12 – Diavoletti ed Ossa

GIORNO 19 KLARMONT

"Vado a vedere meglio," disse l'elfo Vyalia ai compagni. "Attendete qui il mio ritorno". "Aspetta, non andare così d'impulso!" lo interruppe Karamoth. "Fai pure il giro della radura, ma non da solo: se siete in due, potreste attirare l'attenzione di quelle creature, e forse noi potremmo coglierle di sorpresa alle spalle!". "Non voglio attirarle,” gli replicò l'elfo. “voglio solo osservare l'altro lato della radura". Tryx, pur non essendo un maestro di furtività, si offrì di accompagnarlo, ma Lirithion declinò gentilmente, consapevole della necessità di una discrezione assoluta. "Ci metterò poco, pazientate e continuate ad osservare da qua la Grande Quercia". L'elfo si avviò e dopo una decina di minuti fece ritorno dai compagni. "Nessuna minaccia evidente, ma non riesco a vedere bene questi esserini. Si nascondono all'interno della barriera di rovi, quindi non saprei dirvi se ce ne sono altri. Ma la cosa interessante è che l'apertura tra i rovi è ancora là, aperta, possiamo caricare tranquillamente". Tryx si accigliò al termine <<caricare>>. "Mi sbaglio o stai dicendo di caricare?". "Carichiamo... o seguiamo il piano del druido,” disse Lirithion guardando Karamoth. “Due faranno da esca mentre gli altri li prendono da dietro; ma non abbiamo la certezza che ci seguano ed escano dai rovi". Data la minaccia sconosciuta che li attendeva, Tryx manifestò la sua cautela: "Non che io abbia un piano ben preciso, ma entrambe le tue proposte mi sembrano un po' eccessive, visto che non sappiamo a cosa stiamo andando incontro". Poi il guerriero si fermò un istante ad osservare la Grande Quercia e le foglie secche cadere, nonostante fosse il culmine della stagione calda. Si rivolse al druido con voce bassa: "Scusa, Karamoth, tu che sei esperto di natura, secondo le tue conoscenze, la quercia sta morendo o è il periodo che perda le foglie per via della stagione?" Karamoth non distolse lo sguardo dal tronco nodoso dell'albero dove una linfa nerastra pareva trasudare dalle ferite della corteccia. "No, Tryx, gli alberi in estate non perdono le foglie! La pianta sta morendo, e l'attività delle creature che si trovano lì sotto è sospetta. Soprattutto sapendo cosa nascondono quelle radici", rispose cupo, la mano che stringeva il bastone nodoso come a voler trarre forza dalla terra stessa. “Io propongo di avvicinarci piano su due fronti, in modo da accerchiarli, e, se siamo fortunati, di prenderli di sorpresa! tanto di lì dobbiamo passare, quindi, prima o poi, dobbiamo affrontarli," concluse il druido. Ma Tryx temeva la divisione delle loro forze: "Karamoth, io invece ti dico che se ci dividiamo ci fanno il culo... è meglio stare vicini e darci una mano l'uno con l'altro". Il druido accettò la saggezza del compagno: "Non sono un guerriero; mi rimetto alla tua esperienza". Zòran intervenne, riflettendo ad alta voce sui possibili nemici: "Potrebbero essere dei goblin? Magari lo sciamano ha trovato il modo di rianimare qualche goblin morto... o semplicemente gli uomini lucertola li hanno di nuovo ridotti in schiavitù... Opterei per la proposta di Tryx... muoviamoci tutti insieme e guardiamoci le spalle. Lirithion, hai visto delle tracce mentre perlustravi? Vorrei evitare solo di essere circondato... o essere preso tra due fuochi". Lirithion scosse il capo: "No, non ho cercato tracce.” E poi aggiunse : “l'ultima volta abbiamo seguito un piano tattico che ha fatto veramente schifo; questa volta andrei diretto". Tryx lo frenò, sottolineando la necessità di prudenza contro un nemico ignoto: "L'ultima volta volevamo fare una tattica e non ci siamo riusciti, ma sapevamo grosso modo quanti erano e chi stavamo per affrontare, oggi non sappiamo niente di quanti esseri ci possono stare lì, quindi vorrei evitare di fare una pazzia". Zòran, pur riconoscendo la follia di un assalto cieco, convenne che non potevano più temporeggiare: "Stavolta do ragione a Lirithion, non abbiamo modo di avere altre informazioni e stare tutti insieme ci dovrebbe consentire di respingere il nemico con più facilità... Forse un assalto diretto può essere efficace... In alternativa potremo provare ad attirarli fuori, la radura è comunque troppo larga per pensare di passare inosservati". Aggiunse infine una riflessione sulla possibilità di attirare la loro attenzione: "Ma se facciamo rumore, magari, vengono a vedere... Oppure si rintanano e ci fanno soffrire per stanarli...".
Lirithion espresse la sua teoria: "Anche se non abbiamo capito cosa siano, non mi sembra che stiano difendendo qualcosa, o avrebbero chiuso il passaggio tra i rovi. Secondo me non sono guardie e difficilmente potrebbero essere attirati fuori”. Ribadì la lezione appresa a caro prezzo: "L'altra volta siamo quasi caduti perché eravamo divisi". Convennero quindi nell'avvicinarsi alla Grande Quercia, dal lato dove si apriva il varco nella barriera di rovi che circondava l'albero. Si prepararono ed avanzarono in formazione compatta con Tryx e Zòran davanti a tutti. Ma proprio mentre si trovarono sotto le fronde secche della grande pianta morente, il silenzio della radura fu spezzato da un sibilo sottile. Piccole saette piumate, quasi invisibili, volarono dall'alto delle fronde dell'albero e fuori dal groviglio di spine. Il guerriero e il ranger sussultarono quando le punte velenose scalfirono la loro pelle. Un torpore gelido iniziò immediatamente a strisciare nelle loro vene. Dall'alto della chioma e dal folto della siepe emersero piccole creature grottesche, umanoidi dai capelli aggrovigliati come radici e dagli occhi iniettati di una malizia antica. Alcuni di loro cavalcavano Ragni Mostruosi grandi come cani, le cui zampe pelose correvano veloci in alto sui rami morti della Grande Quercia. "Sono Diavoletti Silvestri! Creature degeneri della foresta. Maledette!! Bisogna farle fuori!!" esclamò Karamoth ai compagni, mentre una pietra scagliata dalla sua fionda fendeva l'aria.

                    Diavoletto Silvestre

Lo scontro divampò violento: Teodor avanzò, la spada levata verso il cielo grigio, invocando la protezione del Patrono di Traladara: "Avanti, Avanti! All'apertura! non tergiversiamo oltre!" gridò, mentre la Benedizione di Hàlav avvolgeva i compagni di una luminescenza divina, infondendo loro coraggio nonostante il veleno li indeboliva. Tryx si ritrovò improvvisamente avvolto da una ragnatela appiccicosa sputata da uno dei Ragni mostruosi. "Ragazzi bisogna ripiegare, non possiamo farci prendere a frecciate in campo aperto senza una copertura, siamo un bersaglio troppo facile!" esclamò il guerriero, lottando contro i fili resistenti ed appiccicosi. Ma Lirithion, con la sua agilità elfica, si lanciò in avanti, la spada lunga in pugno che tracciava ampi archi davanti a se: "Ma quale ritirata, sono delle pulci! io attacco, possiamo farcela e non abbiamo tempo!" Cartu, dimostrando un valore che andava oltre la sua giovane età, imbracciò la balestra abbandonando la sua lancia e, inginocchiandosi a terra per rendersi un bersaglio meno facile da colpire, con un colpo chirurgico trafisse un ragno alla testa. La bestia precipitò dal ramo dell'albero con un tonfo sordo, trascinando con sé il suo piccolo e diabolico cavaliere nel suo tragico destino. Zòran, nonostante il braccio appesantito dal veleno, incoccò una freccia dietro l'altra, mentre Teodor cercava di farsi strada tra i rovi per raggiungere un Diavoletto Silvestre che continuava a scagliare le sue piccole frecce mentre si nascondeva tra essi. "Qualcuno sparga dell'olio! io posso provare ad incendiarlo!" gridò il druido ai compagni con l'intenzione di scatenare il suo magico potere delle fiamme e dare fuoco alla barriera di rovi dove si nascondevano i Diavoletti Silvestri. "Miro a quello sulla siepe, Karamoth, tieniti pronto!", urlò Zòran lanciando una boccetta d'olio. Ma il torpore indotto dal veleno che era entrato in circolo nel corpo del ranger era troppo forte: la boccetta si infranse a terra, troppo lontana dal bersaglio e vanificando il tentativo. Dopo una battaglia logorante, in cui il veleno dei diavoletti aveva fiaccato la forza degli avventurieri, il silenzio tornò a regnare sotto l'ombra della Grande Quercia. I corpi delle piccole e malevoli creature fatate e delle loro mostruose cavalcature giacevano sparsi a terra senza vita. Cartu si rialzò, ansimando per lo sforzo: "Dovremmo averli uccisi tutti... Non mi pare ce ne fossero altri... Però mi sento particolarmente debilitato. Puoi fare qualcosa per questa stanchezza?" chiese a Teodor. Il chierico scosse il capo mestamente: "Purtroppo no, Cartu... le mie arti non sono ancora in grado di fronteggiare questo veleno." Lirithion si sporse sul buco nero che si apriva nel terreno tra le radici dell'albero, calandosi poi rapidamente per una ricognizione solitaria. Quando risalì riferì cupo ai compagni : "Qua sotto è tutto come l'abbiamo lasciato, tranne la spada del capitano che non c'è più. Ho gettato un'occhiata alle scale che scendevano, e ho visto che c'è una camera con un sarcofago aperto e due scheletri di cane fermi immobili a fare da guardia." Nonostante la fiacchezza, il gruppo decise di scendere nelle viscere della terra, nella cripta che custodiva gli antichi misteri taymoriani. "Date a me la lampada", disse Karamoth, prendendo la lanterna alimentata dall'olio di Zòran.
Si calarono per la corda, che li condusse nell'ambiente sepolcrale; Come aveva riferito Lirithion era tutto immutato dal loro passaggio di qualche giorno prima. La porta di pietra a nord, nella camera dove si erano scontrati con le grandi lucertole e gli zombie, era intatta, sigillata e senza nessun meccanismo che permettesse di aprirla. Non rimase loro che scendere per le scale, oltre la porta di pietra rotta, dove l'elfo Vyalia aveva riferito di aver trovato una camera occupata dal sarcofago aperto. Nel silenzio profondo ed umido di quell'ambiente, alla luce della lanterna retta da Karamoth, gli avventurieri poterono vedere le pareti rivestite di terracotta, decorata con bassorilievi di una vita passata: un uomo accompagnato da due lupi in scene di caccia e fedeltà dimenticate. Poi le due figure orribili, che sembrava facessero una guardia silenziosa al sarcofago aperto alle loro spalle, e le cui ossa bianche brillavano sinistre alla luce della lanterna, si animarono con un agghiacciante rumore di scricchiolio di ossa, balzando verso gli intrusi. Le spade di Zòran e Tryx sibilarono nell'aria, ma i colpi sembravano scivolare sulle costole nude dei mostri senza infliggere danni reali. "Abbruciateli pure a vostro piacimento, che sarà anche lo mio! Ma sappiate che codeste blasfeme creature resistono a fendenti e affondi, in virtù della loro sacrilega forma. Le armi più efficaci contro di loro sono quelle che spèzzano le loro fradice ossa", proclamò Teodor, tentando invano di scacciare le creature con la forza della sua fede. Karamoth, sentendo la propria debolezza fisica, porse il suo bastone ferrato alla giovane guardia di Ryania che gli stava vicino: "Non ho la forza di colpire, ma se lo sai usare posso darti il mio bastone...". "Io la posso usare!! Dammela a me!" rispose prontamente Cartu, afferrando l'arma. Con un urlo di determinazione, il giovane si unì alla mischia calando il bastone ferrato sul cranio di uno dei cani scheletro, frantumandolo in mille pezzi. Lirithion approfittò del varco e, con un colpo preciso della sua lama, ridusse il secondo mostro a un mucchio di polvere inerte. Terminato lo scontro, Karamoth si avvicinò a un angolo buio dietro il sarcofago aperto. "Qui dietro c'è un pozzo!" esclamò. La luce della lampada rivelò un’apertura quadrata con pioli di ferro che scendevano nell’oscurità più profonda; Da lì saliva un’umidità intensa. "Sotto sembra tutto silenzioso, ma mi sembra di sentire dell'acqua che gocciola", osservò Zòran , avvicinatosi al druido e scrutato l'abisso. La stanchezza era ormai insostenibile; il veleno dei Diavoletti Silvestri e le ferite subite nello scontro appena terminato, avevano prosciugato le energie di tutti. "Non so quanto sia saggio addentrarci in questo pozzo nelle nostre attuali condizioni. Dovessimo incontrare un paio di quei mastini lucertola dell'ultima volta, non credo la racconteremmo", disse Zòran cercando il consenso degli altri. Karamoth annuì: "Dobbiamo certamente recuperare ma non vorrei lasciare questo posto incustodito: già ci è costata tanta fatica conquistarlo che non vorrei proprio dover ricominciare da capo. Potremmo anche stare al chiuso. Ma non saprei proprio cosa sia meglio. Il saggio però diceva: meglio fuori che dentro!" Ipotizzarono di barricarsi nella camera dell'altare, il luogo dove era stata prigioniera Mircea. Era la posizione più difendibile all'interno di quella cripta sotterranea. "Magari possiamo usare il coperchio del sarcofago come porta per barricarci dentro," propose Zòran. Ma in fine decisero di uscire fuori nuovamente, a recuperare le energie all'aria aperta, sotto le fronde della Grande Quercia morente. Mentre abbandonavano quella camera mortuaria, Lirithion gettò un ultimo sguardo al pozzo che si addentrava nelle viscere della terra. "La, il pozzo , scende ancora: ci sono delle scale... usciamo, riposiamo e torniamo domani," mormorò l'elfo, ben sapendo che il vero orrore dello sciamano Shutyghirt li attendeva ancora là sotto, nel buio dove la luce della loro lampada non arrivava. La compagnia uscì dalla tomba, riemergendo all'aria aperta, sotto le fronde sempre più ingiallite e spoglie della Grande Quercia. Si accamparono nel silenzio della radura, il vento frusciava tra i rami morti dell'albero, portando con sé il sussurro di una foresta che attendeva insieme a loro, l'esito della missione: il ritrovamento della spada del Capitano Daru e la chiusura di quella antica tomba.

Posted on 15 Gennaio 2026 in Articoli,Avventura 1,Avventurieri,la compagnia del tranello by Marbon

Comments on '12 – Diavoletti ed Ossa' (1)

  1. […] a Rillafer, ci facciamo un salto mentre raccogliamo bacche?". Il gruppo era logoro; il veleno dei Diavoletti Silvestri bruciava ancora nelle vene di Zòran e Trix. Il ranger traladariàno, appoggiato alla sua spada con […]

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