8 – Il Salvataggio del Capitano Daru

GIORNO 15 KLARMONT

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L'alba del nuovo giorno portò con sé un parziale ristoro per i corpi affaticati degli uomini di Ryania. Teodor, con un gesto di divina benevolenza, offrì a Zòran una cura, cercando di lenire le ferite più profonde del ranger. Karamoth, con il suo tocco ancestrale, impartì anch'egli le sue cure magiche, e quando Zòran si ridestò, il suo volto, pur ancora segnato dalla stanchezza e da una preoccupazione profonda, mostrò un barlume di rinnovata forza. Ancora provato, gli occhi che vagavano nel chiarore incerto dell'alba, disse con voce fioca. "Dove sono? Cosa è successo?"
Il druido, notando la sua debolezza, replicò con una punta di ironia. "Qualcun altro vuole una botta di salute o raddoppio la dose al povero Zòran, così magari torna anche a combattere?"
Lirithion scosse la testa. "Fai pure, io mi terrò a debita distanza."
"Ma prima vuoi scendere ed attaccare, adesso ti tiri indietro?" incalzò Karamoth.
L'elfo, con un sorriso sottile, chiarì. "Io per ora sono a posto, preferirei che tenesti le cure per il combattimento. Comunque, quando siete pronti scendiamo."
Zòran, rimettendosi a sedere con fatica, sentì il bruciore delle ferite, ma anche la risalita di un'antica determinazione. "Druido, grazie per avermi rabberciato, se puoi fare ancora qualcosa con la tua magia, te ne prego... Là sotto, in queste condizioni, vi sarei più d'intralcio che d'aiuto; anche se finire tutti gli incantesimi prima di scendere non sembra una grande strategia, lo so!!"
Karamoth rifletté, la sua espressione seria. "Vediamo se quel cialtrone di Teodor può farti qualcosa. Riflettendoci bene, forse è meglio tenere la possibilità di avere due guaritori disponibili, vista la facilità con cui cadiamo sotto le percosse del nemico... "
Zòran, il cui spirito non poteva essere fiaccato a lungo, riprese con un tono di cupa accettazione. "Anche questa volta ho visto la morte troppo da vicino, comincia quasi ad essere un'abitudine... un'abitudine che vorrei perdere presto..."
Lirithion, sempre pronto a infondere speranza, diede una pacca sulla spalla al ranger. "Il nostro druido l’ha vista più di te, ed è ancora qua fra noi, come vedi, quindi non preoccuparti."
Un debole sorriso apparve sul volto stanco di Zòran. "Ci metti sempre una parola buona, Lirithion... è questo che mi piace di te. Comunque, conciato così non vado da nessuna parte e non aiuto nessuno... Teodor, quel tuo potere divino è ancora più apprezzato in questi frangenti. La tua fede muove le montagne... E magari curerà anche questo povero ramingo... quel tanto che basta a coprirvi le spalle col suo arco..."
Teodor, dopo aver compiuto con la consueta solerzia e accuratezza le orazioni mattutine al suo dio, si rivolse ai suoi malconci compagni. " Hàlav il misericordioso, ieri ci ha concesso la vittoria e certamente avrà apprezzato la nostra circospezione e temperanza nell'evitare ulteriori scontri, viste le precarie condizioni in cui ci trovavamo." Il suo sguardo scrutò i volti dei compagni esausti, claudicanti e sofferenti. "Personalmente preferirei rimanere un altro giorno qui a recuperare le forze prima di procedere ulteriormente nell'esplorazione dei sotterranei abitati dai mefitici Lucertoloidi, ma so già che non sarete disposti ad attendere oltre. Un po' per l'ammirevole devozione verso la capitana, un po' per la condizione umana che ci rende frenetici, avventati, talvolta collerici, sempre approssimativi e poco inclini alla riflessione. Il mio dovere e la mia volontà è però stare a fianco della mia gente, pertanto accetterò di avanzare e condividerò con voi rischio e destino. Ma prima vi renderò edotti su alcune mie riflessioni notturne; il mio maestro, quello che mi ha insegnato come è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire, dice anche che la notte porta consiglio. Mi sembra che questi uomini bestia siano affetti da una malattia o una maledizione che li fa marcire, forse sono apparsi qui, venuti chissà da dove, per trovare un rimedio a questa afflizione, per qualche motivo ritengono che qui si possa celare la soluzione. Forse questi rapimenti servono ad offrire qualche oscuro sacrificio per placare o chiedere l'intervento di qualche terribile divinità, oltre che per lavorare alla costruzione della diga. O forse ritengono di potersi curare con qualche macabro rituale che estingue la vita dei rapiti." Teodor si massaggiò la gola, dove le cicatrici di un'orribile ferita erano ancora visibili. "In ogni caso, in base alle descrizioni riportate da quelli che sono scesi ad osservare meglio la stanza con i tre rettili marcescenti e la presunta capitana, mi sembra di capire che lo stadio di corruzione dei corpi di quei tre lucertoloidi sia giunto ad uno stadio più avanzato di quello dell'uomo lucertola malato che abbiamo affrontato in superficie e che ha quasi tolto la vita a me e ad altri. Il lucertoloide fetido di superficie era sì un terribile avversario animato da una furia soprannaturale, ma mi è parso anche in qualche modo più fragile dei suoi compagni sani. È lecito supporre che i tre lì in basso siano persino più fragili, forse più maleodoranti, ma presumibilmente troppo deboli per abbandonarsi a quella furia devastante. Cosa ne pensate?"
Lirithion, dal suo zaino, estrasse un simbolo sacro d'argento, raffigurante una spada su un'incudine, e un sacchetto di pelle di drago blu contenente sette ciottoli lisci. "Io ho trovato qualcosa in una cassa sulla piattaforma più alta, pensi abbia qualche senso?"
Teodor, con un'espressione di sorpresa, riconobbe immediatamente il simbolo. "Dove hai trovato questo simbolo sacro? Non lo riconosci, Elfo ingrato?! Codesto è lo simbolo della divinità che tanto si prodigò per lenir le tue ferite et anco la divinità la quale ci ha condotto alla vittoria! Costui è Hàlav, martello degli uomini bestia!" Poi, esaminando il sacchetto di scaglie, aggiunse con tono più prosaico. "Porgimi lo scroto di scaglie blu e le pietre che contiene... Non credo che questi oggetti abbiano una valenza religiosa. Forse queste pietre hanno un qualche valore economico nella rudimentale società di questi uomini bestia, ma il loro peculiare contenitore potrebbe avere un certo valore anche nella nostra."
Lirithion, affidando il simbolo sacro d'argento a Teodor, rimise il sacchetto di scaglie di drago nello zaino. "Ok, ma non ti sembra curioso un simbolo sacro in questo posto? Non credo lo abbiano portato queste bestie. Comunque le risposte sono qua sotto, e se non abbiamo altro da fare iniziamo a scendere."
Karamoth, la sua voce profonda e grave, concordò. "Esatto, finora abbiamo potuto fare solo congetture e supposizioni. È probabile che questi lucertoloni cerchino una cura, o magari che siano stati scacciati o che stiano scappando dal male che li affligge ma che li segue nonostante tutto. Ma la verità è qui nel sottosuolo. Ed io ho paura che il povero capitano Daru, possa essere la vittima sacrificale di un qualche loro rito... Chi può dirlo? Dobbiamo sbrigarci per soccorrerla."
Zòran, che aveva ascoltato attentamente le riflessioni del chierico, si rivolse a lui. " Non sono convinto della tua deduzione; potrebbero essere legati a qualche culto o sotto l'effetto di un incantesimo di qualche mago oscuro o di qualche maledizione... Le possibilità sono molte e non abbiamo elementi concreti per escluderne alcuna... Forse davvero le risposte si celano lì sotto, ma potremmo anche non trovarne alcuna... Inoltre suggerisco che sia tu a curare, così che il druido conservi almeno qualche incantesimo, altrimenti è meglio che resti qui sopra. Nonostante non sia nelle migliori condizioni, penso sia meglio scendere il prima possibile, se il capitano è ancora vivo, non è detto che resista un altro giorno... Inoltre, da quello che ho capito dai vostri discorsi e considerato lo scontro con quella in superficie, quelle lucertole marce sembrano poco propense a iniziative, quasi in uno stato vegetale: potremmo provare a colpirle da lontano io e Tryx, magari riusciamo a scappare al loro fetore... Lirithion, sei tu che sei andato in avanscoperta nella stanza, giusto? Pensi che sia possibile colpirle dalla porta e poi rifugiarsi nel corridoio che portava alla tana delle due grandi lucertole legate? Preferirei non affrontarle in campo aperto, ma una alla volta, che ne pensate?"
Lirithion annuì. "Sono d'accordo con te anche se non mi sembrano come l'uomo lucertola incontrato sopra, mi sembrano più morte che vive. Approvo la strategia di portarle verso il corridoio."
Zòran sorrise amaramente, "Grazie, adesso mi sento molto meglio... Sentivo proprio, la mancanza di uomini lucertola zombie... Speriamo siano solo moribondi..."
Lirithion, con un'espressione astuta, replicò: "Se fossero zombie dovrebbero essere il pane per Teodor. Ho visto come erano conciate e ti dico che nessun essere vivente potrebbe starsene così tranquillo con le ferite che questi avevano; ad una gli manca addirittura un braccio."
Tryx intervenne con la sua solita spavalderia: "Abbiamo affrontato di peggio, ci stiamo facendo spaventare da una lucertola monca! Dai , scendiamo e salviamo il capitano! Armi a distanza e lancieri dietro l'angolo mi sembra un piano molto più raffinato di quelli usati finora, e bene o male grazie ad Hàlav ne siamo usciti vivi!"
Karamoth sospirò. "È quello che abbiamo detto tutte le altre volte e io sono quasi morto in ognuna di queste!!"
Lirithion ridacchiò, "È vero... sei quasi morto ma di chi era la colpa? Nostra o tua che partivi in furia come un barbaro? Mi sbaglierò ma la frase ‘scendiamo e salviamo il capitano’ è la seconda volta che la sento!"
Cartu, la giovane guardia di Ryania, si fece avanti con voce risoluta. "Noi siamo pronti a scendere! Boris è sano e io ho solo qualche graffio. Andiamo a salvare il capitano, se è ancora vivo, e poi torniamo a casa..."
Lirithion, pur apprezzando lo spirito, lo ammonì. "Cartu, va bene, ma una volta giù non entriamo tutti nella stanza come dei matti, vediamo come quei mostri reagiscono alle prime frecciate."
Karamoth annuì con un cenno del capo. "Va bene, allora scendiamo. Ci appostiamo dietro la porta, e cerchiamo di attirarne fuori uno alla volta, possibilmente sfruttando le strettoie. Ci vuole un'esca e due pronti a colpire fuori dalla stanza. Io stavolta però resterei nelle retrovie..."
Teodor, con la sua usuale precisione, distribuì i ruoli. "Visto che la tattica è decisa, assegniamo i ruoli: Tryx, Lirithion e Zòran agli archi, Boris e Cartu pronti con le loro armi lunghe , io e Karamoth, con la sua fida Anelæ, come forza di supporto e pronti ad intervenire nel caso i Lucertoloidi sfondino. Karamoth è incaricato di portare la torcia."
Così gli avventurieri si calarono nuovamente nell'oscurità ai piedi della Grande Quercia, addentrandosi in quelle antiche camere sotterranee. Giunsero cautamente all'area dove avevano già combattuto le due grosse lucertole. Regnava un silenzio profondo , rotto solo dal fruscio dei loro passi. Notarono che la debole luce che il giorno precedente proveniva dalla camera dei tre strani Uomini Lucertola era ora assente.
Lirithion, con il suo udito elfico, percepì qualcosa. " Quelle creature sono ancora nella stanza, sento passi che strusciano."
"Dobbiamo illuminare in qualche modo quella camera. Potremmo accendere un'altra torcia e gettarla dentro per vedere che effetto ha su quelle bestie e poter prendere la mira " sussurrò Zòran.
" Procediamo...” rispose Karamoth prendendo l'iniziativa: accese un'altra torcia e la porse a Tryx. “Vai giovanotto, pensaci tu ad illuminare la situazione." Nel frattempo Lirithion istruì la giovane guardia di Ryania che era scesa con loro. "Cartu, ora che la stanza è illuminata butta uno sguardo dentro. Ieri c'era un corpo di donna per terra, forse è il capitano... io non posso dirlo perché non la conosco, magari tu ci dai una certezza che sia lei... ma occhio agli uomini lucertola."
Cartu si affacciò dopo che la torcia fu lanciata, il suo cuore batteva all'impazzata. "È il Capitano!" Esclamò sottovoce, la sua trepidazione evidente.
"Bene, allora facciamo scattare la tattica." dichiarò Lirithion all'indirizzo dei compagni che si sistemarono pronti allo scontro. L'elfo Vyalia con l'arco in pugno, si affacciò nella camera, ora completamente illuminata dalla torcia. Vide le figure muoversi senza apparente senso attorno all'altare. Non sembrava che lo avessero notato. Sferrò un dardo verso uno dei lucertoloidi, ma la freccia mancò il bersaglio; le creature nemmeno si accorsero della sua presenza. Rincoccò l'arco e scagliò una seconda freccia che, questa volta, colpì l'Uomo Lucertola, ma rimbalzandogli addosso senza arrecargli alcun danno. Questo però bastò ad attirare la sua attenzione. Lirithion arretrò dall'ingresso della stanza e si posizionò rapidamente tra i compagni; poco dopo, uno degli uomini lucertola uscì dalla porta, muovendosi goffamente verso di loro.
Preso dall'adrenalina dell'imminente scontro, Karamoth ordinò alla sua vipera Anelae di attaccare l'Uomo Lucertola. La vipera ubbidiente scattò, ma il suo morso si rivelò inefficace contro la pelle coriacea dell'umanoide. Anche Zòran scagliò una freccia con il suo arco mancando il bersaglio.
Cartu e Boris si avvicinarono e provarono ad affondare le punte delle loro armi nel corpo emaciato e inquietante dell'Uomo Lucertola, ma i loro attacchi furono maldestri e senza fortuna. Dopo di ché le due guardie di Ryania arretrarono brevemente intimorite dall'aspetto 'estraneo' di quella creatura.
Teodor, intanto, invocò il potere divino di Hàlav che rese la sua spada un'Arma Magica. "A giudicar dal loro aspetto, codeste creature non sono più vive, ma neanche morte!" disse il chierico rivolto ai compagni brandendo la sua spada che ora brillava di una magica luce rossastra, per poi avanzare e menare un gran colpo alla creatura. "Perisci! Fetido orrore!" Il suo fendente calò rapido e implacabile, aprendo un lungo squarcio sul petto e sul ventre della creatura. Un fiotto di scuro liquame imbrattò la lama e il pavimento, ma la creatura, seppur ferita mortalmente, barcollava ancora, abitata da una blasfema e febbrile vita.
Anche Lirithion impugnò la sua spada gettandosi contro il mostro e sferrò un fendente; la sua lama penetrò nelle costole del mostro. L'Uomo Lucertola, però, ignorò l'elfo, e si volse con lentezza verso Teodor che invece lo aveva colpito violentemente. Un'artigliata investì il chierico, ferendolo. Anche Zòran decise di abbandonare l'arco e di gettarsi cautamente contro il mostro estraendo le sue spade corte, e portandosi dal lato opposto di Lirithion per sfruttare al massimo la presenza del compagno e accerchiare la bestia. Raggiunta la posizione vantaggiosa desiderata, sferrò un fendente con la sua lama andando a segno, anche se la ferita inflitta al fianco della bestia non sembrò troppo profonda.
Boris, Cartu e Tryx, dietro agli avventurieri che avevano accerchiato il mostro, provarono nuovamente a colpire con le loro armi lunghe, ma la sua strana presenza e il suo modo inquietante di muoversi rendevano difficili i loro attacchi, che finirono per essere inefficaci.
Teodor, nonostante fosse stato ferito, era implacabile. La sua lama calò rapida, con il potere di Hàlav a farne brillare il filo di una luce rossastra. Il fendente aprì uno squarcio sulla spalla della creatura, ma sebbene ferita gravemente, continuava a muoversi.
L'Uomo Lucertola continuò a rivolgere la sua attenzione al chierico, ferendolo a sua volta nuovamente. Il combattimento proseguì con gli attacchi di Zòran e Lirithion. Ma fu in fine Boris, con un colpo secco e preciso, ad affondare la punta della sua lancia nel corpo del non morto mandandolo giù a terra senza che più si muovesse. Le due guardie di Ryania si guardarono tra loro e poi gli avventurieri, tirando un sospiro di sollievo.
"Ma un chierico non era in grado di scacciare il male?" disse poi Lirithion osservando il successo che avevano ottenuto. Karamoth ghignò. "Ad averlo un chierico che non sia un fanfarone!"
"Il potere di Hàlav è in grado di tenere lontane queste blasfeme creature che ingannano la morte. Ma perché scacciare la blasfemia quando puoi purgare il mondo dalla sua mefitica presenza?! Tuttavia, in considerazione dei miseri mezzi a disposizione per questo nobile fine... potremmo sottrarre il corpo della capitana Daru dalla stanza mentre il potere di Hàlav terrà lontane le creature immonde." Rispose Teodor al druido rinfoderando la spada che ancora emanava una fioca luce rossastra, e mettendo poi mano al sacro simbolo d'argento del suo dio.
"Sempre che Hàlav si fidi del suo chierico!" replicò Karamoth sarcastico.
"Bhè, in questo caso, se il potere del tuo dio è così forte, potresti allontanarle quel tanto che basta per prendere il capitano e scappare senza rischiare di prendere botte inutili e rischiare di morire per poi magari diventare uno di loro." propose Lirithion in alternativa.
Il druido rise, e l'elfo Vyalia incalzò. "Karamoth tu che dici, sarà così potente questo dio?"
Teodor sospirò di rassegnazione, "Orsù miei mediocri ma baldanzosi pugnatori, invece di frignare e cianciare accodatevi dietro lo sacro simbolo in rispettoso silenzio e siate lesti a recuperar la capitana come delle volpi in un pollaio; mentre i lanceri mi proteggeranno i fianchi io tenterò di tener a bada le creature immonde."
"L'idea mi sembra buona...” disse Karamoth, “... ma se per qualche motivo non funzionasse, poi dovremmo affrontare due creature insieme. Invece se ne attiriamo fuori una alla volta possiamo quanto meno sperare di affrontarle al meglio. Non saprei cosa dirti: non sono esperto di chiericate di questo genere."
"Se volete mi offro volontario per andarla a recuperare..." disse Lirithion, "... sono abbastanza veloce e forte per fare tutto in fretta."
Ma Teodor obiettò. "Se attirassimo un lucertoloide qui e poi lo scacciassi, esso si rifugerebbe nuovamente nella stanza da cui proviene."
"Ma Karamoth non intendeva questo...” chiarì Lirithion, “... lui vuole continuare con la tattica usata con il primo uomo lucertola, ovvero farlo uscire e riempirlo di mazzate."
"Anche il mio consiglio è di continuare con la strategia attuale...” intervenne Zòran convinto della prudenza da tenere “... sono piuttosto coriacee, non sarebbe facile doverne affrontare due contemporaneamente... chierico, tu comunque tieniti pronto a pregare Hàlav con tutta la tua fede, dovessero svegliarsi entrambe."
"Allora è deciso,” annuì Karamoth “... riprendiamo le posizioni d'attacco."
Lirithion attese che tutti si fossero posizionati nuovamente e poi scagliò il dardo della sua balestra verso uno dei due Uomini Lucertola zombie. Il dardo colpì in pieno il bersaglio, portandogli via un bel pezzo di carne dalla spalla. L'elfo si allontanò rapidamente dall'ingresso mentre vedeva il non morto iniziare a dirigersi verso di lui. Raggiunse i compagni e poco dopo lo zombie fece il suo ingresso nella camera dove gli avventurieri lo stavano attendendo. Boris e Cartu, ai lati dell'ingresso alla camera, provarono a colpirlo con le loro armi, ma non riuscirono a ferirlo.
Tryx, con in pugno la sua giusarma, anche lui andò a vuoto. Nonostante fossero le creature più lente che il giovane guerriero aveva mai incontrato, era la terza volta che provava inutilmente a colpirne una. La visione di quelle creature che non erano vive, ma non erano neanche morte, gli trasmetteva una sensazione addosso che lo faceva rabbrividire e lo deconcentrava. Teodor, estratta nuovamente la spada avanzò di qualche passo e si preparò ad affrontare e colpire l'orrido umanoide con la sua lama su cui baluginava ancora il flebile bagliore rossastro del potere di Hàlav. Ma il chierico non fece in tempo a colpire il mostro che Lirithion, con un fendente preciso della sua lama, squarciò l'unico braccio rimasto allo zombie, ponendo definitivamente fine alla minaccia. La stanza era finalmente liberata; un silenzio teso cadde, e il fetore di decomposizione si fece meno opprimente.
Karamoth, con il suo bastone ferrato ancora levato, attese, guardando i compagni. "Ora che il combattimento è terminato, lasciate che scruti la camera col pentacolo con la mia magia, prima di entrarci...” Si avvicinò all'uscio della stanza da dove erano usciti gli zombie, sbirciò dentro e recitò alcune arcane parole.
La magia del druido scivolò nell'aria, permettendogli di individuare le magie celate presenti nell'area. Illuminata dalla torcia che era stata gettata al suo interno, Karamoth poté osservare le pareti della camera adornate con bassorilievi e colonne scolpite, incise con sigilli e rune di un'antica e oscura fede. Nell'angolo di fronte all'ingresso giacevano accatastate asce rudimentali, un grosso tronco imbracato con corde e un barile, strumenti di un lavoro sacrilego. Nella parte meridionale, un grosso altare di pietra levigata ospitava un braciere spento, mentre un enorme pentacolo, dipinto a terra in un macabro color cremisi, dominava la scena. Dietro all'altare, Karamoth vide una figura di donna, priva di sensi, seduta a terra con le spalle alla parete. Sopra di lei un grande dipinto, parzialmente rovinato dal tempo. Rappresentava un cielo nero con un'eclissi di sole, e nell'aria si librava una donna minuta, dalla carnagione pallida, di grande fascino e grazia, con lineamenti esotici e fini, lunghi capelli corvini e occhi neri, abbigliata con una lunga tunica nera dalle linee morbide.
Karamoth non rilevò nulla di magico, tranne una spada che giaceva sull'altare. Poi, avvertiti i compagni si fece avanti, spinto dal desiderio di verificare la condizione di salute della donna.
Zòran, intanto, ispezionò i corpi degli Uomini Lucertola caduti, ma non trovò nulla di valore o di interesse. Poi affacciandosi nella stanza chiese al druido le condizioni della donna. Karamoth, tastandole il polso rispose al ranger, "È ancora viva."
"Boris, Cartu, potete verificare se è davvero il capitano?" chiese Zòran alle due guardie di Ryania che, gettandosi all'interno della stanza, riconobbero la figura e con urgenza e gioia gridarono: "Sì! È lei!".
Teodor, con voce grave, invitò le due guardie a portare fuori da quella stanza il Capitano per poterle dare una immediata assistenza; al chierico quel luogo non piaceva...
Cartu e Boris presero con delicatezza il corpo del Capitano Daru e lo portarono fuori dalla camera dell'altare, come era stato loro detto. "Ha delle catene di ferro ai polsi e alle caviglie," fecero notare le due guardie agli avventurieri.
L'elfo Vyalia si avvicinò con un sorriso rassicurante, "Tranquilli, ci pensa Lirithion." Estrasse i suoi attrezzi da scasso e, armeggiando con tranquillità, aprì i lucchetti con grande facilità; Il capitano era libero.
Karamoth cercò di valutare lo stato di salute del Capitano. "Povera Daru: ha molte ferite e sono state brutalmente cauterizzate; deve aver sofferto molto. Devono essere state sue le urla che abbiamo sentito la notte scorsa." Il druido invocò il potere ancestrale della natura, ma la sua magia curativa non fu sufficiente a risvegliare completamente la donna.
Allora Teodor si chinò sulla fanciulla, il suo simbolo sacro in mano. "Apprezzabile, druido, ma ora lascia fare a me." Si concentrò sulla Ballata di Hàlav e mormorò una strofa, ponendo l'altra mano sulla fronte della donna. Un incantesimo di Cura Ferite, intriso della sua fede, scivolò dalla sua anima al corpo della capitana. Mircea aprì gli occhi, un'espressione stanca ma di profonda gratitudine. "Grazie sacerdote..." Sussurrò con una voce flebile, ma le sue condizioni rimanevano comunque critiche.
Cartu, nonostante l'atmosfera tesa, esultò per il risveglio del suo Capitano. Boris, più maturo, si avvicinò con un sorriso di sollievo. "Capitano, vi riportiamo a casa," disse, cercando di rassicurare la giovane donna.
Karamoth, borbottò tra se e se, con un pizzico di stizza. "Grazie sacerdote? Perché si è sprecato tanto ad imbrigliare il potere di Hàlav... Mica io che ho dovuto richiamare con tutta la mia forza e conoscenza il potere indomito della natura, per curarla! Quel prete è proprio uno sfacciato!" Poi, rivolgendosi al gruppo, "Direi di uscire da qui, per ora, e riportare il Capitano Daru a casa, come avevamo promesso; dopo penseremo il da farsi. Qui c'è sicuramente un mistero che va svelato quanto prima."
Teodor annuì, "Concordo con Karamoth! Riportiamo il Capitano Daru a casa quanto prima e dopo aver ascoltato con attenzione i suoi racconti, decideremo se tornare in questo luogo malefico per ulteriori indagini. Su, non indugiamo oltre!"
"Dobbiamo aspettare Zòran e Lirithion che stanno perlustrando la camera dell'altare,” interruppe Tryx “... però intanto direi di avvicinarci all'uscita che dobbiamo creare una sorta di imbracatura per tirare su il capitano attraverso il buco nel soffitto."
Zòran e Lirithion, dopo circa mezz'ora, uscirono dalla camera dell'altare, raggiungendo i compagni. "Nelle stanze non c'è nulla di interessante...” riferì Zòran “... solo un paio d'asce, un tronco imbragato e mezzo barile di carne secca. Usciamo di qui e vediamo di recuperare le energie e di fare riprendere il capitano, così che possa raccontarci quello che ricorda."
L'elfo, alla vista della donna che aveva ripreso i sensi, sussurrò a Cartu. "Fai una domanda particolare al capitano, tipo dove sono le altre guardie, usando un nome inventato, e cerchiamo di capire se è davvero il capitano; non vorrei portare fuori qualcun altro... ci sono troppe stranezze qua dentro."
Cartu annuì e si rivolse alla giovane donna. "Capitano, mi riconosci? Come mi chiamo?"
Mircea si volse lentamente verso di lui. "Cartu..." sussurrò. La giovane guardia di Ryania si rivolse agli avventurieri con un'espressione quasi di supplica. "Portiamola fuori."
La compagnia risalì i gradini del corridoio che li aveva condotti in quella sala. Una volta giunti nella camera con il buco, si organizzarono e, aiutandosi l'un l'altro con la corda, guadagnarono di nuovo l'uscita da quella cripta sotto la Grande Quercia, portando con sé il Capitano Daru.
Zòran respirò a pieni polmoni l'aria fresca del bosco, poi si volse verso i compagni. "Direi di incamminarci già da ora verso casa, forse raggiungiamo il salice al Guado di Rodov prima di sera."
Lirithion, però, era più cauto. "Zòran, non vorrei essere quello che si mette sempre di traverso, qui siamo riparati e ormai già ci abbiamo passato qualche notte. Riposiamo, mettiamo comoda il capitano e domani i nostri guaritori potranno intervenire nuovamente."
Ma Zòran insistette sulla necessità di lasciare quel luogo. "Io non rimarrei ancora qua, troppi misteri avvolgono questo posto, non sappiamo se in profondità ci siano altre minacce, ma mi rimetto alla decisione del gruppo."
"Muoviamoci, andiamo a Ryania, portiamo in salvo il Capitano Daru." fu l'intervento categorico di Teodor.
Karamoth si rivolse a Mircea, che era pallida e debole. "Capitano Daru, se la sente di intraprendere il viaggio di ritorno o preferisce che troviamo un posto sicuro qui in zona, ancora per una notte? Certamente il riposo le sarà di ulteriore ristoro."
Mircea, con un flebile sussurro rispose al druido. "Andiamo via da qui...". Ora, alla luce del giorno, gli avventurieri notarono i suoi tratti elfici, una delicatezza nei lineamenti, inaspettata.
Zòran batté le mani. "Allora è deciso, leviamo le tende senza indugio." disse con una espressione di urgenza.
La compagnia iniziò a prepararsi ma, oltre al Capitano Daru, Irina e un'altra guardia erano troppo ferite per affrontare il percorso accidentato. Gli avventurieri costruirono in fretta tre barelle di fortuna e adagiati su di esse i feriti si misero in marcia, abbandonando la Grande Quercia e i suoi orrori nascosti.

Posted on 24 Settembre 2025 in Articoli,Avventura 1,la compagnia del tranello by Marbon

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