10 – L’Ombra del Dubbio

GIORNO 17 KLARMONT

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Teodor, mentre si aggirava per le vie di Ryania per procurarsi i caci che aveva adocchiato, incontrò Karamoth, intento nelle sue ricerche di bacche curative. "Karamotto; anche tu in cerca di caci? Questa signora ne ha di squisiti!", disse il chierico. Il druido gli replicò con la sua tipica calma: "Stavo per uscire dal villaggio in cerca di bacche; possono tornarci utili più in là. Ma anche il cacio non guasta!" L'espressione di Teodor si fece più seria, il tono di voce si abbassò in una confidenza grave: "Volevo chiederti se per caso anche tu avessi avuto la mia stessa impressione. Mentre eravamo al cospetto di Mircea mi è parso che abbia esitato e sia stata vaga di proposito in alcune risposte, come se non avesse voluto dirci tutto. Cosa ne pensi?". Karamoth riflettè un attimo prima di rispondere, "Non saprei... Mi sono concentrato sul suo stato di salute ed era evidente il suo bisogno di riposo. Se ha tentennato in qualche risposta lo ho attribuito alle sue condizioni. Cosa ti fa pensare che abbia voluto nasconderci qualcosa?". "E' possibile che il suo stato di salute abbia giocato un ruolo," disse Teodor, " ma credo ci sia di più. Non volevo allarmare tutto il gruppo, ma è bene che qualcuno sia a conoscenza di queste mie impressioni". Il chierico continuò soppesando ogni parola, "Con questo non voglio dire che Mircea abbia intenzioni malevoli o sia in combutta con il nemico almeno non necessariamente. Può darsi, se le mie impressioni sono corrette, che abbia voluto tenere qualcosa per se, con l'intenzione di proteggere noi o il villaggio chi sà...". Il chierico rivelò poi il dilemma che tormentava la sua disciplina: l'urgenza. "In ogni caso non avremmo potuto interrogarla oltre, in quello stato, ma se rimanessimo qui un altro giorno potrei tentare qualcosa per scoprire di più su questa faccenda. Tuttavia c'è da tenere in considerazione che ci si chiede di far presto poiché lo stato di Irina è in peggioramento e chissà quali altri cupi misteri si celano sotto le radici di quell'albero, qualcosa di antico e malvagio potrebbe risvegliarsi se non agiamo con rapidità". Karamoth, condividendo il timore per l'aggravarsi del male, rispose: "Comunque sia, vedendo anche come sta Irina, non escluderei nulla che possa condizionare anche Mircea. Ma non so immaginare cosa. Una possessione di qualche tipo? O un coinvolgimento? Perché nasconderci qualcosa che potrebbe invece esserci d'aiuto?". Dopo una breve consultazione, i due stabilirono una linea d'azione pragmatica. "Penso che sia giusto che Sir Roderick venga messo a conoscenza di tutto," disse il druido. "Ebbene, forse si... Potrei informare anche Roderìco acciocché qualcuno nel villaggio sappia e noi potremmo partire senza ulteriore indugio per l'infausto albero", replicò Teodor . Karamoth annuì, la sua preoccupazione per la sicurezza del villaggio era evidente. "Deve essere pronto a tutto, sia ad un attacco dall'interno che ad una eventuale epidemia per le strade del villaggio". Decisero di dividersi per velocizzare i preparativi: "Tu vai a parlare con Sir Roderick” disse il druido, “mentre io vado a recuperare la compagnia, e poi vediamoci alla locanda," concluse in fine. Teodor, lasciando Karamoth, si recò nuovamente alla Casa della Guardia Forestale. "Salve Messer Roderìco; mi sono permesso di tornare qui perchè intendevo metterla a conoscenza di una mia impressione," disse il chierico dopo essere stato ricevuto. "Parla, ragazzo, ma si rapido...", lo esortò Sir Roderick con impazienza. "Durante la visita a Mircea, tenuto anche conto delle sue ancora precarie condizioni, alcuni suoi comportamenti, esitazioni e silenzi mi hanno dato l'impressione che ci abbia deliberatamente taciuto qualcosa, che non abbia risposto completamente alle nostre domande". Teodor terminò con una domanda diretta: "Magari anche sua Eccellenza ha avuto la stessa impressione?". Sir Roderick lo guardò con attenzione. "Potrebbe essere... Tutta questa storia è confusa e poco chiara... Conosco abbastanza Mircea da non nutrire dubbi sulla sua lealtà... E certe impressioni le attribuisco al suo stato di salute. Tu cosa sospetti? ". Teodor ribadì le sue congetture: "Non conosco altrettanto bene il Capitano Daru, ma anche io non penso che questa sua presunta reticenza implichi necessariamente la malizia. Tuttavia ritengo che per qualche motivo abbia preferito tralasciare qualcosa nel suo racconto. Forse sta proteggendo qualcuno che le è caro... non so". Il Lord della Guardia Forestale, dopo aver appreso il sospetto del giovane sacerdote, rivelò notizie che solo la profondità della foresta sapeva sussurrare. "Va bene... terrò conto del tuo sospetto. Ma il mio consiglio è di posticipare la partenza a domani mattina presto.... avete bisogno tutti di un'altra notte di riposo... e il Dymrak sembra stia diventando più pericoloso del solito. Gli elfi hanno portato strani racconti provenienti dalla profondità della foresta...". Teodor si incuriosì: "Di che racconti si tratta?!". Sir Roderick riflettè un attimo prima di rispondere. "Gli elfi riferiscono di aver avvistato nel profondo del Dymrak un cucciolo di Unicorno ... un segno e un presagio di augurio, dicono loro, probabilmente legato ad una antica maledizione, che precludeva loro l'accesso all'isola del Lago dei Sogni Perduti, finalmente spezzata dopo tantissimo tempo con l'uccisione di una strega che lì viveva. Ma riportano anche che i boschi e le terre a nord del Dymrak, ai piedi delle montagne, si siano improvvisamente impoveriti ed ammalati. E né loro né i druidi sanno darsi una spiegazione...". Il Lord concluse con un tono di avvertimento: "Ho girato parecchio per il Dymrak. Credo che qualcosa stia accadendo nella foresta... Tenete gli occhi aperti e siate prudenti". "Capisco", rispose Teodor con gravità. "Forse ciò che potremmo scoprire fra le radici dell'albero funesto e l'improvvisa comparsa dei lucertoloidi, sono connessi con queste misteriose malattie nel nord del Dymrak". Accettata la posticipazione della partenza, Teodor chiese i permessi necessari per la mattina seguente: "Se rinviamo la partenza a domani mattina come sua eccellenza ha suggerito poco fa, più tardi potrei far visita ai miliziani feriti e supportare i guaritori con le mie arti, con il suo permesso". Ottenuto l'assenso, il chierico di Hàlav lasciò la Casa della Guardia Forestale.
Karamoth, nel frattempo, aveva raggiunto la locanda "All'Uva Spina". Gli avventurieri si ritrovarono lì per pranzo. Nonostante il druido cercasse un tavolo appartato, l'attenzione degli avventori era tutta per loro. Boris, il gioviale e corpulento locandiere, li accolse con generosità: "Oggi siete miei ospiti! In cambio, raccontateci com'è andata!". Tryx si sedette subito al tavolo con delle fanciulle, ordinando birra e ridendo. "Allora, fanciulle, siete pronte a sentire una bella storia?". Karamoth, frustrato dalla distrazione del giovane guerriero, si alzò dal tavolo scegliendo un comportamento diplomatico per richiamare l'attenzione del compagno e non creare scompiglio. Raggiunse il guerriero e si rivolse alle giovani fanciulle: "Lasciate stare, il ragazzo ha ancora una missione da compiere, e allora, sì, che varrà la pena di ascoltarlo. Ma attente che poi, quel giorno, dovrete festeggiarlo come si deve!!". Poi si rivolse a Tryx, con un tono che mischiava l'esortazione e l'avventura. "E per noi c'è un bel gruzzolo che ci aspetta... Se ne usciamo vivi; Te la senti??". Tryx, alzandosi dal tavolo e lasciando le fanciulle, si arrese all'urgenza portata dal druido, ma non senza una battuta. "Scusate giovani fanciulle il dovere mi attende. Nuove avventure mi attendono in compagnia di questo favoloso gruppo, poi quando torneremo festeggeremo a dovere". Si rivolse poi a Karamoth con un tono di scherno mentre si allontanavano. "Karamoth, che rottura! sei il solito guasta feste, ero quasi a concludere il tutto... e ce n'era pure per te". Il druido scosse la testa e in quel momento intervenne Lirithion proponendo una soluzione al baccano e alle attenzioni della locanda. "Un giaciglio nel bosco è un po troppo scomodo... andiamo a casa mia?". Il gruppo si accordò per la casa dell'elfo mentre Teodor giunse in quel momento. "Già andate via?", chiese sorridendo, "Avete finito tutta la birra della locanda?!". Tryx non perse l'occasione di scherzare. "Colpa di Karamoth; è voluto andare via perché vuole mettere appunto alcuni dettagli della missione. Pensa, che gli avevo rimediato pure una giovìn pulsella" disse ridendo. "Chissà, magari i misteriosi giuramenti druidici non gli permettono di avvicinarsi alle giovani pulzelle se non c'è la luna piena", ironizzò Teodor. Gli avventurieri si recarono così alla dimora del loro compagno elfo, un edificio in legno abbellito nello stile "elfico". Ad accoglierli trovarono Lara, la sorella di Lirithion, che li fece accomodare. Riuniti in un luogo tranquillo, Karamoth aprì la discussione sollevando i suoi timori più grandi. "Per prima cosa, voglio dirvi che lo stato di salute di Irina mi preoccupa molto. Ha contratto una qualche malattia che non ho saputo ben identificare e il suo deperimento repentino mi ha fatto pensare agli zombie che abbiamo incontrato; ma non ne sono certo. Per cui ho allertato Sir Roderick in modo che si tenesse pronto a qualunque evenienza, senza però mettere in allarme tutta Rianya. Sperando anche di non metterla in pericolo. Per cui penso che dobbiamo sbrigarci a capire l'origine di questa malattia e se c'è una cura. Probabilmente troveremo risposte lì sotto quella quercia". E poi aggiunse, "E non è finita qui; Teodor sa il resto...". Il chierico di Hàlav iniziò a parlare, confermando l'urgenza. "Esatto, Messer Roderìco ci invita a far presto ed è persuaso che una qualche spiegazione, e forse una soluzione per lo stato di Irina, si possano trovare fra le radici dell'albero funesto. Si aspetta che partiamo domani mattina, dunque abbiamo ancora tutto il pomeriggio e tutta la notte per rifocillarci e riposarci!". Egli espose poi le nuove ed inquietanti notizie dal Dymrak. "Dobbiamo sperare che Irina non si stia trasformando in uno zombie e soprattutto che questa malattia non sia infettiva. Ma se così dovesse essere, auguriamoci che un eventuale cura si possa trovare in quel sotterraneo. Forse dovremmo catturare questo sciamano e costringerlo a parlare...". "Inoltre vi riporto delle notizie sulla foresta di Dymrak di cui è venuto a conoscenza Messer Roderìco. Una è che i clan elfici hanno avvistato un Unicorno aggirarsi nella foresta dopo lungo tempo, sembra che questo sia un segno legato alla liberazione del Lago dei Sogni Perduti, nella foresta profonda, da un'antica maledizione che gravava su di esso, evento legato alla distruzione di una strega. Che Hàlav sia lodato! L'altra notizia è meno bella: sempre gli elfi riferiscono che le regioni settentrionali della foresta sembrano afflitte da una qualche malattia, corrotte, impoverite e non se ne conosce la causa. Forse questo evento potrebbe essere legato in qualche modo a ciò che potremmo trovare fra le radici dell'albero funesto... Ma ora muoviamoci! Chi vuole può venire meco da Cartu e poi dai guaritori, altrimenti è una buona occasione per libagioni, gozzoviglie e festeggiamenti!". Lirithion, il cui animo da esploratore era risvegliato da questi antichi misteri, decise il suo compito: "Io andrò a parlare con gli elfi dopo pranzo per vedere se possono esserci d'aiuto. Comunque torniamo qua per cena e aggiorniamoci". Zòran si concentrò sull'equipaggiamento necessario per affrontare i non morti. "Io devo procurarmi ancora un po' di cose per prepararmi alla partenza." disse il ranger. " Oltre a razioni e frecce, direi di portare torce, lanterne e ampolle d'olio in abbondanza per bruciare eventuali non morti... Potrebbe essere una soluzione efficace contro quelle creature". E aggiunse: "Volevo vedere anche di trovare qualche buona arma da lancio, potrebbero rivelarsi utili vista la lentezza dei non morti". Mentre Zòran e Tryx si dedicavano alle compere di armi ed equipaggiamento, e Lirithion si preparava a consultare i suoi consanguinei, Teodor e Karamoth si recarono nuovamente alla Casa della Guardia Forestale. Lì trovarono Cartu in attesa, il giovane e ardimentoso miliziano. "Salute a te, Cartu; anche tu a far visita al Capitano?! Messer Roderìco ti ha detto la novità?", chiese Teodor. "Si, mi ha anticipato la vostra intenzione," rispose Cartu. " E sarebbe per me un onore venire con voi". "Molto bene, allora vai a riposarti e prepararti, domani mattina partiremo presto alla volta dell'albero funesto. Sono contento che hai accettato, il tuo aiuto sarà prezioso. Ora ci siamo io e Karamotto a prenderci cura dei feriti e dei malati, per quel che possiamo fare. Temo però che la soluzione per salvare Irina sia celata fra le radici contorte di quell'albero", concluse Teodor. Cartu si allontanò, e i due entrarono, dove Irina era stata sistemata in una camera separata a causa del suo stato di salute. Teodor si concentrò nel prestare le sue cure divine ai miliziani feriti, e poi si recò da Irina. Karamoth, dopo aver tentato una diagnosi con le sue conoscenze druidiche, si rivolse a Teodor con un'espressione di preoccupazione. "Questa donna ha contratto qualcosa di innaturale. I segni sul corpo e sulla pelle non mi sembra siano riconducibili a qualcosa di comune. Sembra che non mangi da chissà quanto: guarda quanto ha il viso scavato!". Il druido concluse: "Credo che occorra un guaritore esperto. Qualcuno con un potere più grande del nostro".
"Tutto ciò è preoccupante,” disse Teodor, “ forse dovremmo suggerire a Messer Roderìco di inviare un messaggero a cercare un abile guaritore dove se ne possono trovare; a Kelvin, per esempio." concluse il chierico, sebbene sapesse che il borgo più vicino era Rugalov, a sud. I due visitarono poi il Capitano Daru. "Mi fa piacere vedere che ti stai rimettendo, ma hai ancora bisogno di molto riposo. Chissà cosa hai passato lì sotto? Te la senti di raccontarci quello che hai visto e subìto? Ricordi qualche particolare?" chiese Karamoth. Mircea, stanca ma risoluta, rispose: "Non ho molto altro da aggiungere... Quando sono stata catturata sono stata portata nella camera dove mi avete trovata". Quando Karamoth chiese dei segni sui polsi e caviglie, lei rispose titubante: "Credo siano state le manette... spero pàssino in fretta". Prima che se ne andassero, Mircea rivolse loro un comando urgente e imperativo, illuminata da un fuoco di vendetta. "Ricordate: trovate e uccidete lo sciamano... e sigillate quella tomba...". Teodor e Karamoth si recarono così da Sir Roderick. "Salute Eccellenza, io e Karamotto siamo passati a visitare Mircea ed Irina. Abbiamo constatato che Mircea si sta riprendendo, ma è ancora provata ed animata da un forte sentimento di vendetta verso lo sciamano che l'ha brutalizzata. Invece le condizioni di Irina sono preoccupanti. Avanti Karamotto, spiega la situazione a Messer Roderìco". Karamoth espose così la diagnosi del male innaturale: "Sospetto che la sua malattia abbia un ché di soprannaturale e noi non siamo in grado di intervenire al riguardo. Dovreste cercare di contattare un guaritore esperto mentre noi, domani, torniamo lì alla Grande Quercia. Il prima possibile: la malattia la sta consumando e non so se si arresterà". Sir Roderick sbuffò, preoccupato dal tempo e dalla distanza. "Quanto Esperto? E di che tipo di cura avrebbe bisogno? Andare e tornare da Rugalov ci vogliono almeno due giorni... senza contare il tempo per trovare qualcuno che sia disposto a giungere fin qua...". "Eccellenza, ne va della vita di Irina; è vero che le cure potrebbero arrivare tardi o potrebbero essere inefficaci, ma anche in questo caso gli altri uomini vedranno che almeno è stato fatto un tentativo per salvarla", replicò Teodor, insistendo sulla necessità morale dell'azione. Sir Roderick si arrese alla logica del chierico. "Cercherò di far partire qualcuno domani mattina presto," disse in fine. Teodor e Karamoth lasciarono la Casa della Guardia Forestale mentre la sera calava su Ryania e sulla casa di Lirithion; Tryx e Zòran, tornati anche loro dall'emporio con asce da lancio e provviste, si riunirono con Lirithion e gli altri. Seduti attorno al tavolo per la cena, l'elfo riportò i suoi fallimenti: "Nulla di buono dagli elfi, purtroppo, l'unica cosa utile è che nessuno sembra conoscere le esatte origini del capitano: la madre non l'ha mai vista nessuno, e il padre ha cresciuto la figlia da solo, e quando è stata abbastanza autosufficiente è sparito anche lui". Il suo tentativo di raccogliere informazioni aveva solo infittito il mistero. "L'unica teoria che ho in testa è che il capitano non abbia origini elfiche ma bensì la madre possa essere una driade", propose Lirithion. Poi la discussione si spostò sul contagio. "Come potrebbe aver contratto la malattia Irina? È stata ferita? Non ricordo bene dove sia caduta o contro chi... per caso era quello che puzzava?", chiese in fine l'elfo. Tryx confermò: "Si, era l'uomo lucertola che puzzava alla Grande Quercia". Karamoth, ripensando alla scena, offrì la sua conclusione: "Ripensandoci bene, durante il combattimento con il lucertolone dal fetido odore, Irina fu colpita da nausea, fino a provocarle vomito; Oltre poi ad essere stata gravemente ferita. Deve essere stato in quel momento che ha contratto la malattia". Il druido poi suggerì subito delle contromisure da adottare per proteggersi da quel fetore malsano qualora ne avessero incontrato un altro. "Chissà, forse è il caso che controlli se ci sono segni della malattia anche sul capitano? O ne è in qualche modo immune? Forse il suo sangue elfico ha una qualche rilevanza?" incalzò Lirithion all'indirizzo del druido. "Il capitano non dava segni così evidenti di un possibile contagio. ma probabilmente cova qualcosa; difficile a dirsi ora", rispose Karamoth. Tryx, con la sua consueta sfrontatezza, sollevò la posta in gioco per l'elfo: "Lirithion, il capitano è in parte un elfo... e se dovesse avere gli stessi sintomi di Irina vuol dire che pure tu e Teodor, che siete stati feriti, tra poco potreste ammalarvi”. Karamoth riassunse in fine la situazione con un velo di cinismo: "Comunque sia, mi pare strano che il capitano Daru sia sopravvissuta. Ripensando bene a quanto tempo ha passato lì sotto, mi viene il dubbio che possa essere stata lasciata in vita per qualche oscuro motivo". Poi la compagnia si separò, ognuno alla propria casa per riposare un'ultima notte in un letto confortevole prima di ripartire per i pericoli del Dymrak.

Posted on 22 Ottobre 2025 in Articoli,Avventura 1,Avventurieri,la compagnia del tranello by Marbon

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