1 – Il Mistero dei Mercanti Scomparsi
GIORNO 18 FELMONT
Il sole di mezzogiorno faticava a penetrare la fitta coltre del Dymrak, ma quel giorno il calore estivo era opprimente, una morsa umida che gravava sui tetti di legno di Ryania. All’interno dell’Uva Spina, l’atmosfera era satura di una tensione elettrica, ben diversa dalla gioviale confusione che solitamente caratterizzava la locanda di Boris. Solo Lirithion, Zoran e Karamoth sedevano a un tavolo, reduci dalle proprie faccende personali, osservando con occhi attenti il mutamento del mondo intorno a loro.
Zoran fu il primo a dare voce a quell'inquietudine: "La situazione nel Dymrak si fa sempre più cupa... Nei miei soliti giri nella foresta ho notato tracce sempre più frequenti di goblinoidi... Quei maledetti si fanno sempre più spavaldi... Dopo le lucertole, ora ci si mettono anche loro a rovinare i miei giringiri nella foresta...". La sua mano accarezzava quasi inconsciamente l'impugnatura della spada portata al fianco, un riflesso dettato da anni di vigilanza tra le radici millenarie della foresta.
Karamoth annuì con solennità, scrutando i compagni con i suoi occhi profondi: "Oltre i goblin, avete notato altre stranezze dopo la chiusura della tomba sotto la Grande Quercia? Qualcuno ha avuto occasione di andare a trovare Rillafer?". La sua preoccupazione era rivolta alla linfa stessa della foresta, alla driade che avevano salvato dalla corruzione. "No, è da allora che non vedo Rillafer. Forse potremmo farci un salto per vedere come sta; potrebbe aver avuto problemi coi goblin che sembrano essere sempre più attivi in zona", gli replicò il ranger. Lirithion intanto osservava la sala comune come fosse un predatore silvano. La sua voce, melodiosa ma ferma, si unì al coro dei dubbi dei compagni: "Certamente le farà piacere se andiamo a trovarla, ma le voci che girano indicano che i goblin sono in fermento verso sud e al di là del fiume. Spero non siano in nessun modo collegati a quella tomba e alle lucertole".
Il druido, abbassando ulteriormente il tono della voce mentre Boris puliva nervosamente i boccali dietro il bancone, attirò l'attenzione dei compagni verso l'ambiente circostante: "Guardatevi intorno, qui nella taverna: ci sono pochi avventori. Tutti per fatti loro. Gli elfi da una parte e gli uomini dall'altra. Nessuno interagisce... non vi sembra strano e inusuale? Mi sembra di percepire nervosismo nell'aria". Ryania, solitamente unita dalle fatiche della frontiera, appariva in quel momento divisa da un timore silenzioso e palpabile.
Deciso a sondare il cuore di quella tensione, Karamoth si alzò e si diresse verso l'oste. Boris, il corpulento uomo dalla pelata lucida di sudore, sfregava uno straccio su un boccale con un'energia eccessiva, gli occhi che guizzavano costantemente verso gli avventori. "Sembrerebbe che ci sia tensione nell'aria, quest'oggi..." azzardò il druido mentre allungava poche monete sul bancone in pagamento di tre birre.
Boris si sporse oltre il bancone servendo il druido con la voce ridotta a un soffio: "Già... ma non è da oggi. Circolano nuovamente voci di scorribande goblin, e alcuni elfi sembrano non aver fatto ritorno dai loro viaggi a Rugalov... Sir Roderick deve risolvere rapidamente questa situazione...".
Prese le birre, Karamoth tornò al tavolo riferendo delle nuove ombre: "Da quello che dice Boris, ho il sospetto che Roderick potrebbe avere qualcosa per noi...". Zoran, prendendo la birra portata dal compagno, rispose con un mezzo sorriso carico di presagio: "Potrebbe essere il caso di passare da lui per un saluto allora".
I compagni cercarono di captare frammenti di conversazione dagli altri tavoli con la pazienza di chi aspetta che la preda cada nella trappola. Le notizie erano frammentarie ma allarmanti: gli elfi parlavano di mercanti spariti nel nulla sulla vecchia strada meridionale, con i loro carichi di preziosi liquori di bacche di Mirtari e Lomenal. Un boscaiolo, con lo scetticismo tipico di chi era diffidente verso le genti fatate, sosteneva che fosse un trucco dei Vyalia per alzare i prezzi, ma altri mormoravano di qualcosa di molto più inquietante: goblin non più armati di rami contorti, ma di spade d'acciaio e armature di cuoio bollito.
"Questa situazione è ben strana" commentò Zoran, raggelato da quel dettaglio. "Goblin con spade d'acciaio e armature di cuoio; già sono una seccatura quando vanno in giro in malarnese... Chissà chi li ha armati e chi li sta organizzando...". L'ombra di un'organizzazione e di un rifornimento esterno pesava come una tempesta imminente. "Dobbiamo proprio fare un salto da sir Roderick, mercanti elfici che spariscono non sono un problema da prendere sottogamba, immagino che dopo i primi eventi non siano andati in giro disarmati... Tu che ne pensi Lirithion?".
L'elfo annuì gravemente, il pensiero rivolto ai racconti di quelle sparizioni dei membri del popolo Vyalia a cui lui stesso apparteneva: "Dobbiamo parlare con Sir Roderick, se è vero che qualcuno sta armando i goblin è un problema molto serio. Non credo che il mio popolo possa inventarsi questa storia solo per lucrare sul vino". La decisione era presa. Finendo le birre, i tre lasciarono l'Uva Spina, decisi a cercare risposte alla Casa della Guardia Forestale.
L’aria, all’interno della Casa della Guardia Forestale, profumava di resina e storia, di cuoio vecchio e mappe che cercavano di dare ordine al caos verde della foresta. Sir Roderick, il Lord della Guardia Forestale e sindaco di Ryania, sedeva dietro una scrivania sommersa da dispacci, il volto segnato da occhiaie profonde che narravano di notti insonni. Accanto a lui, come una statua d’argento, l’anziano elfo Thellmusar, saggio del clan Etheredyl, osservava il Dymrak con sguardo perso.
"Forse che la vostra visita sia stata guidata dal benevolo sguardo del saggio Ilsundal?" esordì Roderick, accogliendo gli avventurieri con un sorriso che era più un segno di sollievo che di gioia. Lirithion riconobbe subito il saggio elfo e dopo avergli rivolto un profondo cenno di saluto con il capo, rispose a Sir Roderick con il rispetto dovuto al suo rango: "Salve Lord comandante, non sapevamo avevate già visite. Ci scusi l'interruzione. Sono giunte alle nostre orecchie voci preoccupanti riguardo nuovi avvistamenti goblin e soprattutto la sparizione di alcuni mercanti elfi; volevamo sapere cosa sta succedendo e se c'era la possibilità di aiutare in qualche modo".
Sir Roderick non si perse in convenevoli: "Andrò dritto al punto. Ryania vive della linfa della foresta, e questa linfa è il commercio e l'amicizia con il popolo Vyalia. Ma da settimane il sentiero verso sud pare essere diventato un buco nero. Alcuni mercanti, con i loro carichi di liquori di bacche, sono partiti da Mirtari e Lomenal, ma non sono mai giunti a Rugalov". Il Lord dei Forestali faceva intendere che il vuoto lasciato dalla scomparsa di quei mercanti non era solo economico, ma minava le basi stesse della convivenza tra umani ed elfi in quella regione selvaggia di Karameikos.
"Il Mastio di Rugalov sembra non sapere ancora nulla, e gli elfi sono in apprensione per la scomparsa dei loro mercanti" continuò Roderick. "Il Capitano Daru, con i suoi uomini, sono in missione sulle sponde occidentali del Fiume Rugalov... non posso contare su di loro in questo momento... Vi offro 100 Reali a testa per inoltrarvi a sud lungo i sentieri del Dymrak, scoprire cosa sta inghiottendo i mercanti elfi e ristabilire l'ordine. Vi chiedo rapidità e lame affilate".
Karamoth, riflettendo sulle voci udite all'Uva Spina, chiese con pragmatismo: "Pensate si tratti di goblin?". Zoran, sospettoso come sempre, aggiunse: "Forse non solo di goblin... le voci che circolano dicono che qualcuno lì sta armando, sapete per caso chi?".
Roderick ammise con aria inquieta: "E' molto probabile che siano goblin, vista la loro recente ripresa delle attività lungo il fiume e da quelle poche informazioni disponibili vi confermo che sono in possesso di armi migliori, ma non so dove possano averle trovate...".
Thellmusar si voltò dalla finestra dove era stato silenziosamente immobile per tutto il termpo. Il suo bastone di quercia batté un colpo secco sul pavimento, risuonando con una gravità ancestrale e richiamando l'attenzione: "Voci... invece dobbiamo parlare di silenzi" iniziò il saggio Vyalia, la voce melodiosa intrisa di dolore. "I sentieri che portano a Rugalov sono diventati muti. I canti dei nostri mercanti non risuonano più tra le foglie. Da quel poco che sappiamo dalle nostre prime ricognizioni... i miei fratelli sembrano essere svaniti nel nulla sempre in una certa area lungo il sentiero che porta a Rugalov, e temo che la foresta che amiamo stia diventando la loro tomba".
L'area interessata era il tratto meridionale dell'Erroton Creek prima di gettarsi nella foce del fiume Rugalov; un luogo segnato da una fama sinistra. Sir Roderick spiegò brevemente che anni prima una violenta inondazione aveva letteralmente cancellato il villaggio di Erroton e devastato l'intera area, lasciando solo rovine e racconti di anime inquiete che infestano quel tratto che un tempo era stato di bosco.
Nonostante i pericoli annunciati, Karamoth fu risoluto: "Un esercito di goblin mi sembra troppo da affrontare in tre, ma andare ad indagare penso che possiamo farlo. Anzi, DOBBIAMO farlo!". Zoran concordò: "Si, è necessario indagare, mantenendo però uno sguardo ampio; dovremo trovare e seguire quei mostriciattoli per capire cosa stanno orchestrando e non sarà cosa facile".
Per supportare il trio di avventurieri, Sir Roderick presentò loro Yelena, una giovane guerriera di Ryania. Era una ragazza alta all'incirca un metro e sessanta, bionda e dagli occhi azzurri. Indossava il mantello sfilacciato che indicava il suo recente ritorno dal "Taglio", l'antico rito della maturità traladariana. "Salve Sir Roderick, e salute a voi, io sono Yelena" disse la giovane presentandosi ai tre avventurieri, mentre terminava il suo allenamento di tiro con l'arco sul retro della Casa della Guardia Forestale, quando questi la raggiunsero.
Zoran cercò di saggiare il carattere della nuova compagna: "E' un piacere conoscerti Yelena, speriamo tu possa aiutarci in questa missione affidataci da Sir Roderick. Io sono Zoran, sono il ranger del gruppo... Ti va di iniziare dicendoci un po' in cosa sei brava e cosa hai fatto e imparato da quando sei stata tagliata?". Ma la giovane guerriera non era incline a svelare i suoi segreti: "Zoran mi piacerebbe raccontarti la mia storia ma di tempo mi pare ne abbiamo poco. Diciamo che mi piacciono le armi, ma quella che preferisco è l'arco. Comunque mi adatto a qualsiasi situazione e spero di poter essere di aiuto e imparare cose nuove da voi".
Le ore successive furono dedicate ai preparativi presso l'emporio di Doriel. Tra scaffali carichi di attrezzi e profumo di cuoio, gli avventurieri rifornirono le proprie borse. Yelena, con la curiosità di chi aveva viaggiato di recente, cercò qualche strumento che potesse essere utilizzato come diversivo: "Una volta ho visto una persona usare un bastone che dopo averlo avvicinato al fuoco cominciò a fare un enorme nube di fumo; era così densa che non ci si vedeva attraverso. Che dite? Ci sarà qui una cosa del genere che ci possa tornare utile?". Sebbene tale strumento non fosse presente tra le mercanzie di Doriel, l'idea di un diversivo rimase impressa nelle loro menti per un futuro utilizzo.
Karamoth acquistò una Verga del Sole per squarciare l'oscurità del Dymrak o di un qualche sotterraneo se ne avessero dovuto affrontare uno, mentre Lirithion si preoccupò di acquistare dei piccoli contenitori per mantenere asciutti i suoi documenti in caso di guadi profondi o esplorazioni particolari come quella fatta nelle Sale dei Morti solo qualche settimana prima. La tensione tra il gruppo e la riservata Yelena, rimase sottile; ma la guerriera mise in chiaro il suo punto di vista: "Per conoscersi di tempo ci sarà. Passeremo molte notti nella foresta davanti al fuoco; non c'è fretta ora, pensiamo alle cose da prendere e andiamo".
GIORNO 19 FELMONT
All’alba del giorno seguente, Sir Roderick attese il gruppo al portone meridionale. Il mormorio del vicino Fiume Rugalov li accompagnò mentre il Lord rivolgeva loro un ultimo monito: "Eravamo in difficoltà un mese fa, quando il Capitano Daru è scomparso con i nostri uomini... e siete riusciti a riportarli a casa. La situazione oggi è ancora più importante ed impellente... Riportate a casa anche i mercanti elfi. Mi raccomando. Conto su di voi".
Karamoth rispose per tutti, sentendo il peso della responsabilità sulle spalle: "Faremo del nostro meglio". Il gruppetto salutò il Lord della Guardia Forestale con la formazione di marcia decisa subito con precisione: Zoran sarebbe stato in testa a guidare lungo il sentiero, seguito dal druido, mentre Lirithion e Yelena avrebbero presidiato la retroguardia. Mentre entravano nella perenne penombra della foresta, Yelena pose una domanda cruciale: "Qualcuno di voi ha già avuto esperienza con i goblin? Sapete parlare la loro lingua?". Karamoth, ricordando le precedenti esperienze passate, le rispose con tono asciutto: "Se occorre, si, posso capirli... ma i goblin preferisco prenderli a randellate!".
Abbandonato il villaggio di Ryania camminarono per circa due ore attraverso l'umidità e la nebbiolina vorticosa del Dymrak. La marcia era rapida ma silenziosa, ogni senso allertato dal fruscio delle foglie o dal richiamo lontano degli uccelli e degli animali che abitavano quella secolare foresta: sapevano bene che alcuni erano letali predatori. Improvvisamente, il brusio calmo della foresta fu squarciato dal fragore dell'acqua rapida dell'Erroton Creek.
Yelena fu la prima a percepire il mutamento nell'aria, fermandosi con l'arco già pronto e in tensione: "Ragazzi davanti a noi, da dove proviene il rumore del fiume, sento che c'è un combattimento! Riconosco delle voci elfiche! Andiamo a vedere, magari serve aiuto". Karamoth, con i suoi sensi affinati da druido, confermò il pericolo udito dalla ragazza; ma grazie alle sue abilità druidiche riusciva a vedere oltre i lenti vortici della nebbiolina del Rugalov che giravano attorno a loro. Indicando oltre il guado, disse: "Goblin!! Ce ne sono sei che fanno i gradassi con un paio di Elfi in difficoltà! Li hanno circondati attorno ad una quercia! Dobbiamo aiutarli!!".
"Andiamo, presto!" esclamò Lirithion, lanciandosi in avanti con la spada sguainata seguito dappresso da Zoran. "Cerchiamo di prenderli di sorpresa e di sfruttare questo vantaggio a nostro favore" disse il ranger ai compagni mentre estraendo l'arco ed incoccava una freccia, si muoveva silenziosamente nel tentativo di aggirare la posizione nemica.
Karamoth scattò in avanti correndo lungo il sentiero per fermarsi sulle rive del torrente solo per dare l'ordine alla sua fidata vipera Anelæ di scivolare silenziosa oltre il guado e poi tra l'erba alta verso i goblin, mentre lui si preparava a lanciare un proiettile con la fionda. Yelena, affiancatasi al druido, imbracciò il suo arco lungo, pronta anche lei a scatenare la sua pioggia di frecce.
Attraverso il velo della nebbia, la scena apparve in quel momento agli occhi di tutti con brutale chiarezza. Sei piccoli umanoidi, dotati di quelle armature e lame d'acciaio di cui avevano sentito parlare a Ryania, stavano accerchiando due esploratori Vyalia che resistevano disperatamente, con le spalle contro il tronco massiccio di una vecchia quercia.
L'aria dell'Erroton vibrò tra il fragore del torrente e le grida concitate del combattimento in corso, mentre gli avventurieri si preparavano a gettarsi anche loro nella mischia per respingere la minaccia goblin che rischiava di inghiottire i canti degli elfi e la pace del Granducato. Quello scontro al guado era solo l'inizio di una prova che avrebbe richiesto tutta la loro audacia e le loro capacità.

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