmente i simboli che decoravano le colonne e pensando che Teodor e Karamoth sarebbero stati più utili lì sotto. Zoran propose allora di riposare quel giorno e quella notte, recuperare le forze grazie agli incantesimi del druido e del chierico, e affrontare la nuova sfida il giorno seguente. Suggerì di allestire l'accampamento sulle piattaforme dei lucertoloidi e di mantenere una guardia stretta sul buco qualora qualcosa ne fosse uscito fuori. Boris e l'altra guardia di Ryania avevano annuito e iniziarono a trasportare i corpi inabili dei compagni feriti sulle piattaforme.
Il sole era ormai alto nel cielo, Tryx e Zoran setacciarono il campo, recuperando frecce e giavellotti ancora utilizzabili. Intanto, Karamoth si era dedicato alla ricerca di erbe curative, che utilizzò poi per lenire le ferite dei compagni feriti. Mentre il giorno volgeva al termine, e le ombre si allungavano sulla Foresta Dymrak, un lontano grido di dolore giunse alle orecchie degli avventurieri, proveniente dal buco nella terra ai piedi della Grande Quercia. "Ma era un grido umano?", chiese Tryx ai compagni senza ricevere una risposta. Lirithion, preoccupato per il morale delle guardie che stavano di guardia, si mise davanti al buco in ascolto e pronto all'azione se ve ne fosse stato di bisogno. Tutti avevano udito distintamente il grido, e poi un silenzio tombale era tornato a regnare.
La notte trascorse senza incidenti, ma nell'ora più buia, chi era di guardia udì nuovamente uno straziante grido di dolore provenire dalle viscere della terra. Poi, ancora silenzio fino all'alba.
14 KLARMONT
Cartu, con il sorgere del sole, si risvegliò, seppur ancora molto ferito. Teodor e Irina erano ancora duramente provati e privi di sensi. Karamoth trascorse un po' di tempo a meditare da solo all'ombra della Grande Quercia, memorizzando così i suoi incantesimi. Poi invocò i poteri ancestrali della natura per curare Teodor, che si risvegliò dal suo stato comatoso. Era ancora gravemente ferito, ma di nuovo in grado di agire e pregare. Cosa che si accinse a fare subito ringraziando Halav per le grazie ricevute.
Dopo una breve discussione su chi fosse sceso nel buco sotto la Grande Quercia e chi invece sarebbe rimasto a vegliare sui feriti, Karamoth preparò delle torce con della resina degli alberi, gli stracci indossati dagli Uomini Lucertola uccisi e rami e giavellotti non più utilizzabili; per illuminare l'oscurità del sotterraneo.
Quando fu tutto pronto Karamoth si affacciò al buco, annusando l'aria e ascoltando, cercando di percepire cambiamenti nell'ambiente sotterraneo. Zoran, Lirithion e Tryx avevano fatto lo stesso. Nessun rumore proveniva dal basso, solo l'aria densa di umidità e muffa. La torcia che era stata accesa aveva illuminato i primi metri del foro, rivelando un antico pavimento in pietra e detriti.
Poi, uno dopo l'altro, gli avventurieri si erano calati con la corda nella camera sotterranea; assieme a loro Boris, unico delle guardie di Ryania ad essere in condizione di seguirli. Una volta all'interno, si erano trovati in una stanza regolare scavata nella roccia, con il soffitto a triangolo. Due colonne decorate con rune e simboli antichi erano scolpite nelle pareti laterali, rivestite da pannelli di terracotta. Due porte di pietra rettangolari erano al centro delle pareti corte. Una, vicino all'ingresso, era chiusa e intatta, ma con evidenti segni di tentativi falliti di sfondamento. L'altra, a est, era stata rotta a metà, le sue parti riversate a terra, e da un corridoio buio oltre essa proveniva un forte odore di chiuso, umido e stantio. "Qui tira una ariaccia!", esclamò Karamoth con sarcasmo. Tryx aveva subito interrogato sui simboli i due compagni più eruditi, Karamoth e Teodor. Ma entrambe non sapevano dare un significato a quanto era stato tracciato su quelle pareti. Lirithion si avvicinò alla porta chiusa. "Non sembra ci siano serrature... forse bisogna solo spingere", disse l'elfo dopo averla esaminata "Sono sicuro che si apra spingendo, ma sembra essere bloccata". Aveva notato segni evidenti di forzatura sulla porta, non di artigli, ma di impatti ripetuti con qualcosa di molto pesante. Intanto Tryx aveva poggiato un orecchio sulla porta, ma non aveva sentito nulla provenire dall'altra parte. "Ragazzi qui non c'è niente... direi di vedere lungo il corridoio di là cosa c'è e poi al nostro ritorno vediamo di aprire questa porta per vedere cosa c'è", suggerì il guerriero. Karamoth annuì e affacciandosi con la torcia alla porta aperta aggiunse "Se il Capitano Daru è ancora viva, è di qua".
Zoran si avvicinò al druido e analizzò la porta distrutta che giaceva a terra e giunse ad una conclusione: "La porta è stata sfondata con un ariete o un altro oggetto molto pesante... Diversi Uomini Lucertola saranno serviti per azionarlo, stiamo attenti quando entriamo, potremmo essere in inferiorità numerica", avvertì in fine.
"Il passaggio è stretto... suppongo che ci passiamo uno alla volta, come vogliamo procedere?", chiese Tryx offrendosi anche di andare avanti per primo essendo in condizioni fisiche migliori dei compagni. Ma la scelta ricadde su Lirithion che grazie alla sua vista elfica avrebbe potuto vedere meglio nell'oscurità e avrebbe potuto cercare e trovare eventuali trappole.
Il gruppo attraversò la porta rotta, scendendo delle scale per circa sei metri giungendo in un altro ambiente, leggermente più ampio del precedente. Alla luce della torcia, intravidero bassorilievi e nicchie occupate con degli oggetti lungo le pareti mentre dall'altra parte della sala, una porta aperta rivelava una debole luce tremolante. Ma due piccoli, strani, draghi senza ali e con la testa colorata di rosso acceso che sfumava al giallo sul collo e gradualmente diventava verde verso gli arti posteriori, si gettarono contro di loro non lasciando il tempo di osservare meglio la camera.

Le Lucertole Guardiane
Zoran fu il primo ad agire. Il ranger si mosse rapidamente, superando Lirithion ed entrando nella camera affrontando le bestie mettendosi in posizione difensiva. Non avevano mai visto mostri del genere. Le due bestie si mossero leggermente. Una avventandosi su Zoran e l'altra su Lirithion ancora nel corridoio all'ingresso della camera, ma i loro morsi afferrarono solo l'aria. Karamoth provò ad avanzare e ad entrare nella camera per affrontarli e dare sostegno ai compagni ma fu morso da una delle creature. I denti affilati della bestia affondarono nelle carni del druido, che con un urlo di dolore cadde a terra privo di sensi.
La battaglia infuriò. Tryx, armato della sua giusarma, si mosse anche lui all'interno della camera affrontando la bestia che aveva ferito mortalmente Karamoth. Zoran, in un turbinio di lame, inflisse ferite ad una delle due lucertole seppure in modo non letale e subendone a sua volta. Anche Lirithion, dall'ingresso della camera dove ancora si trovava si unì senza esitazione al combattimento, mentre Boris, dietro di lui, non potendo intervenire, stringeva la sua lancia, in attesa del momento propizio. Teodor, benché ancora debilitato dal combattimento precedente, avanzò nel corridoio superando Boris e sguainando la propria spada; proprio nel momento in cui l'elfo Vyalia cadde a terra anche lui morso gravemente da una delle grandi lucertole "Coraggio miei pugnaci!” esortò il chierico di Halav “abbattiamo li cani squamosi!". Ma anche Zoran cadde a terra gravemente ferito. Boris, in attesa nel corridoio con la lancia stretta tra le mani, urlò: "Scansati Teodor! che provo ad attaccare io quella dannata bestia!". Il chierico di Halav, con un gesto deciso, afferrò il corpo esanime di Karamoth, trascinandolo indietro nel corridoio lontano dal combattimento e lasciando spazio alla guardia di Ryania che attaccò senza esitazione. Boris avanzò nello stretto corridoio e tentò di colpire la grossa lucertola; ma l'attacco si infranse sulla spessa pelle squamosa della bestia. Le due lucertole affamate continuarono ad attaccare Tryx che ormai da solo si trovava in un angolo all'interno della camera.
Teodor, vedendo la situazione disperata si lanciò spada in pugno contro il rettile all'ingresso della stanza "È giunta la tua ora lucertola mal cresciuta!". La sua lama calò veloce e sibilante dall'alto, e il fendente del chierico sfondò con un suono raccapricciante il cranio del rettile. Sangue denso e scuro imbrattò le pareti, e il corpo di Lirithion che giaceva a terra in fin di vita. La lucertola era morta. "È ritornato l'impavido!" esclamò Tryx rincuorato mentre faceva cadere la sua giusarma per impugnare la spada corta e continuare ad affrontare l'altra lucertola rimasta. Con un gesto repentino, il guerriero conficcò con forza la corta lama sotto il collo della bestia, squarciandola. E ponendo fine a quel combattimento. Ma Karamoth, Lirithion e Zoran giacevano a terra, privi di sensi, in fin di vita.
Teodor si chinò su Lirithion, la spada ancora in pugno, mormorando una preghiera ad Halav affinché gli salvasse la vita. Boris, corse verso di Zoran che si trovava in una grossa pozza del suo stesso sangue, nel disperato tentativo di bloccare l'emorragia con uno straccio. Miracolosamente, riuscì a fermare il dissanguamento del ranger e a salvargli la vita.
Il respiro affannoso dei tre compagni rimasti in piedi risuonava sordo in quella camera. Solo ora potevano osservare meglio l'ambiente e notarono che al collo, le due grosse lucertole, erano legate con una robusta corda a due pali di legno piantati nel terreno. La stanza si rivelò essere una tomba antica, con affreschi sulle pareti e nicchie; e tre porte. Due erano state rotte, mentre una terza, sul lato nord, era chiusa e intatta. Dalla porta rotta di fronte all'ingresso, proveniva un chiarore. Tryx si affacciò oltre la porta. Un'altra vasta camera scavata nella roccia si apriva davanti a lui. Vide tre Uomini Lucertola, dalla pelle secca e pallida, con occhi vitrei, che si aggiravano barcollando, disarmati e con vecchie ferite non rimarginate; uno di loro aveva persino perso un arto. Nella parte meridionale della camera, un grosso altare di pietra levigata ospitava un piccolo braciere acceso, che illuminava debolmente l'ambiente, rivelando un grosso pentacolo dipinto a terra in un macabro colore cremisi. Il guerriero ritrasse subito la torcia tornando da Boris e Teodor "Ragazzi ci sono tre uomini lucertola che camminano per la stanza, ma sono tutti completamente sfigurati e ad uno gli manca addirittura un braccio. Ci sono strani simboli nella stanza e c'è una figura a terra inerte vicino ad un altare".
"Allora sbrighiamoci a rianimare i nostri compagni! Se quelle bestie escono da quella stanza sono guai", esortò Boris e con Tryx di vedetta, Teodor tornò ad invocare il potere curativo di Halav, questa volta su Karamoth, che si risvegliò stordito ma in grado di agire. La guardia di Ryania intanto trasportò il corpo di Zoran fuori dalla camera portandolo nell'ambiente in cui avevano fatto il loro ingresso in quel sotterraneo, per poi tornare a prendere Lirithion. Una volta tutti radunati in quella stanza richiamarono l'attenzione di Cartu che apparve prontamente all'apertura. In circa venti minuti, gli avventurieri si ritrovarono nuovamente fuori all'aperto sotto la chioma della Grande Quercia.
"Cosa è successo? Avete trovato tracce del Capitano?" chiese Cartu quando tutti furono sistemati ed assistiti. Tryx raccontò quanto accaduto e ripeté la descrizione di quanto aveva osservato nell'ultima camera "Dopo aver affrontato le lucertole ho sbirciato nella stanza accanto e lì c'erano tre uomini lucertola che giravano per la stanza ma tutto sembravano che vive, animate da chissà che cosa... portavano dei segni di ferite che non farebbero camminare nessun essere vivente e vicino a un altare c'era una figura sdraiata in terra priva di sensi e che nessuno mi leva dalla testa che poteva essere il capitano... ma non ne sono sicuro".
"Bene! Avete possibilità di rianimare Zoran? Qualcosa che possa lenire le ferite? Ogni minuto che passa potrebbe essere fatale per il Capitano!" esortò Cartu. Ma Karamoth invitò la giovane guardia di Ryania alla calma; erano tutti feriti, stanchi e incapaci di lanciare altri incantesimi. Tryx intervenne anche lui impaziente di agire "Non servono incantesimi se usiamo il cervello". "Mi sembra chiaro che fino ad ora non l'abbiamo saputo usare" ribatté ironicamente il druido riferendosi alle condizioni in cui versavano. "Non dobbiamo per forza combattere … dobbiamo trovare un modo o un diversivo per fare uscire quei mostri dalla stanza e farli andare dalla parte opposta" continuò Tryx. Lirithion, ripresa coscienza, si aggiunse alla discussione offrendosi di scendere con Tryx, Boris e Cartu per studiare meglio la situazione, e con l'intenzione di fuggire in caso di scontro.
I quattro scesero nuovamente. Tutto era silenzio. Lirithion rimase in ascolto per qualche minuto, udì solo i passi strascicati di tre creature provenienti dalla stanza indicata da Tryx.
Il gruppo si avvicinò cautamente all'entrata della camera. Lirithion in testa, seguito da Tryx, Boris e Cartu. L'elfo Vyalia poté osservare tre Uomini Lucertola dalla pelle secca e pallida, con occhi vitrei, che si aggiravano barcollando senza un'apparente senso nella camera; proprio come aveva descritto Tryx. Non reagirono alla luce della torcia degli avventurieri. "Sembrano essere come quello che puzzava di sopra... uno solo ci ha messi in ginocchio e questi sono tre … anche se hanno qualcosa di strano", sussurrò Lirithion, facendosi indietro per permettere anche a Tryx di osservare. Il guerriero indicò all'elfo il punto dietro l'altare dove aveva visto una figura umana inerte. Lirithion riuscì ad intravedere una figura seduta a terra con le spalle al muro. "A me sembra una donna, e se guardate bene sull'altare c'è una spada, sono molte le probabilità che sia il capitano, ma per non fare la sua stessa fine dobbiamo essere cauti e non attirarli" sussurrò poi ai compagni. Poi suggerì di tornare sopra e riferire agli altri compagni.
Tryx propose la sua idea di tendere una corda davanti alla porta per fermare o rallentare l'avanzata di quelle creature e poi tirare con l'arco o colpirli con armi lunghe, arretrando mano a mano se questi fossero riusciti ad avanzare. Lirithion tagliò corto "Non siamo in grado di affrontare questa situazione adesso, dobbiamo rimetterci in sesto e tornare carichi, o da una missione di salvataggio diventa una missione suicida". Sentendo quella risposta Tryx accusò l'elfo di essere sceso solo per verificare la sua storia. Ma alla fine prevalse la cautela di Lirithion che si incamminò verso l'uscita con Tryx e le due guardie di Ryania dietro che, a malincuore e borbottando, lo seguirono.
Quando uscirono furono accolti da Teodor "Bene, vedo che siete tornati per il pasto! Avanti, miei derelitti, raccontateci cosa avete visto nella dimora dei rettili che camminano su due zampe". "Abbiamo visto niente di più di quello che vi avevo già detto io" minimizzò Tryx. "Forse è veramente il capitano...” iniziò dicendo Lirithion ignorando il guerriero “... quella dentro la stanza, sono sicuro sia un donna, e sull'altare c'è una spada, il problema è che non sono tre normali Uomini Lucertola, ma sono tre esemplari di quella grossa che puzzava che abbiamo affrontato tra i rovi e quasi ci metteva da sola al tappeto. Non è prudente scendere nelle nostre condizioni, propongo di riposare qua e scendere domani con nuove energie". Poi l'elfo chiese a Cartu se c'erano altre donne disperse tra la guardie di Ryania. E questo, con tristezza, rispose che alcuni dei suoi compagni erano morti, ma eccetto Irina e il Capitano Daru, altre donne non facevano parte della loro compagnia. Stabilito che sarebbero rimasti a riposare il resto della giornata, Boris decise di togliere le teste macabramente appese tra i rami dell'albero e con l'aiuto di Tryx le seppellirono poco distanti dalla Grande Quercia con le preghiere di Teodor a consacrare il rituale funebre.
La giornata giunse al termine. Il crepuscolo posò un velo di pace sulla Foresta Dymrak. Ma nei cuori degli avventurieri ardeva la promessa di un domani di eroismo e sacrificio, mentre la Grande Quercia vegliava, monumentale, sull’incessante mistero dei suoi sotterranei.
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