29 – L’Ombra delle Manette
GIORNO 8 YARTHMONT
Il Volaga, gonfio per le piogge primaverili, scorreva con un brontolio sommesso e minaccioso, infrangendosi contro i fianchi di legno del traghetto che era stato di Misha. La grande imbarcazione da trasporto si trovava immobile, incastrata nel bel mezzo della corrente, a quaranta metri dalla riva nord e a più di cento metri dalla sponda meridionale, bloccata da una forza invisibile sotto il pelo dell’acqua.
Sulla chiatta, la barbara traladariana stringeva con forza l’impugnatura del timone, i muscoli delle braccia tesi nello sforzo estremo di forzare la barra. Nonostante la sua possanza fisica straordinaria, la chiglia non accennava a muoversi; la corrente del fiume era una morsa implacabile e il meccanismo sembrava artigliato dal fondo stesso del letto fluviale.
«Maledizione! Questa carrucola non si muove!» tuonò Souane, la voce profonda che risuonava nel fragore dell'acqua.
Accanto a lei, i quattro stalloni bianchi, l’orgoglio della mandria dei Sukiskyn, nitrivano terrorizzati, sollevando gli zoccoli e facendo oscillare pericolosamente la chiatta. Stephan, l’allevatore dal volto scavato dalle recenti torture subite a Xitaqa, si chinò tra gli animali, parlando loro con voce ferma e carezzando i loro colli lucidi di sudore freddo per calmarli ed evitare che rovesciassero l'imbarcazione.
«Buoni, ragazzi miei, buoni...» sussurrava l'allevatore, cercando di domare il panico delle bestie.
In quell’istante, dalla boscaglia sulla riva settentrionale piovve un'altra salva di frecce sulla chiatta bloccata.
Le cinque figure che erano sbucate dal fitto degli alberi della sponda nord con i loro lunghi archi compositi erano già pronti a scagliare la successiva salva di frecce. Tra di loro Souane notò ergersi un uomo dalla pesante armatura.
Senza un grido, la barbara, grazie alla sua straordinaria destrezza selvaggia, si chinò dietro il parapetto di legno della chiatta, evitando i dardi che si conficcarono con sibili sinistri nelle travi del ponte. Stephan, esposto mentre tentava di proteggere i cavalli, fu colpito di striscio alla spalla, ma rimase in ginocchio, stringendo i denti per il dolore.
Ma la pioggia di ferro non accennava a placarsi. Una seconda salva, più ravvicinata e letale, fese l'aria. Un dardo pesante, scagliato con spaventosa precisione dall'uomo in armatura, superò le difese dell'allevatore. La freccia penetrò profondamente nel petto di Stephan con un rumore sordo di cuoio e carne lacerata. L'allevatore emise un rantolo soffocato, i suoi occhi vitrei si rivolsero al cielo di ardesia e crollò sul ponte della chiatta in un lago di sangue.
«Stephan!» gridò Souane, vedendolo cadere. La barbara valutò la distanza: la riva nord era troppo lontana per il suo arco corto, e lei si trovava prigioniera di una barca immobile, bersaglio facile di quegli assassini.
Sulla sponda meridionale, la battaglia era esplosa con la medesima ferocia improvvisa. Al rumore delle prime esplosioni magiche e alle grida di guerra, il grosso dei stalloni bianchi rimasti a terra si erano imbizzarriti. Le bestie, terrorizzate dall'odore del sangue e del fuoco arcano, ruppero i ranghi e si gettarono in una folle fuga verso sud, scomparendo nel fitto sottobosco della Foresta Dymrak.
Maestro Hirohito, il solenne monaco traladariano dalle vesti candide e dal volto celato dalla maschera bianca, non esitò. Non essendoci altri nemici da affrontare dopo la fuga del viscido scriba incantatore, sfruttando la sua agilità straordinaria, scattò come una saetta d'argento tra i tronchi contorti, inseguendo la mandria in fuga. Le sue gambe si muovevano con una rapidità che sfidava le leggi umane, saltando radici e rocce con la grazia fluida del vento. Raggiunse i cavalli nel fitto del bosco, dove gli animali, esausti per la corsa forsennata, si erano arrestati a brucare nel sottobosco. Con gesti rapidi e sicuri, Hirohito usò la sua straordinaria calma presenza e alcune robuste corde per radunarli e assicurarli provvisoriamente ai tronchi di alcune grandi querce, impedendo che si disperdessero nelle terre selvagge.
Nel frattempo, presso l'approdo meridionale, Keruin si ergeva sul cadavere della guardia che lo aveva assalito all'inizio dell'imboscata. Con la sua tozza mano, il nano voltò il corpo del nemico, strappando il fratino sporco di sangue per esaminarlo. Sulla spalla sinistra del cadavere risaltava, nitido e sinistro, il tatuaggio di una coppia di manette.
«Petra ci assista... ancora questo marchio» mormorò il chierico con la voce profonda che risuonava grave. Ispezionando le spoglie del bandito, Keruin notò che le armi e l'armatura erano di una fattura eccezionale: «Questi non sono semplici briganti o guardie del Barone Kelvin. Qualcuno li ha equipaggiati con il ferro migliore delle forge di Karameikos».
Mentre il chierico compiva le sue meste perquisizioni, Conner era sgattaiolato silenziosamente all'interno della cabina di legno che era stata del traghettatore di nome Misha. Muovendosi con scaltra agilità Conner iniziò a frugare freneticamente tra gli scaffali e sul tavolo usato dello scriba che era sfuggito invisibile alla morsa di Hirohito.
Con dita esperte, l'halfling scoprì ed aprì uno scomparto segreto e vi rinvenne dei registri cartacei. Conner, che possedeva una naturale scaltrezza per tali dettagli, studiò rapidamente i documenti degli ultimi quindici giorni. I passaggi di mercanti, carri, viandanti ed elfi erano registrati regolarmente con le tariffe d'uso comuni, fino al giorno prima.
«I guardiani legittimi sono stati sostituiti di recente... questi stavano aspettando proprio noi» sussurrò l'halfling, gli occhi scuri che brillavano di comprensione tattica mentre notava un cambio di calligrafia nei registri. Frugando più a fondo sotto una branda, Conner individuò una robusta cassa di legno. Con un leggero scatto dei suoi grimaldelli, la serratura cedette, rivelando due borse di tela pesante: una conteneva settanta monete d'oro scintillanti e l'altra cinquanta monete d'argento. Ad occhio e croce, per l'halfling, quelle erano le monete riscosse dal pedaggio per l'attraversamento del Volaga delle ultime settimane. Fedele alla sua natura pragmatica, Conner fece scivolare rapidamente trentacinque monete d'oro nella sua borsa, intascando la sua quota prima di richiamare i compagni.
Fuori, Seebo, avvolto dall'energia dell'incantesimo di Volare che si era precedentemente lanciato, si sollevò a mezz'aria. Vedendo la drammatica situazione sulla chiatta con Stephan agonizzante sotto i dardi nemici, lo gnomo fese l'aria umida del Volaga, dirigendosi alla massima velocità consentita dall'incantesimo verso l'imbarcazione bloccata tra le acque del fiume.
Seebo raggiunse la chiatta in volo, atterrando leggero sul ponte coperto di sangue dell'allevatore di cavalli. Stephan giaceva inerme, il respiro ridotto a un debole fischio mentre un dardo piantato nel petto pulsava a ogni flebile battito del suo cuore.
«Souane! Dobbiamo andarcene da qui, o ci uccideranno uno alla volta!» gridò lo gnomo, la voce sottile resa acuta dalla tensione.
«La barca è inchiodata da sotto, Seebo! Non posso muoverla!» rispose la barbara. «Allora cambieremo il campo di battaglia. Afferrati a me!». La giovane annuì intuendo le intenzioni di Seebo mentre questo tendeva la sua piccola mano, afferrandole il braccio muscoloso e toccando contemporaneamente la spalla del morente Stephan. Con un profondo respiro, lo gnomo richiamò l'essenza magica dell'etere, pronunciando le complesse parole dell'incantesimo della Porta Dimensionale.
L'aria attorno a loro parve piegarsi e tremolare, assumendo una tonalità violacea prima che un boato sordo di decompressione risuonasse sul fiume. In un battito di ciglia, i tre svanirono dal ponte della chiatta per riapparire istantaneamente sulla riva nord, nel fitto della boscaglia bagnata dall'umidità del Volaga, esattamente alle spalle dei cinque arcieri nemici.
L'apparizione improvvisa e spettrale colse di sorpresa i banditi. Tre di essi non compresero minimamente quanto stava accadendo, voltandosi troppo tardi con gli occhi spalancati dal terrore.
Souane non concesse loro un solo istante. Sguainò lo Spadone del Minotauro, la lama magica recuperata nella Torre Spezzata di Xitaqa che brillava di una fredda luce azzurrina. Con un urlo primordiale che le lacerò la gola, la barbara fece compiere all'arma un arco devastante e perfetto. L'acciaio fese la carne e le ossa del primo arciere protetto solo da un'armatura di cuoio, uccidendolo all'istante con un colpo così netto da reciderlo quasi in due.
Sfruttando l'impeto rotatorio dell'attacco, Souane fece perno sui piedi e, grazie alla sua indomita furia guerriera, abbatté la lama di ritorno sull'uomo dall'armatura pesante. Lo spadone squarciò la cotta di maglia, infliggendogli una ferita profonda alla spalla e lasciandolo gravemente ferito e sanguinante.
Tuttavia, il capo dei banditi era un guerriero temprato. Con un grugnito di rabbia, lasciò cadere l'arco, estrasse una scimitarra dal filo ricurvo e imbracciò lo scudo metallico che portava appeso dietro alla schiena, sferrando un colpo disperato e fulmineo alla barbara. La lama della scimitarra superò la guardia di Souane, ferendola leggermente al braccio.
Gli altri due arcieri che non erano rimasti sorpresi dall'improvvisa comparsa dei tre avventurieri, estrassero le loro spade corte, muovendosi in una formazione collaudata in un tentativo di accerchiare gli intrusi. Uno di essi mancò Souane mentre l'altro si avventò con ferocia su Seebo, colpendolo violentemente alla spalla e facendogli sputare sangue.
Seebo, dolorante ma ancora lucido, compì un rapido scarto all'indietro volando verso l'alto per sottrarsi alla portata delle corte spade dei banditi. Con gesti rapidi delle mani richiamò il fuoco arcano, lanciando l'incantesimo del Raggio Rovente. Due raggi di fiamme incandescenti scaturirono dalle sue dita, dirigendosi verso i nemici. Ma il forte dolore alla spalla per la ferita subita distorse la sua mira: i raggi di fuoco sibilarono nell'aria umida del Volaga, andando a incenerire innocuamente le foglie bagnate di una quercia alle spalle dei banditi.
«Pensa a proteggerti, gnomo! Al resto ci penso io!» ruggì Souane, cedendo completamente alla sua furia cieca.
La barbara traladariana strinse l'impugnatura del suo spadone magico, sollevando l'imponente arma sopra la testa. Con un fendente verticale di inaudita violenza, colpì il primo uomo privo di scudo, spaccando il suo cranio e uccidendolo sul colpo. Sfruttando l'impeto della caduta del corpo, Souane mosse la lama in un fulmineo fendente trasversale che intercettò nuovamente il capo di quella banda. Il leader tentò di parare il colpo con lo scudo, ma la forza impressa allo spadone dalla barbara distrusse la sua difesa: l'arma spezzò il braccio dell'uomo arrivando a squarciargli il petto, abbattendolo esanime al suolo.
Senza fermare il movimento micidiale della sua danza di sangue, Souane indirizzò il terzo attacco contro l'ultimo arciere rimasto in piedi. La punta dello spadone che era appartenuta al Minotauro penetrò nel ventre dell'uomo, uscendo dalla schiena. Il bandito crollò a terra nel fango della riva nord, esalando l'ultimo respiro. La minaccia sulla sponda settentrionale era stata completamente annientata.
Con la sponda nord sicura, seppur parecchio ferito, Seebo si sollevò nuovamente in volo, attraversando le acque grigie del Volaga per tornare sulla riva sud e richiamare Keruin.
Il nano sacerdote, raccolta la sua pesante borsa medica e la sua mazza benedetta, si fece trasportare sulla riva nord grazie alla magia dello gnomo. Una volta raggiunto il corpo esanime di Stephan, Keruin si inginocchiò nel fango. Posò le mani nodose sul petto squarciato dell'allevatore e, con profonda devozione, invocò la benevolenza della dea Petra.
«O Petra, Guardiana di Traladara, risana questo corpo ferito e strappalo all'abbraccio della morte» pregò Keruin, sacrificando le sue preghiere più profonde per trasformarle in pura energia guaritrice.
Un'aura dorata e calda si sprigionò dalle sue dita, avvolgendo il corpo di Stephan. Il sangue smise di fluire e la ferita devastante al petto iniziò a chiudersi, restituendo all'allevatore un respiro regolare. Keruin impose le mani anche su Seebo, curando le ferite che lo gnomo aveva subito durante lo scontro con l'arciere.
Mentre l'allevatore veniva stabilizzato, Seebo ricondusse Souane sul traghetto. Poi si tolse la tunica e si gettò nelle acque gelide del Volaga. Il fiume era profondo circa quattro metri in quel punto, e la corrente premeva con forza spaventosa. Superando la violenza dei flutti grazie alla sua eccezionale tempra e all'ausilio magico dell'incantesimo del Volo, lo gnomo discese sul fondo fangoso.
Sott'acqua individuò l'inganno: due grandi pali di legno erano stati piantati profondamente nel letto del fiume, e una spessa catena d'acciaio era tesa tra di essi, bloccando la chiglia della chiatta dal basso. Con uno sforzo coordinato e sfruttando la leva di un tronco sommerso, Seebo riuscì a sganciare manualmente il perno della catena, sbloccando il meccanismo della trappola.
La chiatta, finalmente liberata, sussultò e riprese a muoversi lentamente lungo la corda di traino. Souane, utilizzando la sua straordinaria forza fisica, manovrò il timone, riportando l'imbarcazione sulla sponda sud per consentire il trasbordo dei cavalli e dei compagni.
Mentre il gruppo si riorganizzava sulla riva meridionale, Conner decise di perlustrare il fitto della boscaglia limitrofa al pontile. Muovendosi in silenzio tra i cespugli che circondavano la cabina che era stata di Misha, l'halfling fu attirato da una fitta concentrazione di mosche e dall'odore inconfondibile della morte.
Scostando alcune fronde umide, Conner fece una scoperta macabra: rinvenne i corpi di due uomini uccisi brutalmente di recente. I cadaveri presentavano profonde ferite da taglio ma, a differenza dei banditi abbattuti, non portavano sulla spalla il sinistro tatuaggio delle manette.
«Ragazzi, venite a vedere!» chiamò Conner, la voce squillante che risuonò cupa nella boscaglia.
Keruin e Hiroito lo raggiunsero rapidamente. Il nano sacerdote esaminò le spoglie. «Questi sono i veri traghettatori del Volaga... Gli impostori li hanno assassinati per prendere il controllo del traghetto e tenderci questa trappola».
L'ombra delle manette tatuate sui cadaveri degli uomini che li avevano attaccati rivelava che forse non si trattava di un semplice pedaggio arbitrario andato male, ma di una caccia calcolata da parte della medesima organizzazione criminale.
Ritenendo che la cabina di legno di Misha fosse il posto più sicuro e difendibile per passare la notte, il gruppo decise di accamparvisi all'interno. I venticinque stalloni bianchi di Sukiskyn furono recuperati e radunati all'esterno, nel sottobosco adiacente alla casa, e recintati provvisoriamente con delle spesse corde tese tra gli alberi per tenerli calmi ed evitare che fuggissero disturbati dai rumori notturni della foresta.
A causa della stanchezza e delle ferite subite, vennero organizzati tre turni di guardia di due persone ciascuno per vigilare sulla sicurezza della carovana. Il primo turno di guardia spettò a Keruin e Conner. Il secondo turno a Souane e a Stephan , ristorato dalle potenti cure del chierico. Ed il terzo fu assegnato a Seebo e al Maestro Hirohito.
Il primo turno trascorse nel silenzio spettrale del Dymrak, rotto solo dallo scorrere lento del fiume. Ma durante il secondo turno, mentre il freddo della notte si faceva più pungente, Stephan in ascolto con i sensi allerta, grazie alla sua straordinaria sensibilità abituata alla vita all'aria aperta, percepì un lievissimo fruscio di foglie secche e un sussurro soffocato provenire dal limitare della boscaglia a nord, in direzione del fiume.
«Souane... sento dei rumori... c'è qualcuno qui vicino, tra gli alberi» bisbigliò l'allevatore di cavalli, indicando una direzione precisa nel buio.
La barbara traladariana non esitò. Non riuscendo a vedere nulla nell'oscurità della notte, impugnò saldamente l'elsa dello Spadone del Minotauro e istintivamente ne attivò il potere magico giornaliero per Vedere l'Invisibilità. Sotto il cielo notturno e freddo sulle rive del Volaga, gli occhi di Souane mutarono, brillando di una lieve luce ferina.
Attraverso quel dono magico, la barbara vide ciò che l'oscurità celava agli occhi dei mortali: una sagoma umana che si muoveva lentamente e con circospezione tra gli alberi, avvicinandosi all'accampamento. Era lo scriba viscido, tornato nel cuore della notte per completare la sua opera di morte.
Per non insospettire il mago invisibile, Souane finse di continuare la ronda ordinaria attorno ai cavalli, muovendosi con apparente noncuranza. Poi, calcolando con precisione la distanza e assicurandosi che non vi fossero ostacoli in grado di farla inciampare, compì uno scatto improvviso e ferocissimo attraverso il sottobosco.
La barbara piombò addosso allo scriba invisibile prima che questi potesse comprendere di essere stato scoperto.
Con un ruggito selvaggio, Souane fece calare lo spadone magico in un fendente diagonale devastante. La lama fese l'aria e intercettò la carne invisibile dello scriba, infliggendogli una ferita profonda al costato. L'incantatore emise un grido di agonia, ma prima che potesse completare la formula di un incantesimo difensivo, Souane fece compiere allo spadone un fendente di ritorno rapido e letale.
L'acciaio squarciò il petto dello scriba, spezzando la sua vita. Il corpo dell'uomo crollò a terra nel fango della foresta e il velo invisibile che lo avvolgeva si dissolse lentamente, rivelando il cadavere dello scriba viscido, marchiato anch'esso con il tatuaggio delle manette sulla spalla sinistra.
Con il sorgere del sole, la nebbia sul Volaga iniziò a diradarsi sotto l'effetto di un vento freddo proveniente da nord. Gli avventurieri si radunarono all'esterno della cabina di Misha, mentre i cavalli nitrivano quieti alla luce dorata del mattino.
Sul tavolo di legno all'interno della cabina, Conner mostrò il bottino sottratto al cadavere dello scriba viscido: un borsello di velluto contenente intrugli arcani e una pozione magica curativa .
«Questo viscido bastardo non era un semplice scriba del villaggio di Andreas» commentò Conner. Seebo osservò il fiume con gravità. «La presenza di queste manette tatuate su ogni nostro assalitore conferma che Golthar aveva degli alleati influenti in queste terre. Il Barone Kelvin o i Cavalieri di Andreas potrebbero essere coinvolti in questa rete di schiavisti e contrabbandieri?» si chiese in fine lo gnomo.
«I nostri nemici tramano nell'ombra, ma la luce di Petra guiderà i nostri passi» dichiarò Keruin. «Turnolf ad Altaforgia e queste manette nel Dymrak sono nodi della medesima fitta corda che dobbiamo spezzare».
Souane si appoggiò allo spadone che era stato del Minotauro, lo sguardo fiero rivolto verso la riva nord del Volaga dove si trovava il sentiero che li avrebbe condotti a Rifllian. « Sono stufa! Sbrighiamoci a portare questi cavalli da Prestelle».
Maestro Hirohito, imperturbabile nella sua veste bianca, annuì in silenzio, stringendo i guanti d'argento ereditati dal discepolo caduto Hurik, pronto a proteggere la carovana dei suoi nuovi compagni d'avventura.
La compagnia si accinse a traghettare i cavalli sul Volaga sotto il cielo limpido di Karameikos, unita e sempre più affiatata di fronte alle sfide del destino.
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