20 – Un Trionfo Inaspettato
GIORNO 19 FLAURMONT
Il crepuscolo era ormai calato su Sukiskyn quando una grande ombra si posò sulla cima della torre di pietra che dominava la modesta costruzione della fattoria fortificata. Il Drago Verde, creatura di terrificante bellezza e crudeltà, che con la sua sola presenza gettava un velo di terrore su ogni anima vivente stringeva i suoi affilati artigli aggrappandosi alla muratura della torre, mentre un respiro affannoso, sibilante e profondo, annunciava la sua imminente furia.
Nella sala principale, illuminata fiocamente da poche lanterne, gli avventurieri si guardarono l'un l'altro, i volti tesi nell'attesa di quanto sarebbe accaduto a breve. Souane, la barbara traladariana dai lunghi capelli neri, strinse l'impugnatura della sua possente spada a due mani riposta nel fodero magico regalatole dalla Regina delle Fate, forse cercando in essa la forza o il coraggio necessario ad affrontare quella pericolosa sfida. Per la vita o per la morte. La sua armatura di cuoio, quasi una seconda pelle, non l'aveva mai abbandonata, nemmeno durante i rari momenti di riposo. Quella sera non aveva fatto eccezione. Accanto a lei Voran, nei suoi abiti verdi e logori da cacciatore, sedeva al tavolo dalla sala da pranzo dei Sukiskyn osservando le ombre danzanti della fiamma della lanterna con la fredda determinazione di chi aveva visto già troppe battaglie. Keruin, lo strano nano sacerdote di Petra, iniziò a maneggiare la sua mazza con la solida presa di un minatore, la sua devozione alla Dea riusciva ad infondere una calma inaspettata nella stanza.
L'appello degli abitanti di Sukiskyn agli avventurieri fu un momento doloroso. Taras, il figlio di Pyotr, era caduto nell'ultimo assalto dei goblin assieme ad Hakos e Novannes. Stephan, fratello del capo clan, era stato fatto prigioniero. Alla fattoria, eccetto Pyotr, erano rimasti in pochi e malmessi: i tre sopravvissuti di Ilyakana, Stellios l'anziano stalliere dal braccio solo, Darya, Alfana, Masha e Irina oltre a Kuzma, l'anziana sacerdotessa di Zirchev, e Matvei, il piccolo figlio di Pyotr terrorizzato che si aggrappava disperatamente alla madre. L'anziana Babushka giunta alla fattoria con gli avventurieri si teneva terrorizzata vicina a Kuzma, ma senza più lacrime da versare...
Gli avventurieri però non avevano intenzione di assecondare l'invito del drago ad uscire fuori. Almeno non senza essersi preparati...
Così la conversazione si rivolse necessariamente a come uscire da quella situazione con un misto di piani audaci e preoccupazioni più o meno celate. "L'altro giorno non avevamo magie e forze per fronteggiare una tale minaccia," esordì Liziano riferendosi al loro incontro con il Drago nella Foresta nei pressi del covo delle Vipere. La sua voce risuonò grave per la situazione ma il suo intelletto strategico, calcolava le probabilità a loro disposizione. "Però ora, disponiamo di incantesimi utili che potrebbero essere cruciali, forse anche per evocare un elementale." L'idea di evocare una creatura da un altro piano per trattenere il drago era audace, ma il tempo stringeva. "Non abbiamo il lusso di farti evocare un elementale, avendo così poco tempo a disposizione," intervenne Voran. "Dovremmo essere certi che agisca immediatamente, altrimenti sarebbe solo uno spreco di energie".
Pyotr, il capo del clan della fattoria, uomo dalla barba rossa e dal volto scavato dalla recente perdita del figlio e dalla scomparsa del fratello, si avvicinò agli avventurieri. "Chi attirerà l'attenzione del drago per prendere tempo?" chiese, la voce incrinata dalla paura e dalla tensione. Conner, con un amaro scherzo per sdrammatizzare l'ineluttabile destino, propose sghignazzando che l'ultimo a dire "io no" si sarebbe offerto “volontario” per attirare l'attenzione del mostro. Pyotr, con coraggio disperato, per tutta risposta si propose per il compito gravoso di esca se fosse stato utile a salvare la sua famiglia. Ma il gruppo di avventurieri respinse l'offerta dell'uomo. Avrebbero provveduto in qualche altro modo. Intanto invitarono gli abitanti della fattoria a ritirarsi entro i confini della torre, l'ultimo baluardo di pietra contro la furia che si stava per scatenare.
Dall'esterno intanto il suono di tamburi di guerra riempiva l'aria, un ritmo cadenzato che preannunciava l'imminente attacco dei goblin. "Conner, vai tu," disse Liziano all'halfling, "sei il più adatto a muoverti furtivamente e ad esplorare dall'alto". L'hin accettò, la sua agilità era proverbiale come la sua curiosità. Si mosse con destrezza, salendo su per la scala a chiocciola di pietra della torre. Raggiunse una delle feritoie del secondo piano e sbirciò fuori. Vide fuochi radi nel bosco, torce che tremolavano tra gli alberi, indicando la presenza di decine, non centinaia, di goblin. Non era un esercito sterminato, ma comunque una forza temibile.
Seebo, dal ballatoio della sala da pranzo dove si era recato, decise di agire. Affacciandosi ad una delle finestre con un incantesimo evocò delle Luci Danzanti, bagliori fatui che attraversarono la radura verso il bosco, cercando di distrarre i goblin e confondere le loro percezioni.
Conner intanto proseguì la sua ascensione, raggiungendo la cima della torre, il terrazzo. Si avvicinò alla porta che conduceva all'aperto e si fermò ad ascoltare. Un respiro affannoso, imponente, proveniva da oltre la soglia. Il drago era lì, posato sulle merlature della torre, le sue grandi dimensioni riempivano tutto lo spazio. Era un giovane drago alato, ma già terribilmente grande.
Una voce profonda e roca risuonò nuovamente. "Avventurieri coraggiosi," sibilò il drago, le sue parole scandite e cariche di minaccia, "mostratevi! Se uscite, risparmierò gli abitanti di questa fattoria. Altrimenti, distruggerò questo posto con tutti i suoi occupanti!".
Conner, senza aprire la porta, e forse illudendosi di avere un sicuro riparo dietro di essa, cercò di guadagnare tempo. "Cosa vuoi da noi? E perché ci hai seguito fin qui?" chiese, la sua voce squillante ferma, sicura ed incosciente. Il drago rispose con arroganza glaciale: "Perché continuavate a scappare".
Nel frattempo nella sala da pranzo Keruin aveva iniziato a recitare le sue preghiere, la sua voce risuonava calma e rassicurante. Invocò la Benedizione della sua dea, Petra, su tutti gli avventurieri, infondendo loro coraggio e un tocco di fortuna. Poi, specificamente su Souane, invocò per lei una richiesta di Aiuto a Petra, potenziando la sua furia e resistenza. Liziano, concentrato, considerava l'uso degli incantesimi che come gruppo avevano a disposizione per aumentare le difese e le capacità di combattimento dei compagni e dell'elementale che intendeva evocare al momento opportuno.
Conner decise di tentare una mossa audace. La curiosità di vedere da vicino il drago era troppo forte da tenere ancora a freno. Lentamente, aprì uno spiraglio della porta del terrazzo. Ma la grande creatura era svanita. Il drago nel frattempo era volato via, un'ombra furtiva nel cielo plumbeo di quella notte. Seebo, affacciato alla finestra del ballatoio poco più in basso, vide quell'ombra muoversi nell'aria e tentò di farlo seguire dalle sue Luci Danzanti, spostandole dai margini della foresta verso l'alto per intercettarlo. Ma il drago era troppo veloce, la sua velocità di volo superava di gran lunga la portata dell'incantesimo dello gnomo.
Un senso di frustrazione pervase il gruppo. Il drago aveva giocato con loro, temporeggiando, per poi svanire nel nulla. Ora il tempo era un elemento determinante. L'evocazione di un elementale, che richiedeva tempo e precisione, sembrava quasi impossibile da sincronizzare con l'imprevedibilità del drago.
La tensione nelle sale della fattoria era palpabile. I tamburi da guerra goblin continuavano a rullare. Poi il Drago Verde atterrò nella radura di fronte alla fattoria, la sua figura imponente visibile attraverso le feritoie e le finestre. Era giunto il momento. Gli avventurieri non avevano intenzione di cedere alle richieste di quella creatura. Avrebbero reso cara la loro pelle. Anche mettendo a repentaglio la vita degli abitanti di Sukiskyn. Forse sarebbero stati condannati ad una triste fine ugualmente...
Nel corpo principale della fattoria, sul ballatoio della sala da pranzo dove si trovavano le finestre che permettevano di osservare la radura esterna dove si trovava il drago, gli avventurieri si apprestarono a dare battaglia. Liziano con un rapido gesto e un sussurro arcano, lanciò un incantesimo di Invisibilità su Souane, rendendola un fantasma ai sensi del drago. Un attimo dopo, la barbara traladariana ingoiò una pozione di Distorzione. L'avevano trovata sconfiggendo Morfyria sull'Isola nel Lago dei Sogni Perduti. Mentre si posizionava strategicamente alla finestra, il suo corpo divenne sfocato e tremolante, quasi etereo, anche se nessuno poteva vederne gli effetti in quel momento a causa della magia di Liziano che qualche istante prima l'aveva investita.
Due goblin, dalla pelle tatuata con squame e disegni di serpenti, si affiancarono al drago con aria spavalda, un segno sinistro della loro lealtà alla grande creatura alata ed evidente appartenenza al clan goblin delle Vipere. Non erano semplici servitori, ma guerrieri segnati da rituali oscuri.
Liziano, avendo ampiamente elaborato strategicamente quello scontro, lanciò un incantesimo di Velocità che avvolse tutti i suoi compagni, donando loro un'agilità sovrannaturale. Ogni movimento divenne più rapido, ogni reazione più pronta. Allo stesso tempo, Keruin, con una preghiera rivolta a Petra, invocò la Forza del Toro su Vòran, che sentì un'ondata di potere scorrergli nelle vene, i suoi muscoli si tesero, pronti per l'imminente scontro. Mentre Seebo, ben sapendo dove si trovava Souane, lanciò sulla compagna un incantesimo per Volare. Tutto era ragionevolmente pronto per quel poco tempo che avevano avuto a disposizione. Il drago fuori nella radura aveva perso la pazienza. Il tempo di aspettare per la grande creatura alata era terminato. L'aria si riempì di un forte odore di cloro e di acido. Il letale respiro del drago si stava alimentando...
Nonostante l'invisibilità e la sfocatura, gli occhi del drago sembravano seguire la barbara traladariana, una percezione cieca che superava ogni inganno visivo. Ma Souane non esitò. Con un urlo primordiale che le lacerò la gola, la barbara, sotto l'effetto degli incantesimi dei suoi compagni e della sua stessa furia interiore, estrasse la sua possente spada a due mani dal fodero donatole dalla Regina Veralya evocando il potere magico delle fate.
Con la forza di un ciclone, si lanciò in volo contro il drago, un balzo audace e furioso dalla finestra attraversando invisibile agli occhi di tutti la radura della foresta. Il suo spadone, una lama d'acciaio affilata dal potere di un antico incantesimo fatato, si abbatté sul fianco del Drago Verde. Un boato echeggiò nella radura, e il colpo inferto fu di una tale violenza da far urlare di dolore la creatura, una ferita profonda che squarciò le sue scaglie.
Il drago, infuriato, reagì con una violenza devastante. Attaccò Souane, tornata ad essere visibile, con tutti gli arti di cui disponeva. Prima con il suo morso feroce, poi con i suoi due artigli taglienti ed in fine con dei colpi delle sue possenti ali. Souane, solo grazie al potere magico della pozione di Distorsione, fu quasi intoccabile salvandola dai letali attacchi del drago. Fu colpita solo dall'ultimo colpo d'ala della grande creatura verde che però non fu sufficiente ad abbattere e fermare l'impeto della barbara traladariana. Il combattimento era appena iniziato, e già l'aria era intrisa di magia e sangue.
Lo spadone di Souane si abbatté di nuovo sul Drago Verde con una tale violenza che il colpo fu un'esplosione di pura potenza. La magia delle fate, di cui la lama della giovane barbara era stata avvolta, permise un colpo devastante che penetrò le difese del drago come carta. La lama scintillò di magia quando Souane la affondò nel petto della creatura che barcollò con un ruggito di dolore e furia a lacerargli la gola. Il colpo fu talmente potente che quasi raggiunse il cuore del drago. Ma il momento della morte delle creatura ancora non era giunto, seppur gravemente ferita.
Voran e Senshu abbandonarono la sicurezza della fattoria, gettandosi nella radura con coraggio impavido per raggiungere la loro compagna che da sola stava affrontando il grande drago. Quasi istantaneamente un'orda di goblin uscì dal bosco, circondando i due eroi e la stessa Souane, animando la radura che fino a quel momento era rimasta in attesa, spettatrice dello scontro tra il drago e la barbara.
Seebo, dall'alto della torre, riconobbe l'urgenza della situazione. Con un incantesimo potente, evocò una Palla di Fuoco, un globo ardente che si scagliò nel mezzo dello scontro, esplodendo con fragore. La fiammata lambì il Drago e avvolse diversi goblin che furono inceneriti all'istante. La creatura alata, ancora scossa dal colpo di Souane, riuscì però a salvarsi dagli effetti più devastanti della palla di fuoco, seppur ustionata.
Keruin, anche lui uscì dalla fattoria seguendo i compagni gettandosi nella radura e con una preghiera concitata, evocò un'Arma Spirituale, un martello etereo che si materializzò nell'aria e si scagliò contro il drago. Ma nell'ardore del momento, l'arma eterea mancò il suo bersaglio, svanendo nel nulla.
Voran, indomito, si avventò sui goblin che lo circondavano cercando di farsi strada. Con le sue due armi, la spada e l'ascia, si mosse con rapidità letale, abbattendo tre dei piccoli mostri in un turbine di acciaio e furia.
Dall'alto della terrazza della torre di pietra, Conner, con la precisione di un veterano, scoccò un dardo dalla sua balestra. Il proiettile sibilò nell'aria attraversando la radura e si conficcò nel cuore di un capo goblin, che cadde a terra senza vita.
Souane, ormai circondata dai goblin che erano usciti dal bosco, era concentrata sul grande Drago Verde. Ma grazie al suo istinto guerriero, nonostante la foga e la furia cieca con la quale stava affrontando quella letale creatura, le permise di sferrare quasi senza guardare un colpo rapido del suo spadone all'indirizzo di uno dei goblin appena giunti, abbattendolo senza pietà. E sfruttando la velocità che aveva impresso all'arma proseguì il suo colpo dal basso verso l'alto all'indirizzo del Drago. Con un ruggito di trionfo la barbara traladariana recise il filo della vita del mostro. Con un gemito strozzato, il Drago Verde crollò a terra morto con il ventre aperto. La sua imponente figura si accasciò, sollevando una nuvola di polvere e foglie. Un silenzio innaturale calò sulla radura. I tamburi dei goblin si zittirono di colpo, e i pochi superstiti, terrorizzati, si dispersero nel bosco, fuggendo come ombre nella notte.
Dopo un primo momento di stordimento, un'esultanza incredula pervase gli avventurieri. La vittoria, che inizialmente appariva così lontana, ardua e sanguinosa, era finalmente loro. Si ritrovarono tutti nella radura, tra pacche sulle spalle e sorrisi trionfanti alla luce fioca delle torce. Il bosco attorno tornato silenzioso e tranquillo.
Poi diressero le loro attenzioni sui cadaveri dei goblin in cerca dei loro miseri averi. Solo quello era il loro bottino. Non il tesoro del drago che si trovava nella tana ormai incustodita in chissà quale parte della Foresta Dymrak...
Tra i resti dei goblin, oltre qualche centinaio di monete d'oro e d'argento e alcuni altri oggetti vari di poco conto, trovarono un simbolo sacro raffigurante un serpente con una sfera sul capo. Keruin e Seebo concordarono che quel simbolo era un'effigie di Perla, il dio-drago. Una scoperta che avrebbe potuto porre nuove domande e forse preannunciare nuovi pericoli...
Mentre il gruppo esaminava il bottino, la discussione si spostò sul grande cadavere del drago. Cosa recuperare dal corpo di una tale bestia? Le scaglie, le zanne, la carne... ogni parte aveva un grande valore intrinseco. Avrebbero potuto ricavarne un bel mucchio di monete, ma la scuoiatura e il recupero avrebbero richiesto circa una giornata di lavoro, un tempo prezioso che non erano sicuri di potersi permettere. "Dobbiamo andarcene da qui, al più presto," disse Voran, la sua voce risuonava con una nuova urgenza. "Con i cavalli. Dobbiamo convincere gli abitanti di Sukiskyn a venire con noi. Non possono rimanere qui". L'ombra del Grande Drago che regnava sulla Foresta Dymrak si stagliava già all'orizzonte, una minaccia ben più grande di quella appena sconfitta, una volta che fosse venuto a conoscenza della morte di un suo simile per mano di avventurieri.
Il dibattito si accese, alcuni, come Voran, erano determinati a tornare a Rifllian, il villaggio elfico da cui provenivano, e dove avrebbero dovuto condurre i cavalli dei Sukiskyn promessi a Lady Prestelle. Ma Pyotr, pur stanco e consapevole del pericolo, contemplava l'idea di fortificare la fattoria, di trasformarla in una roccaforte, una scelta dettata dalla disperazione e dalla lealtà alla loro terra. E per lui e la sua famiglia rimaneva comunque ancora prioritario ritrovare il fratello Stephan. Ormai prigioniero dei goblin da oltre un mese e la cui debole traccia trovata dagli avventurieri indicava che si trovava tra le rovine di una antica città perduta di nome Xitaqa. La notte era giovane, ma le decisioni da prendere avrebbero segnato il loro futuro e quello degli abitanti di Sukiskyn. Il Drago Verde era caduto, ma la sua ombra, e quella del suo ben più temibile signore, si allungava già su di loro, preannunciando nuove e più grandi sfide.
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