3 – Tra le Rovine del Tempio

GIORNO 20 FELMONT

La nebbia mattutina era una coltre densa e lattiginosa che pareva trasudare dalle viscere stesse della Foresta Dymrak. Avvolgeva i tronchi secolari, soffocava i colori del sottobosco e riduceva il mondo a un cerchio d'ombra di pochissimi passi. L'aria era satura di condensa, gocciolante dalle foglie dei salici e dagli abiti di cuoio e lana dei quattro compagni.
Avanzavano a rilento lungo il corso tortuoso dell'Erroton Creek. Sulla sinistra, il mormorio sommesso e continuo del torrente serviva da unico e precario punto di riferimento. Lirithion scrutò attraverso la foschia. I suoi occhi abituati alla penombra della selva cercavano varchi nella coltre bianca. «Rischiamo di perderci se ci dividiamo su due sponde. Possiamo perlustrare prima una sponda e poi l'altra se questa nebbia non si dirada a breve».
Zoran scosse la testa con lentezza mentre esaminava il terreno intriso d'umidità. Aggiustò le cinghie delle sue lame corte e della faretra prima di rispondere: «Ma non credo ci sia davvero il rischio di perderci, siamo a qualche metro di distanza dal fiume... Questa nebbia durerà almeno un paio d'ore, forse tre... Piuttosto, dovremo avanzare più lentamente di ieri per essere sicuri di non farci sfuggire le tracce...».
Yelena accennò un sorriso amaro sotto il cappuccio del mantello: «Tranquillo Zoran non ci corre dietro nessuno... spero ...».
Karamoth, con il pesante bastone ferrato sistemato sulle spalle, aveva al suo fianco, tra le pieghe della veste verde e bruna, la sua vipera che sibilava piano, saggiando l'aria umida con la lingua biforcuta. «Allora andiamo» esclamò il druido con voce ferma.
Mentre i quattro si aggiravano in quel fitto grigiore, l'incertezza del cammino continuava a pesare. Yelena si voltò verso gli esperti compagni chiedendo: «Mi spiegate dove stiamo andando?».
Karamoth esibì il suo consueto e asciutto sarcasmo: «A pesca di goblin! se li troviamo...».
«In un ora o due dovrebbe diradarsi la nebbia, sarà più facile e veloce procedere» aggiunse Lirithion, mantenendo l'andatura agile e fluida tipica della sua gente.
E fu l'occhio acuto dell'elfo a notare la prima vera anomalia lungo il greto melmoso dell'Erroton. Chine tra i rovi e i ciottoli bagnati, le sue dita affilate indicarono solchi profondi che incidevano la sponda e si perdevano tra le acque basse. «Guardate qua» chiamò Lirithion all'attenzione dei compagni. «Tracce di stivali, carri e cavalli che hanno attraversato il torrente, potrebbe essere una pista? O sono scollegate secondo voi? Che sia stato un carro a lasciare le tracce poco più in là che uscivano dal torrente?».
Karamoth si chinò accanto all'elfo, osservando la conformazione del fango. «Penso che abbiano usato il torrente per provare a depistarci: sono entrati in un punto e usciti da quest'altro punto non allineato, sperando di farci perdere le tracce. Quanto meno facendoci perdere del tempo. Questo è certo. Direi di muoverci. Zoran, riesci a seguirle?».
Yelena annuì con approvazione: «Ottimo Lirithion ora abbiamo nuovamente una pista da seguire».
Zoran si inginocchiò nel fango, studiando la forma e la profondità delle orme. Le sue dita misurarono l'ampiezza delle impronte d'impronta calzata. «Le tracce di stivali sono troppo grandi per i goblin, forse sono umani o elfi... Comunque creature ben più grandi di un goblin» osservò con tono cupo.
Lirithion rifletté ad alta voce: «I goblin potrebbero essere stati messi sul carro però, io direi comunque di seguirle, credo siano in qualche modo collegate».
Il ranger traladariano si alzò, perlustrando con lo sguardo la sponda opposta. «Le altre sono tracce di cavalli e carri, mi sembra strano però che siano i goblin che stavamo seguendo. E che fuggendo siano poi saliti su un carro nel mezzo del nulla» disse, muovendo alcuni passi nell'acqua bassa per verificare l'uscita delle ruote.
Lirithion scosse il capo: «Credo che le tracce di questo carro siano le stesse di quelle tracce che hai visto uscire dall'acqua vicino alle tracce dei goblin. Non dimentichiamoci che qualcuno sta vestendo e armando questi umanoidi. Da qualche parte la nostra strada andrà ad intricarsi con qualcuno che non è un goblin; spero sia questa la pista giusta».
Yelena incrociò le braccia, l'arco pronto nella sua stretta: «Ok, tanto noi non abbiamo un obiettivo preciso. Una pista vale l'altra! Puntiamo a scoprire più cose possibili».
Il cammino riprese verso ovest, abbandonando il letto del torrente per addentrarsi in una brughiera desolata. «Chissà quanto dista da qui il rifugio di questi goblin malefici» borbottò Yelena.
«Beh, non penso sia troppo lontano se è qui intorno che fanno le loro scorribande!» replicò Karamoth.
Lirithion, attingendo alle sue conoscenze della geografia locale del Dymrak, scrutò la vegetazione che andava diradandosi. «Le tracce sembrano portare verso ovest. Da quella parte c'è il "luogo abitato solo da anime inquiete". Si dice non ci sia più foresta e non ci abiti nessuno. Potrebbe essere effettivamente il luogo adatto come punto di partenza per qualcosa di malvagio».
Karamoth strinse la presa sul bastone: «Bene. Ci mancavano anche le anime inquiete. Direi di proseguire...».
Lirithion concluse deciso: «Seguiamo le tracce e vediamo se ho ragione».
Avanzando verso sud-ovest, il paesaggio subì un mutamento drastico e inquietante. La lussureggiante vegetazione della Foresta Dymrak cedette il passo a una brughiera acquitrinosa e morta. Il terreno, inzuppato e instabile, si trasformò in una distesa spettrale di erbacce grigie e cespugli spinosi contorti che in più punti arrivavano fino al petto degli avventurieri, rendendo ogni movimento lento e faticoso. Il mormorio dell'Erroton Creek giungeva ovattato sulla sinistra, unico legame con il mondo dei vivi.
All'improvviso, dal muro di nebbia emerse una sagoma imponente e spettrale: un antico edificio di pietra scura. Le mura diroccate, annerite dal tempo e coperte di muschio, si ergevano verso il cielo plumbeo come le costole spolpate di un mostro preistorico. Il tetto era crollato da tempo immemore, lasciando scoperte le arcate interne. A una quindicina di metri dall'ingresso sbrecciato, una colossale quercia secolare si ergeva solitaria, i cui rami appesantiti dall'umidità sembravano braccia spettrali protese sulla caligine.
Yelena indicò una striscia di terra nuda che fendeva la vegetazione selvaggia: «Ragazzi mi sembra che in quel punto si intravede un sentiero di terra battuta che porta a quell'edificio».
Zoran valutò la situazione per qualche lungo istante: «Lirithion, pensi di poterti avvicinare senza farti vedere e controllare meglio quelle rovine? Con questa nebbia, a parte il sentiero, non si riesce a vedere nulla da qui, ma se è la tana dei goblin o anche solo un loro avamposto dobbiamo mantenere il vantaggio della sorpresa». Poi aggiunse: «Noi possiamo restare qui pronti a darti copertura con arco e frecce se occorresse».
Lirithion annuì con fredda sicurezza: «Va bene».
L'elfo svanì nel grigiore dell'ambiente, muovendosi tra i cespugli con passo silenzioso verso la quercia. Ma prima che potesse raggiungere il tronco, un verso acuto e sgraziato di corvo squarciò il silenzio della mattina come un presago di sventura. Immediatamente dopo un sibilo lacerò l'aria umida. Un dardo scoccato dall'alto si piantò nel terreno melmoso, a un palmo dai calzari di Lirithion.
L'elfo alzò lo sguardo verso le fronde spesse della quercia e gridò ai compagni: «C'è un uomo tra i rami della quercia! Attenti!».
Dall'alto dell'albero, una figura incappucciata incoccò una seconda freccia e questa volta la scagliò verso Zoran che intanto era avanzato sul sentiero, ferendolo di striscio ad una gamba. Contemporaneamente, tra l'erba alta ai due lati del sentiero, due piccole figure balzarono fuori scagliando giavellotti in modo sconsiderato, i cui proiettili finirono innocui nel fango.
Zoran ruggì per la rabbia, sguainò le sue lame corte e si lanciò nella fitta erba fuori dal sentiero contro il primo goblin, ma la vegetazione alta ed intricata ostacolò il fendente del ranger. Lirithion, incoccata una freccia nel suo arco, mirò dritto verso la chioma della quercia. Rilasciò la corda, e la freccia penetrò il fogliame, trafiggendo la spalla del cecchino nascosto. Con un grido soffocato, l'uomo incappucciato perse l'equilibrio e precipitò esanime al suolo, schiantandosi a terra ai piedi dell'albero.
Nello stesso istante, un terzo goblin emerse alle spalle di Zoran tentando di pugnalarlo. Il ranger si voltò con fulminea prontezza da cacciatore e gli squarciò la gola con un fendente chirurgico della spada corta. Lirithion, abbandonato l'arco, sguainò la sua spada lunga, si tuffò nell'erba alta e abbatté la lama con una violenza devastante sul primo goblin, riducendolo a una pozza di sangue. L'ultimo mostriciattolo superstite, terrorizzato dalla carneficina, si voltò e fuggì a rotta di collo in direzione dell'edificio sparendo nella nebbia.
Il silenzio ritornò momentaneamente sulla radura. Lirithion si arrampicò su per la corda pendente dal ramo della quercia per perlustrare l'appostamento sopraelevato, senza rinvenire altri nemici. Ai piedi della pianta intanto Yelena recuperò alcune frecce rimaste intatte dalla faretra dell'uomo caduto.
Anche Karamoth si avvicinò alla base dell'albero esaminando il terreno calpestato. «Qui ci sono segni di passaggi continui. Questo posto è stato ben frequentato negli ultimi tempi. Evidentemente qualcuno lo sta usando come punto di osservazione» disse il druido indicando i rami e le impronte.
Lirithion discese dall'albero con un balzo agile: «Confermo, anche qua ci sono i segni di ripetuti appostamenti. Andiamo avanti cauti potremmo essere vicini a un covo». Poi continuò: «Probabilmente sono nelle rovine più avanti, se non abbiamo altro da fare proseguiamo, posso anche andare in avanscoperta; non è lontano».
Yelena imbracciò l'arco con sguardo severo: «Ragazzi stiamo attenti perché uno è scappato, e sicuramente avrà allertato il gruppo».
Zoran perquisì i cadaveri dei goblin, scoprendo con sdegno che anche questi impugnavano armi corte d'acciaio lucente di manifattura umana e portavano scarse monete di rame. «Direi che non ha senso dividersi, ma conviene avanzare distanziati sfruttando l'erba alta come copertura» propose poi il ranger. «Procediamo ai lati del sentiero coperti dall'erba alta, io e Karamoth da un lato, Yelena e Lirithion dall'altro. Avanzeremo più lentamente, ma non saremo bersagli facili almeno».
Guardò in fine la ferita alla gamba: «L'unica cosa è che magari, se avessi qualcuna di quelle tue bacche, Karamoth, curerei le ferite di questo scontro».
Il druido estrasse da una delle sue borse le bacche selvatiche consacrate dalla magia della natura. «Chi è ferito prenda qualche bacca... si sentirà anche sazio senza dover utilizzare razioni da viaggio!» disse offrendone tre a Zoran e cinque a Lirithion, il cui potere magico ripristinò appieno le loro forze.
Yelena imbracciò l'arma: «Ok avanziamo , ma facciamo attenzione».
La squadra si mosse a coppie lungo i margini del sentiero di terra battuta, immersa nell'erba alta fino al busto. Raggiunta la distanza di cinque metri dall'apertura sbrecciata dell'antico tempio, Lirithion avanzò accucciato per verificare la presenza di insidie.
«Trappole non ne ho trovate per ora, ma le orme di goblin, uomini, e del carro, portano dentro al rudere» riferì l'elfo a bassa voce. «Direi di proseguire, la strada è giusta».
Karamoth si immobilizzò, chiudendo gli occhi ed espandendo la propria percezione druidica nell'aria stagnante. Il suo udito affinato colse vibrazioni impercettibili oltre la pietra annerita. Riaprì gli occhi con espressione tirata: «Sento goblin respirare dietro le mura... e sono sicuro di aver riconosciuto il nitrito di un cavallo... penso proprio che di là ci stiano già aspettando».
Lirithion strinse l'elsa della spada lunga: «Il goblin che è scappato ha avvisato. Aggiriamo il rudere? O carichiamo?». Poi aggiunse senza attendere una risposta: «Faccio il giro e controllo se c'è un altra entrata, aspettate qui un momento».
L'elfo si allontanò imitato dal druido che si anch'egli si avviò lungo l'altro perimetro esterno per cercare varchi secondari, lasciando Zoran e Yelena a presidiare l'ingresso principale. Yelena preparò due frecce tra le dita pronta a scagliarle con il suo arco al minimo accenno di pericolo.
Passò poco che d'improvviso, un grido d'allarme gutturale riecheggiò dall'interno del rudere. Yelena sussultò: «Zoran hai sentito quei versi strani provenire da dentro il rudere? Io mi avvicino il più possibile verso l'entrata».
Il ranger trattenne la giovane per il braccio con fare protettivo: «Meglio se tu rimani in copertura e mi avvicino io, tu sei più brava con l'arco e io con le spade». Poi abbozzò un sorriso teso: «Mi raccomando, non fare come Karamoth che di solito becca me quando ci sono nemici vicini... Le tue frecce sono più pericolose dei suoi sassi».
L'arciera annuì con un sorriso, comprendendo l'ironia del ranger. Zoran proseguì: «Se da vicino sembra tutto ok provo anche ad entrare... Seguimi senza avvicinarti troppo, manteniamo il vantaggio del tuo arco finché possiamo».
«Ok, ti seguo» confermò la guerriera.
Zoran raggiunse la breccia e scrutò l'atrio spettrale. Il pavimento di pietra divelto dall'alluvione di trent'anni prima era invaso da macerie, muschio e macchie d'erba. In fondo, un'arcata di pietra scura conduceva verso gli ambienti interni, da cui promanava un fumo denso e l'odore di carne arrostita. Il ranger si voltò e sussurrò: «Yelena, io entro, non sembra ci sia nulla, ma se resti qui sull'ingresso e mi dai copertura penso sia meglio».
Appena Zoran varcò la soglia di pietra, la trappola scattò. Da dietro i cumuli di rovine sparsi in quell'ambiente balzarono fuori quattro figure che erano rimaste nascoste: tre goblin armati di giavellotti e un uomo con una balestra carica.
Un click secco e sordo risuonò nella stanza, seguito da una violenta imprecazione dell'uomo: il meccanismo della balestra si era inceppato! Zoran sfruttò quell'attimo per sguainare le sue spade e prepararsi allo scontro. L'uomo ricaricò furiosamente la balestra e scagliò il dardo a bruciapelo all'indirizzo del ranger, ma questo, con un riflesso prodigioso, sollevò la lama d'acciaio deviando la freccia che andò a frantumarsi contro la parete.
Nel frattempo, Karamoth, che anche lui aveva udito il grido di allarme provenire dall'interno del rudere, grazie al suo addestramento druidico era rientrato rapidamente dalla sua perlustrazione del perimetro esterno. Il druido giunto all'ingresso del rudere vicino a Yelena ordinò alla sua vipera di attaccare l'uomo con la balestra e iniziò a caricare la sua fionda. Vicino a lui, la giovane guerriera traladariana, dimostrò la spietata efficacia del suo addestramento. Incoccando e rilasciando con rapidità, scagliò due frecce in rapida successione: i dardi trapassarono la gola e il petto di due goblin, abbattendoli all'istante tra le macerie.
Zoran avanzò ruggendo e piazzò un fendente profondo sul fianco dell'uomo che, visto il massacro dei goblin suoi complici, si voltò e tentò una fuga disperata verso l'arcata interna dell'edificio. Karamoth gli scagliò contro una pietra di fionda che lo colpì alla schiena e lo fece barcollare. Ma fu la vipera a sigillarne il destino: scivolando rapida tra i detriti al suo inseguimento saettò sulle caviglie dell'uomo e affondò i denti velenosi in un morso che fu letale. L'uomo crollò a terra esanime, esalando l'ultimo respiro prima che Zoran potesse fornirgli soccorso.
Il ranger si chinò sul cadavere, contrariato: «Karamoth, ci serviva vivo! Non aveva modo di fuggire, ormai era in trappola».
Il druido replicò secco: «L'alternativa era dover seppellire te!!».
«Non è riuscito a colpirmi prima, non ci sarebbe riuscito ora che era ferito ed allo stremo» insistette il ranger. «Un poco di pazienza mio amico druido e avremmo avuto qualche informazione utile».
Karamoth indicò il corpo con il bastone: «Comincia a frugargli in tasca e vedi se trovi qualcosa!».
Zoran scosse la testa: «Invece di frugargli nelle tasche, vediamo se riusciamo a farlo riprendere». Ma ogni tentativo di medicazione fu vano: il veleno di Anelæ aveva arrestato il cuore dell'avversario.
Non ci fu tempo per le recriminazioni. Dall'arcata interna dell'atrio emersero altri due nemici: un secondo uomo con una balestra e un goblin. L'uomo scoccò immediatamente un dardo che attraversò l'ampio ambiente in rovina e colse di sorpresa Yelena ferendola ad una spalla.
In quel momento, Lirithion fece irruzione dall'esterno, affannato per la corsa attorno all'edificio. Urlando ai compagni, avvertì: «Attenti, ne arrivano altri!! » .
Karamoth indicò la parete di pietra sbrecciata alta quattro metri e impartì un ordine alla vipera, a cui lentamente stava abituando, oltre che a nuovi comandi, anche ad un nuovo nome: Lhaw. La serpe si arrampicò con incredibile agilità sulle fenditure della roccia per cogliere il nemico dall'alto.
Sull'apertura dell'atrio, Yelena posizionò una nuova freccia sul suo arco lungo. Trattenendo il respiro e prendendo la mira attraverso il dolore della ferita, rilasciò la corda. La freccia saettò nell'aria con una potenza inaudita, trafiggendo da parte a parte il collo del goblin appostato sull'arcata. Il mostriciattolo rimase immobile per un secondo prima di stramazzare sulle pietre.
L'uomo, abbandonata la balestra, superò la soglia dell'arcata brandendo una spada lunga d'acciaio lucente. Zoran e Lirithion lo ingaggiarono spalla a spalla. L'elfo Vyalia portò un fendente obliquo mentre Karamoth gli gridò da tergo: «Ricordatevi che lo vogliamo vivo!!».
L'elfo sibilò tra i denti mentre parava subito dopo un colpo del nemico: «Ma dillo prima! Sono arrivato solo adesso per colpa di sto tizio!». Facendo intendere che nella sua esplorazione lungo il perimetro esterno aveva già avuto modo di incontrare l'uomo contro cui stavano combattendo.
Yelena, posizionatasi al riparo delle macerie, scagliò un'altra freccia che fermò l'avanzata di un ennesimo goblin giunto in soccorso dell'uomo.
Zoran, conscio che la priorità assoluta era catturare una possibile fonte di informazioni, modificò la sua presa sull'impugnatura della sua spada. Entrando in guardia difensiva con entrambe le spade, sferrò un primo affondo chirurgico che trapassò la spalla dell'uomo. Mentre l'avversario barcollava dal dolore, il ranger compì una torsione perfetta del bacino: ruotò la spada corta e colpì l'uomo in pieno volto con il piatto d'acciaio della lama. L'impatto fu devastante; l'uomo andò giù come un sacco vuoto, privo di sensi ma ancora vivo!
Nello stesso istante, la vipera calò dal muro come un fulmine nero, affondando le zanne sul collo dell'ultimo goblin rimasto, che cadde morto al suolo.
Un silenzio assoluto, rotto solo dai respiri affannosi dei quattro eroi, ritornò a regnare sulle rovine di quell'antico tempio.
Yelena guardò il prigioniero svenuto: «Ragazzi dopo aver legato e imbavagliato questo tizio io direi che Karamoth e Lirithion cercano nella zona e io e Zoran facciamo la guardia nelle due entrate. E appena avete terminato lasciamo questo posto il più velocemente possibile».
Lirithion tirò fuori le corde di canapa dallo zaino: «D'accordo, leghiamo e perquisiamo il tizio, poi cerco in giro. Però credo che questo deve essere il loro covo».
Mentre Zoran e Yelena incrociavano le armi sugli accessi al rudere, vigilando contro la nebbia del Dymrak, Lirithion e Karamoth si chinarono sul prigioniero e a ispezionare le rovine del tempio, pronti a svelare la rete d'acciaio e tradimento che minacciava Ryania.

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