19 – Il Drago e le Vipere

GIORNO 15 FLAURMONT

L'aria umida era intrisa dell'odore ferroso del sangue e della terra smossa dalla battaglia appena conclusa contro i tre Thoul. Il sole doveva essere alto, ma nella profondità della Foresta Pietrificata regnava una penombra perpetua, interrotta solo dalla luce tremolante delle torce che gettavano lunghe ombre danzanti sugli alberi e la vegetazione pietrificata del covo dei Teschio di Lupo. Intorno al gruppo di avventurieri giacevano i corpi sventrati dei mostri, testimoni muti della loro recente fatica. Vicino a loro, gli sguardi si posarono sulla figura appena liberata, la vecchia Babushka, ora al sicuro dalle grinfie dei goblin.
«Bene,» disse Souane, la barbara dai lunghi capelli neri, stringendo l'elsa del suo spadone. «Ora che abbiamo ripulito questo fortino goblin dobbiamo recuperare i cavalli, se non sono scappati troppo lontano.» «Si,» replicò Voran, la sua voce calma e ferma « ma dobbiamo decidere dove condurre la vecchia Babushka.» «Dovremmo portarla a Ryania» propose Souane, con la sua solita impazienza «E lasciarla lì.»
«Ma... a Kelvin forse è più sicuro,» si inserì Keruin. Conner, l'agile halfling dalla voce squillante, sghignazzò: «Io la proposta la faccio: portiamola a Ryania e diamo dieci monete d'oro a qualcuno che la porti a Kelvin. Che dite?»
La discussione si accese brevemente e alla fine, la maggioranza decise che si sarebbero diretti verso Kelvin. «Allora andiamo verso Kelvin,» confermò Voran, «Ma prima recuperiamo i cavalli.» La vecchia Babushka fu sistemata al centro della loro formazione, il posto considerato più sicuro per un viaggio che si prospettava ancora pieno di incognite
Il gruppo ripercorse a ritroso il sentiero che li aveva condotti al covo. Dopo circa mezz'ora di cammino, tornarono nella radura pietrificata, il luogo del loro precedente scontro con i goblin. Lì, tra i cadaveri dei goblin abbattuti dalla Palla di Fuoco lanciata da Seebo, trovarono sorprendentemente i loro cavalli vivi, insieme a Chesnok, il compagno lupo di Voran. «Sono vivi! Incredibile!» esclamò Keruin. Recuperarono i cavalli. Poi decisero di tornare all'ingresso del covo dei Teschio di Lupo. Non avevano trovato altri sentieri prima, concentrati sul recupero dei cavalli. Ora, con gli animali al seguito, era il momento di cercare una via verso Sukiskyn, la fattoria di Stephan, da cui era iniziata la sua ricerca. Immaginavano che esistesse un sentiero che conduceva al luogo dove avevano incontrato la Medusa ormai un mese prima e da lì che permettesse loro di uscire dalla Foresta Pietrificata.
«Cerchiamo un sentiero qui davanti al covo,» disse Souane. E fu lei, a individuarlo: una traccia debole tra le rocce e la vegetazione pietrificata, un passaggio che forse goblin e Worg avevano usato nella loro fuga.
Iniziarono a seguire il sentiero. Dopo qualche centinaio di metri, divenne più definito, quasi come un tunnel naturale scavato nella fitta foresta. Procedevano con cautela, i sensi all'erta, ascoltando e osservando ogni ombra, ogni fruscio. L'atmosfera della foresta pietrificata era opprimente, il silenzio innaturale rotto solo dal suono dei loro passi e da un vento caldo proveniente da sud.
Dopo circa quaranta minuti di marcia silenziosa, giunsero a una radura. Al centro, si stagliavano le tre torri fortificate che avevano già avuto modo di osservare, un tempo dimora di un Veggente del Lago rimasto pietrificato secoli prima quando le Streghe di Dymrak lanciarono la loro potente e malvagia maledizione. Non si avventurarono nella radura stessa, ma trovarono un passaggio nascosto a lato, ampliato dall'erosione di secoli, abbastanza largo anche per i cavalli. Presero questo nuovo sentiero, che costeggiava la radura, permettendo loro di aggirarla senza essere visti. Tra le fessure del muro di alberi e sottobosco pietrificati che formava il sentiero, intravidero due figure: due Gorgone, che pattugliavano la radura in un silenzioso rituale.
Voran, Souane e Seebo, sentirono rumori soffocati provenire dalle torri, boati distanti, forse suoni di vita o di qualche oscura attività mentre avanzavano cercando di allontanarsi quanto prima da quel luogo misterioso quanto pericoloso.
Dopo un ora circa, il sentiero li condusse in un altro luogo familiare: l'area dove avevano incontrato la Medusa. Questa volta, però, vi arrivarono dal lato opposto rispetto al loro primo, fatale incontro. A terra trovarono il corpo ormai in stato avanzato di decomposizione senza testa del mostro, il terrore di quello scontro era ora solo un ricordo evanescente. Proseguirono. Dopo circa un'altra ora di viaggio, giunsero nell'area dove già avevano incontrato le Cockatrice pietrificate. Si chiesero se queste fossero state pietrificate dalla maledizione delle streghe, o se fossero state pietrificate da qualcos'altro. Non avevano una risposta da darsi.
E la conversazione scivolò sulla congrega di streghe che aveva maledetto quella parte della foresta tanti secoli prima. Loro avevano ucciso Morfyria sull'Isola del Lago dei Sogni Perduti ma sapevano che ce ne erano delle altre. Queste streghe erano forse meno potenti rispetto a quelle che avevano condannato quella parte della foresta ad una eterna condizione di pietra. Ma era stato comunque difficile sconfiggere Morfyria. E a detta di Mirosh era la meno capace tra quelle che si aggiravano in quel momento per il Dymrak.
Finalmente, uscirono dalla Foresta Pietrificata. Si ritrovarono su un sentiero più ampio, quello che avevano seguito molto tempo prima e che era stato percorso dai Cavalieri del Grifone. Adesso fuori dalla foresta, un vento forte e caldo agitava le alte chiome degli alberi. La mappa che Seebo stava tracciando mano a mano che avanzavano li aiutava ad orientarsi. Decisero di seguire il sentiero verso nord. Salirono sui cavalli e iniziarono il viaggio lungo il sentiero. Il movimento era più rapido ma la Foresta Dymrak rimaneva un luogo ostile e difficile da affrontare.
Mentre facevano una pausa, Voran e Seebo percepirono dei movimenti in lontananza. Erano goblin. Ormai non erano molto lontani dal covo delle Vipere.
«Ci sono goblin laggiù,» disse Voran, il suo sguardo attento che scrutava la boscaglia nella direzione in cui aveva sentito il vociare dei goblin. Si scambiarono sguardi. Le loro energie erano fiaccate dalle avventure dei giorni precedenti. Nonostante ciò decisero che qualcuno doveva andare a vedere.... Conner, sempre pronto all'azione, si fece avanti. "Andiamo ad esplorare," disse.
Conner e Voran si mossero furtivamente, nascondendosi nel fitto sottobosco. Avvicinandosi videro una banda di circa quindici goblin. Appartenevano al clan delle Vipere, riconoscibili dai tatuaggi a forma di squame di serpente. Erano pesantemente armati e trasportavano delle casse. Sembrava fossero diretti verso il loro covo.
Mentre i due compagni nascosti osservavano il passaggio degli umanoidi, i goblin si fermarono guardando nella loro direzione, ma non sembrava che li avessero notati. Uno dei goblin disse qualcosa a quello che sembrava essere il capo. Conner, per sicurezza, lanciò una piccola pietra in un'altra direzione nel tentativo di distrarli. I goblin continuarono a guardarsi attorno ancora per un minuto, poi, apparentemente non avendo notato nulla di significativo, proseguirono per la loro via.
I due compagni tornarono di corsa dal gruppo per riferire quanto avevano visto. «Una quindicina di goblin del clan delle Vipere,» spiegò Voran. «Sono armati e portano casse. Sembrano diretti verso la loro tana». Il gruppo discusse sull'opportunità di assaltare il convoglio. Alcuni di loro erano feriti e le loro risorse magiche e curative limitate. La tana dei goblin non era lontana. Nonostante le difficoltà, il loro spirito combattivo ebbe la meglio. Decisero di attaccarli.
Si voltarono e tornarono dove avevano incontrato i goblin. Proseguirono seguendo le tracce che questi avevano lasciato. Ma mentre avanzavano, sentirono altre voci. Erano voci di goblin, ma adesso molto numerosi, che provenivano da lontano. Questo suggeriva che quegli umanoidi nella zona fossero molti di più di quelli del convoglio incontrato. Non erano ancora arrivati alla tana vera e propria delle Vipere, ma dal vociare il numero sembrava essere impressionante.
Nonostante la consapevolezza della forza numerica nemica, proseguirono con audacia. Si avvicinarono, preparando una formazione per l'assalto. I cavalli, Chesnok e Babushka furono lasciati indietro, al riparo nella foresta.

                                                  Il Drago e le Vipere

Giunsero a circa duecento metri da quella che ricordavano essere l'entrata al covo delle Vipere. Il sentiero costeggiava il pendio che portava all'entrata, vicino a un fiume. Sulla sponda opposta, notarono che una vasta area di bosco era stata abbattuta. E poi la videro. In quell'ampia area una grande figura, rettiloide e alata era accovacciata con le ali ripiegate: un Drago! di colore verde. Centinaia di goblin gli si muovevano intorno con deferenza, alcuni apparentemente intenti a nutrirlo
La vista fu agghiacciante. Un drago verde, alleato dei goblin. La decisione di attaccare il convoglio svanì di fronte a quella minaccia.
«Direi che possiamo anche tornare a casa,» sussurrò Keruin. Tuttavia, la curiosità e il bisogno di capire cosa stava accadendo prevalsero. Decisero di rimanere nascosti e osservare con cautela. Quasi ipnotizzati da quello a cui stavano assistendo. Il drago sembrava tranquillo, forse dormiva, o era semplicemente rilassato. Ogni tanto alzava la testa, guardandosi intorno. Alcuni goblin interagivano con lui parlandogli. Sicuramente non era Argos il Grande Dragone di cui avevano sentito parlare, ma molto più probabilmente una sua prole. Comunque un temibile alleato del clan delle Vipere. E il vociare delle centinaia di goblin a poca distanza rendeva l'idea di un confronto diretto pura follia.
Seebo, decise di avvicinarsi utilizzando un incantesimo di Invisibilità. Voleva capire chi comandava e lui comprendeva la lingua dei goblin. Si mosse furtivamente lungo il sentiero.
Ascoltando attentamente lo gnomo riuscì a capire che il clan delle Vipere si stava riorganizzando. Sentì giuramenti di vendetta pronunciati con fervore contro coloro che avevano osato attaccare il loro covo. E, cosa più importante, l'alleato del clan, quel drago verde, li avrebbe aiutati in quella vendetta. I goblin erano in preda a un grande entusiasmo e fervore. Seebo tornò dal gruppo e riferì quanto aveva udito. La minaccia era chiara: erano loro gli obiettivi della vendetta. La presenza del drago verde e delle centinaia di goblin rendeva la foresta un luogo ancor più pericoloso di quello che già era. La decisione fu unanime: fuggire. Discussero le possibili vie di fuga, la consapevolezza di essere cacciati da una forza così schiacciante era palpabile. Considerando l'ora e la stanchezza, tornare indietro sembrava l'unica opzione. Si rimisero in movimento per il sentiero tornando verso sud. Il drago e i goblin non li stavano inseguendo, almeno per il momento.
Quando in fine si fermarono per la notte Seebo lanciò un altro suo incantesimo. Il Trucco della Corda. L'aveva già impiegato quando si trovavano nella Foresta Pietrificata nel loro assalto al covo dei Teschio di Lupo. Un rifugio extradimensionale che li avrebbe tenuti al sicuro per la notte. Eccetto per i cavalli che vennero nascosti e legati ad un albero e Chesnok, il lupo del ranger, che avrebbe fatto loro da guardia.
Una volta all'interno, mentre gli altri si preparavano per la notte, Seebo dedicò del tempo allo studio. Aprì il libro di storia regalato loro dalla nobil gnoma Shalla Dwaleftesh, la zia e consigliera di Re Dorfus di Altaforgia. Sperava di trovare informazioni sulle rovine di Xitaqa ,il luogo che Babushka aveva indicato come quello in cui i goblin dal collare di ferro avevano condotto Stephan. Il libro, più che fornire direttamente il nome del luogo, aiutò Seebo a ricordare studi che aveva fatto in passato. Xitaqa era un'antica città in rovina di una civiltà scomparsa, situata lungo le rive del fiume Volaga. Tuttavia, non riusciva a ricordare l'esatta posizione sul lungo corso di quel fiume. Era comunque un pezzo di informazione cruciale legato alla ricerca di Stephan e alla “Grande Mappa” cercata dai goblin.

GIORNO 16 FLAURMONT

La notte nel rifugio passò tranquilla. Al mattino, uscirono dal loro rifugio extradimensionale e ripresero il cammino verso sud. Una fitta nebbia li avvolgeva rallentando molto il loro avanzare nel tentativo di allontanarsi il più possibile dalla zona del drago e dei goblin. Ma quella condizione avrebbe reso problematico anche per i loro eventuali inseguitori riuscire a rintracciarli.
Dopo circa cinque ore di cammino, mentre uscivano dalla fitta foresta, il paesaggio cambiò. La nebbia che li aveva avvolti si diradò. Davanti a loro si aprivano colline ondulate, prive di alberi. Sulle pendici di queste colline, ben visibili una volta fuori dalla nebbia, scorsero delle entrate di caverne.
Si fermarono al limitare della foresta, l'aria che sapeva di terra umida e erba. Cercarono tracce nel terreno. I loro sforzi diedero frutto: trovarono tracce di goblin e di grossi lupi, probabilmente Worg. Erano tracce abbondanti. Andavano e venivano dalla direzione delle caverne. Ciò suggeriva che i goblin, probabilmente dei Teschio di Lupo, abitassero anche in quelle caverne. E non solo nella Foresta Pietrificata. Ritornati così a sud discussero nuovamente la loro destinazione. Ryania? Kelvin? Le colline con le caverne? Conner ribadì il desiderio di andare a Ryania. Per arrivarci, avrebbero dovuto però attraversare quelle colline o seguire un sentiero che le costeggiava. Ma la meta principale per la maggioranza del gruppo rimaneva Sukiskyn. Decisero così di dirigersi direttamente verso la fattoria. Voran con il suo senso dell'orientamento, condusse la compagnia attraverso il fitto della Foresta Dymrak in direzione nord-ovest.
Mentre il giorno volgeva al termine, viaggiando nel sottobosco, mentre si muovevano in cerca di un buon posto dove trascorrere la notte, videro delle luminescenze ferme. Potevano essere funghi luminosi, forse una peculiarità della foresta.. Decisero di avvicinarsi tutti insieme con cautela.
Scoprirono che non erano funghi, ma pietre luminose. Seebo, con le sue conoscenza arcane, le identificò come cristalli magici. Però non sapeva dire come poterli utilizzare o a cosa servissero, ma la loro natura magica era evidente.
Trascorsero circa un'ora raccogliendo tre cristalli di medie dimensioni. Pensarono che se non altro avrebbero potuto venderli. Videro che c'erano altre concentrazioni di cristalli nelle vicinanze, ma ormai la notte era calata e si prepararono per la guardia. Si nascosero e usarono nuovamente il Trucco della Corda dello gnomo mago.
Durante il turno di guardia di Souane, che da dentro l'area extradimensionale dove si erano rifugiati osservava l'esterno da una sorta di "finestrella" che l'incantesimo offriva, vide delle piccole figure svolazzare attorno ai cristalli. Erano fate, dei Pixie.
Souane svegliò Voran. Insieme, si resero conto di qualcosa di allarmante: mancavano due dei loro cavalli. Poi li videro, ombre scure nella notte, che si stavano allontanando.
Voran uscì rapidamente dall'area extradimensionale del trucco della corda. Grazie alle sue abilità di governare gli animali, richiamò i cavalli. "Venite qui che vi do una carotina..." mormorò. I cavalli, riconoscenti o semplicemente ben addestrati, tornarono indietro dal ranger.

                                                I Cristalli e i Pixie

Ma una vocina sottile ruppe il silenzio della notte. Veniva dal buio. «Questi sono i vostri cavalli?» Poi i Pixie si palesarono e senza attendere risposta accusarono il gruppo di essere dei ladri, riferendosi ai cristalli magici. «Il tuo amico nanerottolo ne ha presa una,» sibilò la voce di uno, riferendosi a Seebo. Il gruppo cercò di spiegare. Non sapevano che i cristalli fossero di proprietà di qualcuno. Erano solo di passaggio e per dimostrare la loro buona fede, offrirono di restituire la pietra. Voran, si intrufolò nel rifugio e prese un cristallo dalla borsa di Seebo mentre questi dormiva. Le fate ne avevano richiesta una sola di pietra... e una il ranger ne avrebbe restituita... Tornò fuori e la offrì ai Pixie.

«Posala sulla roccia,» invitò un Pixie. Souane prese la pietra dal compagno e la posò su una roccia vicina. «Sono belle queste pietre luminose,» commentò un'altra fata. «Sì, ci piacciono tanto e voi non le dovete toccare,» aggiunsero altri ammonendo gli avventurieri.
Per compensare ulteriormente e cercare informazioni, Voran offrì alcune monete d'oro e una gemma preziosa. Approfittando della conversazione vennero a conoscenza che né Argos ne tanto meno qualche altro drago viveva in quella parte della foresta anche se questi passavano ogni tanto per cacciare. I draghi non erano interessati ai cristalli luminosi, cosa che invece scoprirono dalle fate interessava alle streghe che a volte venivano in quel luogo a prenderli. Chiesero se sapessero a cosa servissero i cristalli alle streghe, ma i Pixie non lo sapevano.
Infine chiesero alle fate se conoscessero un'antica città chiamata Xitaqa, ma anche a quella domanda non sapevano rispondere.
Dopo lo strano incontro, la notte trascorse tranquilla e i cavalli rimasero al loro posto.

GIORNO 17 FLAURMONT

Il giorno seguente fu una giornata di viaggio senza particolari eventi. Continuarono a muoversi in direzione nord-ovest, sotto la guida di Voran, puntando verso Sukiskyn.
A sera si accamparono e usarono nuovamente il Trucco della Corda. Durante il primo turno di guardia di Conner, Chesnok, che era rimasto fuori a fare la guardia ai cavalli, iniziò a ringhiare. Qualcosa si stava avvicinando nel buio.
Gli avventurieri si svegliarono e si calarono rapidamente giù dalla corda. Intravidero sagome nel fitto della foresta. Sembravano goblin, almeno cinque, a circa venti metri di distanza, che li osservavano.
Seebo agì prontamente. Con un gesto rapido, lanciò un incantesimo di Luci Danzanti. Piccole luci colorate danzarono nel buio, illuminando la zona. Videro sei goblin acquattati nel sottobosco. Tre di loro, spaventati dalle luci, fuggirono immediatamente. Gli altri tre rimasero, esitanti.
Il gruppo non perse tempo. Grazie alla luce dell'incantesimo dello gnomo attaccarono i tre goblin rimasti con le loro armi a distanza. Frecce e quadrelli sibilarono nell'aria notturna. Un goblin fu colpito e cadde a terra morto. Gli altri due, vedendo la sorte del compagno e forse scoraggiati, fuggirono a loro volta nel buio.
Esaminarono il corpo del goblin caduto. Era tatuato, appartenente al clan delle Vipere. Come bottino, trovarono solo tre misere monete d'argento. Non era una ricompensa degna del rischio, ma ogni piccola vittoria contava. Il resto della notte trascorse senza ulteriori incidenti.

GIORNO 18 FLAURMONT

Il diciotto di Flaurmont sorse come una bellissima giornata. Ripresero il cammino verso nord-ovest. Dopo circa tre ore di marcia, giunsero in vista di un altro lago. Era il secondo che incontravano nella zona. Continuarono a muoversi. Raggiunsero un incrocio di sentieri. Riconobbero subito il luogo: era lo stesso punto dove i goblin del Teschio di Lupo avevano teso l'imboscata ai goblin delle Vipere settimane prima, il luogo dove Souane aveva decapitato il Re Goblin delle Vipere trovato morto ucciso dai Teschio di Lupo, e da lei preso come trofeo.
Decisero di accamparsi vicino all'incrocio, ritirandosi un po' nel bosco. Per la notte, usarono ancora una volta il Trucco della Corda. Tirare su Babushka per la corda divenne quasi un rituale faticoso e un po' comico, ma necessario per la sua sicurezza. Stabilirono i turni di guardia. Anche quella notte passò tranquilla. Nessun goblin, nessun drago, nessun Pixie disturbò il loro riposo. La sicurezza temporanea dell'incantesimo dello gnomo mago si dimostrò ancora una volta efficace.

GIORNO 19 FLAURMONT

                                   Pyotr

Arrivò l'alba del nuovo giorno. La giornata, tuttavia, iniziò sotto la pioggia. Il maltempo rallentò il loro passo. Dopo circa quattro ore di cammino sotto la pioggia, giunsero in vista della fattoria dei Sukiskyn. Era il luogo da cui era partita la loro ricerca di Stephan. La trovarono parzialmente ricostruita, segno della resilienza dei suoi abitanti.
Furono accolti con grande calore dagli abitanti della fattoria, guidati da Pyotr, l'uomo traladariano alto e robusto dai capelli rossi. Erano sorpresi di vederli vivi, li accolsero con gioia e sollievo pensando ormai, dopo tutte quelle settimane, che fossero morti. Pyotr, sua moglie Alfana e gli altri membri del clan li fecero entrare e li fecero accomodare nella sala comune. C'erano anche i rifugiati di Iliakana.
Attorno al fuoco caldo e accogliente, tra cibo e bevande, il gruppo raccontò le proprie avventure. Raccontarono della ricerca di Stephan, il fratello di Pyotr, fatto prigioniero dai goblin. Parlarono del ritrovamento di Babushka nel covo dei Teschio di Lupo e delle informazioni che lei aveva fornito, inclusa la menzione della città perduta di Xitaqa. Chiesero a Pyotr e a sua madre, Kuzma, la sacerdotessa di Zirchev, se avessero mai sentito parlare di Xitaqa o della "grande mappa" che i goblin stavano cercando. Pyotr e Kuzma scossero la testa. Non avevano mai sentito nominare Xitaqa. Chiesero se ci fossero stati altri attacchi alla fattoria o ai villaggi vicini. Con sollievo, appresero che, grazie al cielo, non ce n'erano più stati.
Dopo aver condiviso le storie e mangiato a sazietà, esposero le loro intenzioni: portare la vecchia Babushka dai suoi parenti a Kelvin, e da lì proseguire per Rifllian. Discussero in alternativa la possibilità di lasciare l'anziana donna lì alla fattoria per non farle affrontare un altro lungo ed estenuante viaggio. Sapendo che il Traghetto di Misha sul Volaga era probabilmente ancora fuori uso l'alternativa era quella di seguire il fiume a piedi o a cavallo fino a Kelvin e attraversarlo lì con traghetti più piccoli. Ma sarebbe stato un percorso più lungo e faticoso.
La ricerca di Stephan sembrava a un punto morto senza la conoscenza precisa della posizione di Xitaqa. Conclusero che avrebbero dovuto cercare informazioni in biblioteche più grandi, magari ad Altaforgia o a Kelvin stessa.
Stellios, lo stalliere della fattoria dal braccio solo, suggerì scherzosamente di chiedere all'Uomo Cavallo. Era una leggenda di quelle terre. Lui però non l'aveva mai incontrato... Kuzma, l'anziana sacerdotessa madre di Pyotr, confermò il racconto di Stellios sull'Uomo Cavallo, una figura misteriosa protettrice dei cavalli e legata a Zirchev, non relegandolo a mera leggenda e suggerì un rituale per contattarlo: saltare su un piede e fischiare a mezzanotte per tre notti consecutive con animo puro sulla cima di una collina. Gli avventurieri non sapevano se credere o meno a quella storia...

La serata alla fattoria era accogliente, un vero balsamo dopo i pericoli affrontati. Il calore del fuoco nel camino, la luce tremolante delle candele, le voci festose degli abitanti che celebravano il loro ritorno. Il vino scorreva, l'aria era carica di sollievo e gioia. Si lasciarono trasportare dall'atmosfera, sentendosi finalmente al sicuro dopo tanti giorni nella Foresta Dymrak.
Poi, però, un suono ruppe l’incantesimo. Il battito grave e ritmico di tamburi emerse dalla foresta che circondava la fattoria. Un richiamo inconfondibile. Il brusio festoso della sala si smorzò. Gli abitanti si guardarono con timore. Gli avventurieri si irrigidirono: lo avevano già sentito. Erano tornati. I goblin. Un’eco delle settimane passate, il preludio di qualcosa che sembrava non avere una fine.
Il rullo continuò, lento e implacabile, poi l’aria stessa sembrò fermarsi. Un possente ruggito scosse la notte. Un tremore percorse le pareti della fattoria mentre il fuoco vibrava nel camino. Qualcosa attraversò il cielo sopra di loro, per ben due volte, e la sua presenza era indiscutibile. Il peso di un’antica forza si posò sulla coscienza degli avventurieri prima ancora che riuscissero a formulare un pensiero.
Poi, una voce giunse, terribile, profonda e solenne. Un linguaggio antico che si incise nelle loro menti con parole scolpite nel tempo: “Valorosi viaggiatori, il fato vi reclama! Uscite! E affrontate il vostro destino, affinché questa dimora rimanga illesa e i suoi abitanti possano prosperare.” Il silenzio calò e tutti si fecero parte di esso. I tamburi rullavano ancora, scandendo il tempo della scelta. Si prepararono: la sicurezza di quella notte era ormai dissolta e il loro destino, e quello degli abitanti della fattoria, era appeso a un filo sottile.

Posted on 20 Maggio 2025 in Articoli,Avventura 2,la cricca del dado maledetto by Marbon

Comments on '19 – Il Drago e le Vipere' (1)

  1. […] esordì Liziano riferendosi al loro incontro con il Drago nella Foresta nei pressi del covo delle Vipere. La sua voce risuonò grave per la situazione ma il suo intelletto strategico, calcolava le […]

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